Fuocoammare

fuocoammare locandina

Gianfranco Rosi, fresco vincitore del Leone d’Oro a Berlino, deve il suo film a circa un anno di permanenza sull’isola di Lampedusa. Un periodo che gli ha permesso non solo di cogliere quello che tutti i media ci raccontano ogni giorno di sfuggita – come fosse un bollettino, ma anche di vivere e sentire lo spirito che anima quell’isola.

Fuocoammare è quello che gli abitanti vedevano in tempo di guerra sull’acqua, al passaggio delle navi militari che lanciavano razzi di segnalazione. Fuocoammare è la guerra giocata dai ragazzini protagonisti, seduti sul molo o su una falesia. Fuocoammare è la guerra di oggi, che costringe gli uomini a scappare e a rischiare la propria vita, perdendo la propria dignità e la propria essenza.

Questi tre mondi, incredibilmente, vivono separati uno dall’altro. Gli abitanti di Lampedusa non si incrociano mai con gli uomini, le donne e i bambini che vengono giornalmente salvati dalla Guardia Costiera e da tutte le persone che hanno fatto della propria vita un impegno.

Rosi ci mostra Lampedusa con gli occhi del ragazzino protagonista, che gioca con a fionda, va a scuola, muove i primi passi per la sua futura esperienza da marinaio (tutti a Lampedusa lo sono), vive momenti delicati con suo padre e sua nonna, immergendosi nei ricordi. Come unica preoccupazione c’è un po’ di ansia e un occhio pigro, che diventa simbolicamente il nostro sguardo sui fatti della storia contemporanea. Fatti che avvengono a pochi metri dagli abitanti di Lampedusa, ma anche a loro il messaggio arriva tramite la radio, come un bollettino, tra una dedica di una canzone e l’altra.

E lo sguardo di Rosi si trasforma nello sguardo delle persone che ogni giorni si impegnano a salvare vite umane, per quanto possibile. Ogni vita conta: è straziante la testimonianza del medico di Lampedusa, che mai ha perso la propria umanità e mai si abitua ai gesti caritatevoli e ai gesti pregni di tragedia, come la conta dei cadaveri, tra cui molti bambini. Perché il fattore cardine è quello di rimanere umani, non perdere mai di vista che siamo di fronte a una tragedia dell’umanità e a esseri umani.

Una vista offuscata che è quella dell’Europa dei fronzoli, delle teorie e delle operazioni di mare, stilate a casaccio con paroloni in inglese, con azioni militari e parole terrificanti come pattugliare, abbattere, respingere, bombardare.

Rosi ci mostra la vita e anche la morte, senza commenti o paroloni: ci mostra quello che sono, nei silenzi dei cadaveri in fondo alle stive di barche che a fatica possono essere definite tali, nei silenzi degli uomini che affrontano le operazioni di salvataggio e riescono a fermarsi un attimo a contemplare il mare, mentre i sacchi neri riempiti di corpi immobili riposano a pochi passi.

Un documentario vero, che sa cogliere che cosa sia Lampedusa, diventata ormai il simbolo per eccellenza di un’umanità che resiste e che crede ancora nei propri valori, senza chiedere alcunché in cambio. Difficile restare indifferenti davanti a queste immagini. Difficile capire l’ottusità e la volgarità di persone che urlano e vomitano sentenze, cercando consenso nella malvagità umana.

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