Hurt Locker

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Una donna premiata nella categoria miglior regia e miglior film agli Oscar e un evento più unico che raro; come è insolito che un film di guerra venga girato da una rappresentate del gentil sesso. Quest’anno la titanica giuria di Los Angeles ha deciso di premiare lei, Kathryn Bigelow, per il suo lavoro Hurt Locker. E le polemiche non sono mancate: uscito nel 2008, praticamente ignorato nel nostro paese, è entrato in gara solo nel 2010, circondato dai vari aloni di cronaca rosa; la competizione era infatti tra lei e James Cameron, i due ex coniugi che hanno fatto tanto parlare, e che si sono seduti in sala con due film completamente diversi tra loro. Ma Bigelow non si è lasciata intimorire dalla mastodontica opera avversaria e, rendendo vano ogni pronostico, si è portata a casa ben sei statuette indorate.

Vengono raccontati gli ultimi quaranta giorni a Baghdad di una squadra di artificieri che opera nella zona. In questo periodo viene a mancare il comandante, subito sostituito dal sergente William James, interpretato da Jeremy Renners, un audace soldato, a tratti incosciente e incurante delle regole. I tre personaggi affronteranno numerose missioni sul campo, sapendo che ogni loro giorno potrebbe essere l’ultimo.

Il tutto si svolge come una sorta di documentario bellico e racconta la vita dei soldati americani in terra irachena. Osserviamo la vita quotidiana di questi ragazzi come le missioni più o meno pericolose, o i loro sfoghi con psicologi per affrontare al meglio questa esperienza di violenza e solitudine lontani dalla propria casa e affetti. Ma anche un continuo susseguirsi d’azione, non scoppiettante e spettacolare firmata USA, bensì densa di tensione e suspance.

Un film duro e pungente che racconta la guerra e le conseguenze che essa comporta: lascia infatti privi di speranza e completamente alienati, tanto da non riuscire più a vedere la bellezza che ci circonda, ma solo gli orrori delle stragi.

Un messaggio dunque molto forte quello di Bigelow che lascia riflettere; Avatar, nella sua spettacolarità scenica, è fantasia mentre qui troviamo la realtà che in questi anni sta segnando profondamente la storia e i cuori americani. Probabilmente per questo motivo il pubblico ha preferito il clima violento e spietato del Medio Oriente alle foreste popolate dai suggestivi Na’vi di Cameron.

One thought on “Hurt Locker

  1. Secondo me gli oscar sono immeritati…è un film sulla guerra non migliore di tanti altri. Sinceramente non posso fare a meno di chiedermi com’è possibile che abbia vinto così tanto, visto che anche in America non ha riscosso un grande successo…forse fa più comodo mantenere l’attenzione sui “poveri soldati americani” in missione in Iraq, piuttosto che su di un film che punta il dito contro gli interventi militari per scopi materiali (Unobtanium = petrolio/oro/territorio dei nativi)?

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