Gravity

Gravity - Una poltrona per tre

Che cos’è la gravità? Da un punto di vista meramente fisico è la forza di attrazione che la Terra esercita sui corpi, lo sanno tutti. Alfonso Cuaròn, però, lo sa meglio e applica questa definizione al suo film, Gravity, raccontando la storia di due astronauti dispersi nello spazio profondo.

Qui non si tratta di una questione di trama, la storia è abbastanza semplice: i due protagonisti  Matt Kowalsky (George Clooney) e Ryan Stone (Sandra Bullock) sono gli unici superstiti in seguito all’impatto della loro base spaziale con una pioggia di detriti e si ritrovano alle prese con diversi problemi da risolvere per tornare sani e salvi sul loro Pianeta.

Quello che conta, qui è il racconto: il ritmo, l’atmosfera (non quella letterale, che manca nello spazio), le parole, tutto è stato creato dal regista per proiettarci nella pellicola. Certo, il 3D aiuta parecchio, un grande merito va riconosciuto a chi ha lavorato agli effettoni speciali – è il caso di dirlo – spaziali. Volteggiare con Sandra Bullock tra le stelle è davvero un’esperienza unica (occhio alla nausea).

Ma tornando all’idea di Cuaròn, quello che colpisce, se non ci si ferma solamente all’effetto visivo, è la capacità di trasformare la gravità in un’emozione. Perché la solitaria e sola Ryan lotta con tutta se stessa per riuscire a tornare sulla sua Terra, come se il richiamo del pianeta blu fosse la sua unica ragione di vita. L’intensità delle emozioni sembra essere amplificata dal nulla del cosmo, dai silenzi carichi di tensione e dalle poche parole che la protagonista pronuncia da sola e in compagnia. In questo caso anche solo sentire il suo respiro affannoso per mezzo minuto vale più di una pagina di sceneggiatura ben scritta. L’attrice merita davvero una lode per l’interpretazione, perché modula ogni espressione e ogni gesto con una precisione pazzesca. I pensieri di Ryan si intuiscono in poche parole e nel tono con cui vengono pronunciate. Una Sandra Bullock priva di fronzoli ci trasmette il senso di gravità e di paura del vuoto davanti alla camera da presa, diretta da Cuaròn e affiancata da George Clooney (che, insomma, con quella sua faccia da brav’uomo e quel suo sorrisone alla Nespresso smorza i toni iniziali).

Un film dalla forte carica emotiva, da non vedere assolutamente per svagarsi con un po’ di fantascienza. Anche perché Gravity, anche se ambientato nello spazio, parla di umanità.

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