American Hustle

American Hustle

Un abile truffatore, di nome Irving Rosenfeld (Christian Bale), insieme alla sua compagna di inganno, nonché amante Sydney Prosser (Amy Adams), viene scoperto dal FBI e costretto, per salvarsi, a tirare all’amo quattro uomini d’affari, farli abboccare e beccare con le mani nel sacco: intenti a aggirare la legge per il proprio tornaconto personale. L’inganno, in breve tempo, sfugge di mano all’agente incaricato dell’operazione Richie DiMaso (Bradley Cooper), desideroso di mettere a segno qualcosa di inaudito, e si trasforma in qualcosa di enorme, potenzialmente molto pericoloso che coinvolge nomi importanti della politica nazionale e del crimine organizzato: tutti vogliono partecipare all’invitante banchetto messo in scena. La vera abilità di Irving e Sydney si rivela quella di sapersi destreggiare anche in una situazione tanto problematica: muoversi con agilità tra le mire dell’agenzia governativa, le minacce dei capi mafia, le paranoie di una moglie instabile.

Alice – Sono andata a vedere American Hustle, attirata in sala dalla presenza di un cast giovane e promettente, dalla firma di un regista che coi suoi precedenti lavori (The Fighter e Il lato positivo) mi ha colpita positivamente, in quanto capace di raccontare vicende ai margini della società senza scadere nell’ovvio e senza attingere all’infinito universo degli stereotipi: sono rimasta soddisfatta dello spettacolo che mi è stato offerto. Il ritmo è sempre sostenuto, ci si immedesima con i personaggi, impegnati a combattere non solo i nemici, ma anche sé stessi alla ricerca della giusta strada da seguire per rimanere vivi, ma soprattutto per essere felici (strada che bisogna trovare al di là della truffa, del guadagno),  temendo davvero per la loro sorte, ma, se mi posso permettere, non mi pare di aver visto una moderna “Stangata”. Infatti, Robert Redford e Paul Newman erano impegnati in un altro tipo di racconto, dai toni meno grevi, dalle tinte più spensierate e meno impegnato a smascherare una classe politica disposta a far del bene alla comunità foraggiando, in primis, le proprie tasche. Se George Roy Hill all’epoca aveva dato vita ad un mondo fatto di carte e scommesse animato da sentimenti semplici, David O. Russel oggi racconta una storia vera, una reale operazione del FBI, denominata Abscam, che a metà degli anni ‘70 ha portato all’arresto di grandi nomi della politica americana.

Un avvertimento per voi donne: se sulla locandina leggete i nomi di Christian Bale e di Bradley Cooper non pensate di trovare sullo schermo l’impavido e muscoloso Batman o l’alticcio e affascinante Phil di Una notte da Leoni, perché ne restereste deluse. E invece per voi uomini Jennifer Lawrence e Amy Adams sono, senza dubbi, una sicurezza, vi lasceranno quasi di stucco, soprattutto la seconda, fasciate in abiti provocanti, con scollature vertiginose, che non richiedono particolari sforzi d’immaginazione.

 

Silvio – La sensazione, usciti dalla sala, è quella di aver visto sicuramente un bel film, ma sia le aspettative, sia i paragoni che vengono in mente durante la visione di American Hustle, ti lasciano un po’ di amaro in bocca per quello che forse poteva essere un capolavoro, ma che resta semplicemente un bel film.

I punti di forza di American Hustle stanno nelle interpretazioni di un cast giovane e ben assortito in cui spicca Christian Bale che anche questa volta non delude e che a tratti ricorda il De Niro dei tempi migliori e il caso (?) vuole che lo stesso De Niro abbia una piccola parte nel film. In un film del genere ti aspetti un ruolo femminile forte, qui ce ne sono due, entrambi potenti, ben recitati ed esteticamente superlativi. Un cenno particolare merita la bellezza della Adams che riesce ad ammaliare in ogni scena, facendosi apprezzare nelle molteplici sfumature che l’aspetto di una donna può avere. Brava e bella anche la co-protagonista Jennifer Lawrence, ma sinceramente non mi sento di dire altrettanto del buon Bradley Cooper che bravo è bravo, ma questa volta il suo ruolo è studiato apposta per risultare antipatico e il look che gli hanno affibbiato non fa che aumentare la sensazione di fastidio.

Incarnazione dell’arrivismo e dell’individualismo americano, il personaggio interpretato da Cooper è il vero filo conduttore della storia. Tutto quello che succede e non succede è a causa sua, ma il ruolo ufficiale di protagonista, con le conseguenti nomination e premi eventuali, è di Christian Bale, che, lo ripetiamo, è  la punta di diamante di tutto il film.

In sostanza quindi un buon film con ottimi interpreti che probabilmente faranno incetta di statuette, c’è chi ha tirato in ballo La Stangata, a vederlo vengono in mente anche film come Goodfellas, Casinò, ma anche Donnie Brasco e Carlito’s Way, non mi piace fare paragoni del genere ma la sensazione è che un degno erede di film come questi sia ancora di là da venire.

Due parole sulla colonna sonora: importante, ben contestualizzata, ma soprattutto investita di qualcosa di più del semplice ruolo di sottofondo musicale.

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