Il quinto potere

Il quinto potere - Una poltrona per tre

Tutto il mondo ha seguito la storia di WikiLeaks, il sito dove le notizie più esclusive e riservate non conoscono mediazione. Il nome Julian Assange è noto a chiunque, in quanto parte della storia recente, una vicenda internazionale nata meno di dieci anni fa.

Ebbene, a meno di una decade dalla nascita di WikiLeaks, il regista Bill Condon ha creato un film sulla creatura mediatica del giornalista borderline.

Come ogni film, ovviamente, è chiaro che la sceneggiatura sia un po’ più romanzata rispetto alle vicende reali, ma l’elemento drammatico è fondamentale per rendere efficace la narrazione di eventi di cronaca. Il ritmo serrato della trama ripercorre bene i passaggi principali, mostrando al pubblico la nascita della collaborazione tra i due protagonisti, Julian Assange e Daniel Domscheit-Berg, rispettivamente interpretati da due bravissimi attori del momento, Benedict Cumberbatch e Daniel Brühl.

È interessante vedere come Daniel, un giovane pieno di ideali, venga lentamente soffocato dal peso della personalità di Assange, personaggio oltremodo fuori dagli schemi, con un personale senso della giustizia e una mente troppo brillante per qualsiasi tipo di morale.

Nonostante la bravura indiscussa di Daniel Brühl, tutto il film ruota attorno alla presenza di Benedict Cumberbatch, un Julian Assange più che convincente, che con i suoi chiaroscuri caratteriali tiene lo spettatore incollato allo schermo per scoprire i perché di WikiLeaks.

Nel complesso, Il quinto potere può incuriosire il pubblico per l’argomento trattato e, una volta in sala, impossibile non rimanere incantati dal talento irriverente di Benedict Cumberbatch, il vero motivo per cui un film su fatti recenti di cronaca come questi possano reggere 130 minuti senza annoiare almeno un po’.

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