Dove eravamo rimasti – Meryl Streep gioca ancora

Dove eravamo rimasti - recensione Una poltrona per tre

Esatto gioca, perché in Dove eravamo rimasti la mitica Meryl-so-cantare-recitare si diverte a fare la rockstar, dimenticando – e facendo quasi dimenticare – la sua ormai datata carriera. Il che non è per forza un elemento positivo. Ma iniziamo dal film, rendiamo giustizia al regista, Jonathan Demme, alla sceneggiatrice, Diablo Cody e al resto del cast, composto dal fantastico Kevin Kline, da Mamie Gummer e da Rick Springfield.

Dove eravamo rimasti è l’ingiustificata traduzione di Ricki and the flash, ma sembra porre le giuste basi per domandarsi: dove siamo arrivati alla fine del film? Sicuramente a un’ultima scena banale, che probabilmente voleva lasciare un messaggio su cui riflettere.

La storia di Ricki (Meryl Streep) è quella della rocker ormai giunta alla fine della sua semi-carriera musicale, ridotta a suonare tutte le sere nello stesso triste locale e a lavorare come cassiera di un supermarket per poter sbarcare il lunario. Sotto al trucco, ai leggins di pelle e alle treccine da ribelle, però, si intuisce subito una malinconia profonda, la tristezza di chi ha capito di non poter dare di più, nonostante la forza dei sogni giovanili. A lanciare una sferzata di brio alla trama, ecco la telefonata di Kevin Kline, ex marito della nostra rocker, che invita Ricki a tornare dai figli in un momento molto difficile per la famiglia. Ed ecco che ci troviamo a fare i conti con un passato dimenticato ma non digerito, un mondo del tutto opposto allo stile di vita della protagonista, un mondo normale, dove lavoro e famiglia vengono prima dei sogni di gloria.

Ricki è la mamma scriteriata che ha messo da parte il mondo “vero” per inseguire la carriera musicale, ma che infine cerca di rimediare, pur con modi non convenzionali. Il messaggio di fondo è però appena accennato e forse nemmeno benissimo. Il binomio famiglia-ambizioni è portato all’estremo, ma rischia davvero di diventare una caricatura, svilendo così l’apologia della donna-rockstar. Insomma, se siete spettatori bacchettoni finirete per rimanere fermi nelle vostre convinzioni, ritenendo sia meglio evitare i sogni troppo ribelli; se invece siete idealisti, vi deprimerete.

Nonostante l’indiscutibile bravura di Meryl Streep, qui non emerge per niente la profondità del personaggio, che rimane sempre sopra le righe; il ritmo del film sembra essersi arenato già alle prime scene, risultando pieno di tempi morti e rendendo il tutto malinconico ma non emozionante. Lo spettatore assiste a un’esecuzione corretta da parte degli attori protagonisti, ma senza quella verve tanto pregustata nel trailer. Sicuramente, però, Meryl si è divertita. Non le bastava Mamma mia?

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