Bling Ring

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Quando vale la pena di vedere un film? Quando risponde ad almeno uno dei seguenti requisiti:

1-       Una trama e una sceneggiatura ben costruite

2-       Una buona regia

3-       Un’interpretazione che si rispetti

4-       Effetti speciali davvero speciali

5-       Una scenografia originale

Ecco perché il nuovo film di Sofia Coppola, Bling Ring, non merita nemmeno di essere scaricato (e non solo per evitare la pirateria, ma perché il vero reato è vederlo).

Numero 1: una trama e una sceneggiatura ben costruite

Sottotitolo: se lo sceneggiatore fosse andato in vacanza, sarebbe nato un film migliore.

Sofia Coppola, ma cosa combini? Se con Il giardino delle vergini suicide, Lost in traslation e – dai – un pochino anche con Marie Antoinette avevi dimostrato di non essere arrivata alla carriera cinematografica solo perché sei figlia di tuo padre, con questo soggetto smentisci tutto. Se si decide di girare un intero lungometraggio basandosi su un articolo che narra una storia realmente accaduta, è sottinteso che per dare sostanza alla trama forse serve qualche dialogo ben costruito. Ebbene, dove sono i dialoghi? Se mettiamo da parte gli “o mio dio”, i “cazzo”, i “sto entrando a casa di Paris Hilton”, cosa rimane? Praticamente niente. La storia è insulsa: perché dovrebbero essere interessanti quattro o cinque ragazzi che si intrufolano in casa dei vip, rubano la loro roba e si danno a quella che dovrebbe essere considerata la bella vita? Perché, se vediamo un liceale minorenne che sniffa cocaina o che gioca con una pistola indossando tacchi di un’attrice americana qualunque, dovremmo rimanere impressionati? Se queste scene fossero l’occasione per una critica sociale (anche solo accennata), potremmo tollerarlo; ma se si susseguono, come in questo caso, nel silenzio e nell’’intercalare volgare, non hanno senso di esistere.

Numero 2: una buona regia

Sottotitolo: Sofia, questa non è regia.

Scene girate male che creano un ritmo soporifero, ecco il risultato delle scelte registiche. Se già la storia non aiuta, forse optare per una regia un po’ più scoppiettante poteva essere la carta vincente. E invece la direzione della Coppola in questo film non fa altro che seguire il vuoto cosmico della sceneggiatura. E non raccontatemi che il tentato flashback iniziale e finale è qualità. La domanda sorge spontanea, dopo gli infiniti 95 minuti di proiezione: ma Sofia Coppola, sa cos’è la post-produzione? No perché, comunque, vedere il risultato del proprio lavoro aiuta.

Numero 3: un cast che si rispetti

Sottotitolo: R.i.p. HermioneGranger…

I protagonisti sono ragazzi liceali con la passione per la trasgressione e per il lusso. Il cast, quindi, è giustamente composto da giovani attori, alcuni alle prime armi. Punta di diamante, l’indiscutibilmente bellissima Emma Watson, celebre per il suo precedente ruolo quasi decennale in Harry Potter e per il suo impegno sociale e sostenibile nel mondo della moda. In questo film nessuno, nemmeno lei, ha la possibilità di esprimere l’eventuale talento. Come si fa, infatti, a recitareuna parte praticamente inesistente? Chiunque potrebbe dire “o mio dio, voglio l’abito di Lindsay Lohan” e di atteggiarsi in modo insensato con gli amici. Per di più, sembra che la scelta del cast sia stata dettata dal peso specifico di ogni persona: la regola?Assolutamente non superiore ai 35 chili! Ed ecco che vediamo ragazzine sottopeso che vanno in giro per Los Angeles con borsette più grandi del loro torace. Forse il film voleva essere realistico, ma la realtà è sempre da rivisitare se la si ripropone sullo schermo, se no, che gusto c’è?

Numero 4: Effetti speciali davvero speciali

Sottotitolo: Spegni la luce, accendi la luce.

Bisogna ammettere che questo tipo di film non chiama l’effetto speciale. Perciò, in questo punto, nulla da ridire, bastava semplicemente accendere o spegnere le luci nelle case dei vip visitate dai ragazzi. Anche se, a dirla tutta, far saltare per aria una casa o far volare Hermione sarebbe stato un bell’espediente per rompere la noia mortale della trama che, tanto, rimane pur sempre insensata. E comunque, la colonna sonora avrebbe potuto fare da supporto uditivo a scene silenziose prive di un copione decente.

Numero 5: una scenografia originale

Sottotitolo: complimenti agli architetti delle celebrità

Dopo questo excursus abbastanza disastroso, uno cerca di trovare almeno un elemento positivo. E va bene, parliamo bene della scenografia. Anzi, parliamo bene delle case di Paris Hilton, Audrina, Megan Fox e Lindsay Lohan. Perché, in fondo, a parte qualche scena girata per strada, a scuola, in discoteca o a casa dei protagonisti, dove non si vede altro che mezza parete e qualche mobile, la location principale è  quella delle case di L.A.

E infatti non mancano salotti kitsch, armadi giganti, vetrate pazzesche e altri complementi d’arredo simili. Allora, magari, il film potrebbe piacere a chi è un fashion victim, o un amante del design. Ma bastava semplicemente comprare una rivista scandalistica e sfogliarne le pagine evitandosi 95 minuti di tormenti.

Giudizio dell'autore:

One thought on “Bling Ring

  1. Azz… e dire che ero curioso di vederlo! The Virgin Suicides era stato una folgorazione per me, anche se devo riconoscere che parte del merito andava alla colonna sonora degli Air.

    In ogni caso finalmente una bella recensione cattiva, anzi cattivissima!!! 🙂

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