Dallas Buyers Club, un film di vita

Dallas Buyers Club - Una poltrona per tre

Cristina dice:

Ci sono film che vanno assimilati con calma, storie che ti rimangono per un po’ sullo stomaco. Cominci a percepirlo durante i titoli di coda, quando ti alzi con pesantezza dalla poltrona perché sei consapevole di non avere ancora riflettuto abbastanza su ciò che hai appena visto.Poi, passata la notte, realizzi piano piano che la strana sensazione d’irrequietudine dipende da più elementi e quando riesci finalmente a individuarli con precisione sai stabilire la qualità del film visto il giorno prima.

Ecco quali sono i tre elementi che a mio avviso rendono Dallas Buyers Club un bel film e che mi hanno provocato sentimenti contrastanti.

L’Aids – l’argomento principe del film, il virus che nessuno può sconfiggere, viene raccontato attraverso la storia di Ron Woodroof, texano affetto dalla terribile malattia a cui sono stati diagnosticati solo 30 giorni di vita e che riesce a escogitare un modo per sconfiggere la morte improvvisandosi “spacciatore” di farmaci non autorizzati in America. Ma senza svelare la trama, è interessante notare la profondità e l’efficacia con cui il regista Jean-Marc Vallée ci mostra tutte le tematiche e le problematiche (non solo fisiologiche) derivate dalla condizione del protagonista. In breve, da compagno di bevute e di scopate occasionali, Ron diventa il diverso, il malato probabilmente omosessuale che tutti temono. Uno scorcio degli anni Settanta-Ottanta nudo e crudo, epoca di pregiudizi, stereotipi e ingiustizie, società fatta di persone che per esorcizzare l’ignoto lo attaccano con ignoranza. Nulla di diverso da ciò che accade oggi, eccetto forse una dose di nonchalance in più, che adesso porta la gente a ignorare o a dimenticare un problema tutt’ora presente. Ron Woodroof lotta per la propria vita e per cambiare le regole, supportato da un gruppo sempre più sostenuto di persone alla disperata ricerca di una cura efficace.

I protagonisti – straordinari entrambi, Matthew McConaughey (o meglio la sua struttura ossea) e Jared Leto portano sul grande schermo due personaggi controversi e fuori dagli schemi. Il primo, nei panni XXS di Ron Woodroof, riesce a mostrarci tutti gli effetti di una malattia fatale e la forza d’animo di un uomo che non accetta la sconfitta. Il secondo invece emoziona il pubblico con un’interpretazione delicata e drammatica nel ruolo di Rayon, un trans affetto da Hiv e dipendente dalla droga che entra nella vita di Ron e nel suo giro di affari. Attraverso il loro rapporto di amicizia i due riescono a rappresentareil crollo dei pregiudizi, l’inutilità delle barriere sociali di fronte ai problemi reali e alla grandezza d’animo di chi si trova ad affrontarli giorno per giorno senza la sicurezza di arrivare alle ventiquattr’ore successive.

Qui e ora –il succo del film potrebbe essere proprio questo. Qui, dove Ron Woodroof scopre la sua condizione di malato, dove alcuni medicinali sono proibiti dalla legge. Ora, il momento giusto per agire, perché il tempo è limitato e la fine un’incognita. Ron Woodroof riesce a prolungare per anni il suo qui e ora, per consentire a tanti malati come lui di trovare le cure migliori.

Velia dice:

Seconda metà degli anni 80. Un texano dalla vita sregolata, Ron Woodroof  (Matthew McConaughey), contrae il virus HIV e lo scopre solo quando la malattia è ormai ad uno stadio avanzato: i medici non gli assicurano più di trenta giorni.

Nel poco tempo che gli resta Ron cerca di trovare i medicinali per migliorare la sua condizione e le sue aspettative di vita. Quando si accorge che il farmaco sperimentato in ospedale è altamente tossico, si reca in Messico. Qui un medico, a cui è stata ritirata la licenza, somministra ai malati di AIDS vitamine, proteine e medicinali più adatti, non approvati negli Stati Uniti dalla FDA.

E’ così che Woodroof, accompagnato da Rayon (Jared Leto), transgender tossicodipendente sieropositivo, decide di fondare il “Dallas Buyers Club” dove gli iscritti possono curarsi con le medicine da lui importate illegalmente.

Il film, diretto da Jean-Marc Vallée, ha ottenuto diverse nomination agli Oscar tra cui quella di “miglior attore non protagonista” per Jared Leto che, in effetti, dimostra ancora una volta la sua grandezza come attore (oltre che come cantante), interpretando senza sbavature un personaggio complesso e sconveniente.

Una nota particolare va al montaggio che punta ad una subnarrazione eloquente, esprimendo continuamente il contrasto tra la vita di stravizi del protagonista e l’accettazione della malattia.

Matthew McConaugehy mette in scena sicuramente la sua miglior interpretazione, aggiungendo alla bravura recitativa anche un notevole lavoro sul proprio corpo (dimagrito di venti chili).

Un film che mette in luce le problematiche americane (e mondiali) sul commercio di farmaci e sulla libertà individuale, offrendo il punto di vista di un malato di AIDS che per la prima volta non è solo vittima ma anche forza motrice di qualcosa di grande e positivo, senza cadere mai nello stucchevole.

La storia di Ron Woodroof è un percorso a tentoni di grezza purificazione, dove la santità e la redenzione sono ben lontane dai buonismi con cui si pensa di dover raccontare questi temi che, sebbene siano stati trattati ampiamente soprattutto sul grande schermo, rimangono avvolti in un senso di scandalo, tabù e critica sociale difficile da eliminare.

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