Colin Firth e Natalie Portman

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And the winner is…

Colin Firth

I have a feeling my career has just peaked. My deepest thanks to the Academy.

colinCosì inizia il discorso di ringraziamento di Colin Firth, premiato come miglior attore protagonista agli Academy Awards 2011 il 28 febbraio. Candidato per lo stesso premio nel 2010 con il film A single man, l’attore inglese non aveva ottenuto il tanto ambito riconoscimento. Ma con Il discorso del re è riuscito a soddisfare tutti. Nei panni di Giorgio VI, il re balbuziente, Colin Firth supera sé stesso (e non è impresa facile, data la sua bravura) emozionando il pubblico con un’interpretazione impeccabile e regale. Egli riesce a far emergere l’umanità e le debolezze del singolo uomo, intrappolato nei panni di un regnante durante il complicato periodo del nazismo. L’Oscar è più che meritato per uno degli attori più versatili, ironici ed equilibrati dei nostri tempi. La carriera di Colin Firth sul grande schermo inizia negli anni Ottanta ma la sua fama presso il grande pubblico dovrà attendere il 1995, anno in cui viene girata la miniserie inglese di Orgoglio e pregiudizio (trasmessa anche in Italia un anno dopo) in cui l’attore interpreta l’affascinante e altezzoso Mr. Darcy. Premiato come miglior attore protagonista ai Broadcasting Press Guild Awards, cerca di svincolarsi dal ruolo interpretato per dare il via a una promettente carriera tra cui spiccano film come Il paziente inglese, Shakespeare in love, Il diario di Bridget Jones (remake moderno di Orgoglio e pregiudizio dove l’attore reinterpreta un Mr. Darcy impacciato ma non meno altezzoso dell’originale) o La ragazza con l’orecchino di perla. Firth è un professionista e contribuisce al successo dei suoi film, la maggior parte dei quali vengono premiati e apprezzati dal pubblico. Negli ultimi anni interpreta due dei ruoli che più lo soddisfano, oltre, ovviamente, al Discorso del re: nel 2008 è il timido e comico Harry Bright nella versione cinematografica del musical Mamma mia!; nel 2009 diventa il solitario e depresso professor Falconer, afflitto dalla recente morte del suo compagno in A single man, primo film di Tom Ford. Firth è capace di passare da una commedia per la famiglia come Love actually a un adattamento cinematografico delle migliori opere teatrali come L’importanza di chiamarsi Ernest, senza evitare ruoli drammatici e complicati e senza vestire i panni dei malvagi (come in Dorian Gray, in cui diventa Lord Henry Wotton). In ogni lavoro l’attore rivela doti artistiche e interpretative degne di nota, senza mai abbandonare quel suo stile britannico che lo rende elegante anche nelle scene più comiche (si veda la duplice rissa con Hugh Grant nei due film di Bridget Jones e il coming out in chiesa in Mamma mia!). Proprio per la sua continua sperimentazione di nuovi ruoli e per l’umiltà con cui si cimenta in ogni progetto, egli si è meritato l’Oscar e la benevolenza del pubblico.

And the winner is…

Natalie Portman!

La carriera di Natalie Portman (all’anagrafe Natalie Hershlag, nata a Gerusalemme) inizia nel 1994 con Léon a fianco di nomi importanti come Luc Besson, Jean Reno e Gary Oldman. La piccola bambina fa presto grandi progressi, passando per il teatro e molti ruoli cinematografici, fino ad ottenere la parte della regina Amidala nella trilogia più recente di Star Wars (Episodi I, II e III). Ottiene subito il favore del grande pubblico e recita in più film ottenendo qualche premio, ma mancando l’appuntamento con la statuetta più importante.

Il suo momento più alto arriva nel 2005 con V per vendetta, il film tratto dal fumetto di Alan Moore; sul set si rasa a zero e impara a recitare con forte accento inglese e il film diventa subito un cult. Nello stesso anno ottiene la nomination come miglior attrice non protagonista per Closer, ma porta a casa solo un Golden Globe. La sua bravura e il suo successo sono ormai consolidati e ben presto arriveranno i riconoscimenti; nel maggio 2008 entra nella giuria al 61esimo festival di Cannes, successivamente debutta come regista per il cortometraggio Eve al festival di Venezia.

Darren Aronofsky la vuole per interpretare la prima ballerina in Black Swan e il regista fa un’ottima scelta. Natalie si dedica per più di un anno a migliorare i suoi passi di danza – già praticata nell’infanzia; il risultato è un film eccellente, non solo dal punto di vista coreografico. La Portman, infatti, deve dividere la sua recitazione tra i passi di danza e il progressivo logorio psichico della protagonista. La pressione esercitata dalla madre si fa sentire anche sul set, si trasmette nella realtà. Natalie cambia radicalmente sotto il trucco da Cigno nero rispetto alla svampita e oppressa ragazzina che prende lezioni di danza. Se all’inizio le convinzioni morali la tengono lontana e distaccata dal Cigno Nero, la realizzazione finale, a seguito di continui crolli psicologici per la tensione, è un capolavoro. Tutte le ansie e le paure si fondono in una coreografia perfetta, per un applauso a scena aperta finale.

La sera degli Oscar Natalie deve vedersela con Nicole Kidman, Annette Bening, Jennifer Lawrence e Michelle Williams, ma il successo è già nell’aria. Sandra Bullock conferma le aspettative chiamando sul palco Natalie, che ritira un meritato Oscar per una prestazione attoriale fantastica. “Com’è vincere un Oscar? Un sogno, direi.”

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