Il musical al cinema: amore o odio?

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Un nuovo musical è uscito nelle sale. E che musical! Non è un filmetto leggero da vedere il sabato sera per svagarsi un po’, proprio no. È la trasposizione cinematografica dell’omonimo spettacolo di Broadway, tratto a sua volta da uno dei capolavori della storia letteraria, I miserabili di Victor Hugo. L’argomento è impegnativo, chi si accinge a sedersi in poltrona davanti allo schermo sa già a cosa andrà incontro. Les Misérables offre uno scorcio importante della storia francese del 1800, racconta il periodo napoleonico e i tumulti che imperversano a Parigi negli anni 20-30, quando la popolazione decide di ribellarsi al potere monarchico scendendo letteralmente in piazza. Storia d’amore, di redenzione e di carità, Les Misérables diventa un musical cinematografico grazie al talento del regista Tom Hooper, già vincitore del premio Oscar alla regia con il mitico Discorso del re. Con un cast davvero eccezionale, che vede la presenza di Anne Hathaway nei panni di Fantine, Hugh Jackman nel ruolo di Jean Valjean, Russel Crowe come Javert, Amanda Seyfried in veste di Cosette, il film dipinge in maniera esemplare l’atmosfera e il pathos suggeriti da Hugo nel suo romanzo, creando scene a dir poco commoventi ma soprattutto pregne di una carica emotiva e di una qualità scenografica non indifferenti. Impossibile non ricordare la scena conclusiva, evidentemente ispirata al celeberrimo dipinto di Delacroix, La libertà che guida il popolo, con tutti i personaggi arroccati in piazza a cantare i propri ideali in chiusura di una serie di sfortunate avventure (ad eccezione della storia d’amore fra Cosette e Marius) che vedono come filo conduttore proprio il personaggio principale Jean Valjean, un ex prigioniero della giustizia redento che ha passato gran parte della propria vita ad assistere i più sventurati. Un Hugh Jackman impressionante, forte, fiero ma capace di trasmettere il carattere del personaggio con una delicatezza e una sensibilità che valgono una nomination come miglior attore protagonista.

Un film degno di lode, ma che rimane pur sempre un musical, nel bene e nel male.

Questo genere di produzioni cinematografiche non sempre è apprezzato da tutti, c’è chi non riesce a sostenere la presenza di parti cantate in un film rinunciando alla visione e spesso perdendosi così un’occasione in più per guardare qualcosa di diverso dal solito. I musical, o i film musicali che dir si voglia, sono prodotti spesso ambiziosi che per trovare il successo desiderato devono farsi largo tra le locandine più tradizionali.

Chi ama il musical spesso si diverte a ricordare i titoli preferiti, canticchiando le canzoni che hanno percorso la storia del cinema accanto alle altre colonne sonore memorabili.

I FILM MUSICALI  2048336

Prima di ricordare i veri e propri musical cinematografici, come non annoverare nella lista quei lungometraggi la cui colonna sonora è stata celebrata con la danza anziché con il canto? A partire dal lontano 1977, quando John Travolta sgambettava in discoteca nei panni di Tony Manero, arriviamo agli anni Ottanta, con Flashdance, FootlooseDirty Dancing, tre film in cui – come nell’appena citata Febbre del sabato sera – i protagonisti riversano nella danza le loro preoccupazioni, ritrovando un equilibrio nella propria esistenza. Se il giovane Ren Mc Cormack (Kevin Bacon) riporta la musica nella bigotta città di Boomont, Alex (Jennifer Beals) trova la propria strada nella danza, mentre la timida Baby scopre la propria femminilità grazie al rude Johnny (Patrick Swayze) durante le vacanze estive, scatenandosi con i cosiddetti “balli proibiti”.

JULIE ANDREWS

Reputo doveroso dedicare una parte della storia del musical a questa fantastica attrice, che ha portato nella fantasia di tutti i bambini (e non solo) la figura della supertata Mary Poppins che con una semplice canzone insegna ai piccoli Jane e Michael a riordinare la stanza, e ai loro genitori a ritrovare l’amore familiare dimenticato. Come non citare “supercalifragilistichespiralidoso” o il ballo degli spazzacamini sui tetti di Londra?

Per non parlare del musical precedente, sempre con protagonista Julie Andrews nei panni della novizia Maria, Tutti insieme appassionatamente, che racconta la storia d’amore tra la protagonista e la famiglia austriaca Von Trapp durante gli anni del fascismo. Più lento e impegnativo da vedere rispetto a Mary Poppins, ma sempre degno di nota.

