Grand Budapest Hotel, una storia piena di sfumature

Grand Budapest Hotel - Una poltrona per tre

Se avete un po’ di tempo libero e volete trascorrerlo in un mondo alternativo, fatto di storie incredibili e personaggi pittoreschi, andate alla cassa del cinema e compratevi un biglietto per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Sedetevi in poltrona, dimenticatevi della realtà e preparatevi a vivere una vicenda unica nel suo genere. Il nuovo film di Wes Anderson, infatti, è la visione perfetta per evadere dalla grigia vita quotidiana, è come assistere a una fiaba arzigogolata che non si sa come andrà a finire, dove la “bella principessa” è un’anzianissima ricca signora ormai defunta e dove il nemico è costituito dall’accoppiata Adrien Brody – Willem Dafoe, nei panni dei parenti serpenti disposti a tutto pur di arraffarsi l’intera eredità.

Ma la storia vera, la vicenda che tutti si accingono a conoscere all’inizio del film, è la vita di Zero Moustafa, il proprietario dell’hotel ormai abbandonato a se stesso nella repubblica di Zubrowka, il Grand Budapest Hotel, un tempo centro rinomato per la villeggiatura dei più facoltosi. Tutto comincia con il racconto della carriera di questo pittoresco proprietario, che iniziò da giovanissimo a lavorare come factotum alle dipendenze del concierge-capo Gustave (Ralph Fiennes). La rocambolesca avventura dei due protagonisti prende il via quando Gustave eredita dalla sua defunta e vetusta amante un quadro di valore inestimabile, causa di guai inimmaginabili e di lotte ereditarie con i numerosi parenti della fu Madame D. A partire dal furto del quadro da parte di Gustave e Zero, sembra cadere la prima tesserina di un domino di vicissitudini, che rendono il ritorno a casa complicato e surreale: tutto il film è costruito a regola d’arte dal regista, con un ritmo sempre vivo e una susseguirsi di scene ironiche e incredibili, popolate tra l’altro da un cast d’eccezione. Sembra quasi che gli attori più celebri di Hollywood e dintorni abbiano fatto a gara per apparire nel lungometraggio. Ralph Fiennes, Edward Norton, Bill Murray, Adrien Brody, Tilda Swinton,  Jude Law, Owen Wilson, due secondi di George Clooney (senza Martini o Nespresso), Willem Dafoe, Léa Seydoux, tutti compaiono nella storia. Ma non sono certo i nomi importanti ad attirare l’attenzione: ciò che conta qui è la fantasia di Anderson, l’originalità con cui ha saputo dare forma a una realtà così incredibile e colorata, a un hotel come il Gran Budapest. Fortunato chi ha preso parte al progetto, soddisfatto e divertito chi si gode il film.

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