Alice in Wonderland

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Tim Burton: la sua bizzarria è nota: c’è chi la ama e chi no. La sua macabra e fantasiosa genialità ha dato vita a capolavori per adulti e bambini. In particolare, l’ultima creazione, Alice in Wonderland, ha lasciato perplessa una buona parte di pubblico.

Non è facile proporre al cinema un’opera letteraria che peraltro era già passata alla storia nella sua trasposizione disneyana. Alice non è una storia semplice e addirittura la versione animata è stata rifiutata da più bambini perché troppo inquietante. Per di più, gli appassionati della famosa versione firmata Walt Disney erano ormai abituati ai toni fiabeschi, alle musiche e all’atmosfera favolosa del Mondo delle meraviglie. Come dimenticare lo Stregatto a strisce viola e la storia delle ostrichette curiose?

Anche la storia dell’opera originale è piuttosto controversa. Charles Lutwige Dodgson, in arte Lewis Carrol, con la sua Alice originale era riuscito a contestare e a fare la parodia della rigida società vittoriana, scaraventando la piccola protagonista prima nella tana di un coniglio e poi attraverso uno specchio. Infatti, Alice Disney ha mescolato le due opere: Alice nel paese delle meraviglie, da cui è tratto il titolo del cartone e Alice attraverso lo specchio.

Le avventure letterarie della bambina, se apparentemente sono una serie di bizzarri eventi piacevoli alla lettura, nascondono una simbologia complicata che affronta i problemi dovuti alla crescita e al difficile passaggio all’età adulta. È forse questo il motivo per cui ai piccoli spettatori la storia risulta inquietante. I personaggi, seppur originali e resi molto più simpatici dai disegnatori del cartone, sono surreali addirittura per la fervida immaginazione infantile. Ma l’atmosfera del libro e del cartone animato era ben chiara: si trattava di un mondo meraviglioso (il paese è infatti detto “delle meraviglie”) buffo e spesso molto ironico. Il cattivo della situazione, la Regina di cuori, si rivelava infine una gran chiacchierona che voleva decapitare chiunque ma non aveva mai torto un capello a nessuno.

Ovviamente a Tim Burton non piace troppa bontà. Il regista ha creato un seguito alla storia, dove un’Alice cresciuta viene rispedita nel Mondo delle meraviglie, che di meraviglioso non ha conservato granché. Imperversa la guerra tra la Regina bianca (Anne Hathaway) e la Regina di cuori: la prima è ripresa da Alice attraverso lo specchio, la seconda è un miscuglio tra la Regina di cuori del Paese delle meraviglie e la Regina rossa del seguito; il terrore ha invaso il paese. Le teste sono state tagliate sul serio e verranno mostrate mentre galleggiano nel fossato della Regina di cuori, interpretata da una bravissima Helena Bonham Carter, che Tim Burton non fa mai mancare nei propri film.

Alice (la bella e brava Mia Wasikowska) questa volta non è in visita di cortesia. Il suo compito è di sconfiggere lo spaventoso Ciciarampa (nel libro Cianciaroccio e nella versione originale Jabberwocky) al servizio della nemica. Solo così potrà liberare il Paese delle meraviglie. La storia è impeccabile e dà una giustificazione alle atmosfere cupe burtoniane, con alberi spogli dai rami arzigogolati e nebbie macabre. C’è solo un piccolo problema: non è il Paese delle meraviglie. Sebbene vengano ripresi fedelmente i dialoghi e i personaggi originali con l’aspetto descritto da Carrol e disegnato dal noto disegnatore Sir John Tiennel (oltre a quelli comparsi già nella versione Disney vediamo i servitori animali della regina e il perfido Cianciaroccio), la storia e il resto non coincidono con l’immaginario comune. È una bellissima interpretazione del regista nella sua maniera anticonformista. Ma se un bambino o un ex-bambino innamorato del cartone e del libro va al cinema con certe aspettative, può rimanere deluso o spaventato. Ciò non toglie valore al film in sé, che merita molto. Unica vera pecca è la presenza dell’aiutante della regina, il malvagio Fante di cuori, che risulta un po’ troppo divo per la storia.

Certo, eravamo stati avvisati. Nessuno si aspettava canonicità da Tim Burton. Forse, dopo la sua bellissima Fabbrica di cioccolato lo avevamo sopravvalutato nella ripresa delle opere per bambini. Forse era un’impresa troppo ardua e questo era l’unico modo per portarla a termine con successo. Ma Alice non si tocca, nemmeno se a fare il cappellaio matto è un impeccabile e tenerissimo Johnny Depp.