MUSICAL DELLE ORIGINI hair7vk3

Ormai un po’ vetusti ma sempre belli da rivedere, sono alcuni dei primi musical proiettati nelle sale anni fa, West Side Story nel 1961, Grease nel 1978 e Hair nel 1979. Tutti e tre i film offrono una visione della società americana: il primo racconta la rivalità tra bande nell’upper west side di New York, una sorta di trasposizione di Romeo e Giulietta con protagonisti una portoricana e un americano che si oppongono all’odio  scaturito tra le fazioni a cui appartengono; Grease è il tipico quadretto anni Cinquanta con protagonisti alcuni intraprendenti ragazzi liceali che affrontano i primi drammi della vita nell’America del boom economico; Hair, invece, parla della cultura Hippie degli anni Sessanta, delle conseguenze della guerra del Vietnam sui giovani americani in un’evoluzione un po’ psichedelica e fuori dagli schemi.

I MITICI

Due film che invece, pur essendo musical, hanno fatto scalpore nella storia del cinema sono gli originalissimi The Rocky Horror Picture Show, diretto da Jim Sharman nel 1975, e The Blues Brothers di John Landis del 1980. Il primo ha scandalizzato gran parte del pubblico con il suo stile irriverente e con i suoi toni scanzonati, utilizzati per affrontare il tema della sessualità in maniera originale. Una gioia per gli occhi e per le orecchie, divertente e dinamico, con un grandissimo Tim Curry nei panni del protagonista e con una giovanissima e ancor acerba Susan Sarandon.

I Blues Brothers sono amati da tutti. Non c’è persona che abbia visto il loro film e che non canti ancora le loro canzoni. La coppia più sfacciata del cinema, composta da Jim Belushi e Dan Aycroyd, ha portato in una sola pellicola alcune delle leggende musicali del secolo scorso, da Aretha Franklin a James Brown, fino al grandissimo Ray Charles, con una colonna sonora indimenticabile. Questo è il musical più divertente e rock della storia.

MA QUI CANTANO E BASTA!

Questa sezione potrà essere apprezzata solo da chi ama davvero il musical. Parliamo di film “solo cantati” dove il dialogo ha uno spazio limitatissimo e dove, quindi, l’interpretazione è data solo dalle canzoni. L’esempio più recente sono proprio Les Misérables, preceduti da Jesus Christ Superstar del 1973, diretto da Norman Jewison, che interpreta la storia biblica di Gesù con una colonna sonora notevole  e dal burtoniano Sweeney Todd del 2007 con Johnny Depp nei panni del pericoloso barbiere di Fleet street.

I NOSTRI GIORNI 2436-affiche-du-film-moulin-rouge-de-baz-592x0-2

Tra I film del 2000 a tema musicale, quali si sono distinti di più e quali invece hanno un po’ stancato? Partiamo dall’originalissimo Moulin Rouge di Baz Luhrmann, con una serie di remake (non sempre apprezzatissimi) di canzoni già celebri ambientati in una Parigi Bohemienne dalle scenografie teatrali e colorate. Continuiamo con i due musical di Rob Marshall, Chicago del 2002 e Nine del 2009: il primo è un po’ scialbo e deludente, forse per via del cast non del tutto coinvolgente (Catherine Zeta Jones, Reneé Zellweger e Richard Gere non si rivelano certo scoppiettanti e all’altezza di Queen Latifah); il secondo, invece, è tutto il contrario. Sarà merito della trama, ripresa dal film 8 e mezzo di Fellini, sarà per la dirompente presenza del bravissimo Daniel Day-Lewis, ma Nine si è rivelato un piccolo capolavoro ben costruito e con una colonna sonora davvero ammirevole.

Cover.200x200-75Recentissimo anche il film Rock of Ages, diretto da Adam Shankman e tratto   dall’omonimo musical di Broadway. Forse non entrerà nella storia come uno dei  migliori musical, ma per una serata all’insegna del rock (reinterpretato dagli attori con grandissima ironia) è perfetto.

Lascio per ultimo il bellissimo Mamma Mia!, il film di Phyllida Loyd del 2008 che celebra i successi degli Abba con una trama coinvolgente e un cast rivelazione: protagonista di qualità è Meryl Streep che all’alba dei sessant’anni calca la scena con una vitalità degna di una ventenne, insieme alle co-portagoniste Julie Walters e Christine Baranski. Colin Firth, Pierce Brosnan e Stellan Skarsgard sono i tre protagonisti maschili e dimostrano un’ironia e uno spirito d’adattamento degni del loro successo. Infine i giovani Amanda Seyfried e Dominic Cooper hanno avviato con questo film una carriera piena di soddisfazioni (l’attrice è ormai specializzata nei musical e infatti interpreta anche Cosette nei Miserabili).

Carrellata interminabile ma doverosa, che ricorda solo alcune delle numerose pellicole apprezzate da pubblico e critica nel tempo e che torneranno sempre a farci compagnia su grande e piccolo schermo.

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