5 thoughts on “Alice in Wonderland

  1. Sinceramente sono un’accanita detrattrice di Alice, l’ho vista troppo nella sua rivisitazione disneyana e l’ho letta troppo al liceo, dove mi sono subita una pessima rappresentazione in lingua originale.
    Quindi, all’uscita del film, ho semplicemente deciso di ignorarlo, ma questa recensione mi ha fatto rivedere le mie posizioni!
    Penso che Tim Burton sia un genio, alcuni dei suoi film sono tra i miei preferiti, come Big Fish, e credo anche che Jhonny Depp dia il meglio nei suoi film.
    A fronte di ciò, se questa Alice non c’entra troppo con la classica storia propinata dalla disney, potrei proprio andare a vederlo!

  2. ecco forse per chi non ama la classica Alice in effetti potrebbe essere un’ottima alternativa il film di Burton.. lo consiglio caldamente

  3. Non si può assolutamente negare che il film di Burton sia una bellezza per gli occhi: la grafica è veramente impeccabile, le scelte grafiche perfettamente calzanti, gli abiti bellissimi, e quel che di criptico, imperfetto e tetro è nascosto nei dettagli di ogni inquadratura ha sempre una ragione di esistere. Tolto tutto ciò, non ritengo il film particolarmente coerente con l’immaginario, più o meno collettivo, del Paese delle Meraviglie, in particolare considerando un personaggio che fa di tutto quel mondo un piccolo bignami della follia: il Cappellaio Matto. Johnny Depp è ovviamente bravo come al solito, l’interpretazione è piacevole, il costume è dettagliatissimo e interessante nei suoi colori acidi e ultra-pop: solo che non è matto. Pecca di sceneggiatura, certamente, il fatto che quasi tutti i suoi discorsi seguano un filo di coerenza completamente inopportuna in un personaggio del genere. Non è una frase senza senso sparata qua e là (inoltre, più e più volte la stessa! il corvo e la scrivania…) a far matto un cappellaio. Il Cappellaio è altrettanto matto e nevrastenico della lepre Marzolina, e non sarà sicuramente un paio di lenti a contatto a renderlo tale, ne’ un triplo strato di make-up. In una delle scene finali la tendenza che sembrava aver preso la scena era di un bacio tra il Cappellaio e Alice. Sorvolando e stendendo un velo PIETOSISSIMO sulla Deliranza infarcita di musica nu-pop dell’onnipresente boyband Disney.
    La lepre, la Regina Bianca, la Regina Rossa, il Gatto, perfino l’odiosissimo Topolino (Disney o l’arte di mettere dei topi ovunque… questo da narcolettico è diventato fastidioso) hanno in se’ delle caratteristiche che li rendono anche concettualmente degni di nota. Il Cappellaio scade nel sentimentale, ed è un peccato, perchè la storia s’incentra principalmente su di lui (e, ovviamente, Alice), personificazione, un tempo, della grande verità del libro: “Siamo tutti matti, matti da legare”.

  4. sono d’accordo. secondo me è uno degli incovenienti inevitabili nel voler assegnare una parte a un attore come Johny Depp, che sia per la sua indubbia bravura sia per la sua popolarità si è ritagliato un ruolo troppo grande all’interno della storia. nonostante il cappellaio non fosse matto da legare ho apprezzato la personalità che l’attore ha voluto conferirgli. è uno di quei personaggi che incantano il pubblico dei giovanissimi.

  5. Sono d’accordo con Namarie…film graficamente splendido e ben costruito, ma dei libri di Lewis Carrol rimangono solo i personaggi e poco più. Anche a me hanno dato fastidio il Cappellaio Matto (un matto che va in guerra dovrebbe essere più pericoloso per i suoi alleati che per i suoi nemici) e il ghiro (in una inedita versione ansiolitica), ma soprattutto mi è dispiaciuto il fatto che Tim Burton abbia completamente ignorato l’essenza di queste due storie: l’insensatezza. L’innovazione portata da Carrol fu proprio questa: entrambe le storie presentano eventi che si susseguono senza un filo logico, al di fuori dei classici schemi delle fiabe e soprattutto senza mandare alcun messaggio. Speravo che almeno in questo rimanesse fedele, anche perchè per creare una storia sensata in un mondo che non ha senso, ha dovuto cambiare l’identità di alcuni personaggi (come appunto il Cappellaio, la Regina di Cuori e altri…).

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