Inception

INCEPTION

Dieci anni per scrivere la sceneggiatura e renderla sulla pellicola: tanto è il tempo impiegato da Nolan per realizzare Inception, uno dei migliori film degli ultimi tempi che raccoglie in sé l’eredità di film quali Matrix, 007, Blade Runner e Mission:Impossible.

Don Cobb (Leonardo Di Caprio) ruba preziosi segreti dal subconscio, entrando nei sogni delle persone. Mr. Saito (Ken Watanabe), un potente uomo d’affari, gli propone una nuova sfida: creare un’idea e innestarla nella mente di Robert Fischer (Cillian Murphy). Entrando in connessione con la mente di chi sta sognando è possibile creare un mondo onirico che corrisponda in tutto e per tutto alla realtà, grazie all’aiuto di un architetto, ovvero di una persona dotata di particolare fantasia in grado di creare e gestire il mondo: viene scelta Arianna (Ellen Page), una giovane studentessa di architettura. La sfida si complica quando la squadra di Don Cobb deve avventurarsi nelle profondità del subconscio di Fischer, scendendo oltre il terzo livello, ovvero cominciare a sognare all’interno del primo sogno, facendo accavallare i mondi costruiti dall’architetto. Inoltre Don dovrà combattere con i propri ricordi, rinchiusi nei piani più bassi della sua mente, che interferiscono con l’operazione.

Quello che più sorprende del film non è tanto la continua e necessaria attenzione che bisogna prestare nei vari passaggi tra un sogno e l’altro, quanto la bellezza dell’insieme, la precisione del tempo narrativo e la tensione. Nolan ci racconta non solo la costruzione dei sogni partendo da una idea personale, come fa Arianna con la città di Parigi (spettacolare il momento in cui la capitale francese si chiude su sé stessa come un libro); piuttosto sembra voler mostrare quanto sia difficile sviluppare un’idea – un film – per portarlo a suo compimento, entrando in pieno discorso meta cinematografico. Partendo da questa base, sono molti gli aspetti che si possono analizzare a partire dal dittico realtà/sogno, tracciato da confini molto labili in cui è facile perdersi e perdere le proprie capacità razionali e arrivare a quello per cui davvero si lotta nella propria vita (per Dom, la famiglia). La costruzione stessa del film ci pone davanti a tre parti: una preparazione al sogno, il sogno e il risveglio finale. La parte migliore, quasi inutile dirlo, è quella centrale, costruita magistralmente con multipli incastri che si risolvono in una serie di scene veloci che ci riportano al risveglio. Un ritorno alla realtà non confermato, per un finale aperto che farà discutere sia chi lo vede come un tocco di banalità, sia chi cercherà una possibile risposta. Il finale comunque non è determinante per un film che ha la sua forza nell’insieme delle sue caratteristiche estetiche.

3 thoughts on “Inception

  1. recensione complessa e molto profonda, da bravo critico…visto che io al massimo posso limitarmi a un’analisi degli oppiacei/anastetici somministrati per scendere sempre più di livello, mi limiterò a dire che a me è piaciuto molto, anche se sono tra quelli a cui il finale ha lasciato un po’ a bocca asciutta, non tanto perchè sia un finale aperto (quelli li adoro) ma perchè l’ho trovato invece un po’ scontato… ma rimane un film cmq molto bello! tanto di cappello a Leo!

  2. Il nuovo modo di analizzare i film dal punto di vista di oppiacei o sostanze varie potrebbe creare un nuovo filone di critica!
    Per quanto riguarda il finale, nel momento in cui si impone una scelta definitiva tra due elementi – qualunque essi siano – la risposta pare sempre un po’ scontata. In Inception le due possibilità sarebbero risultate scontate, dal momento che già prima sappiamo quali potrebbero essere. Il finale aperto è a sua volta una scelta abbastanza ovvia.
    Si fermi qui chi non ha visto il film.

    L’anticipazione di quello che accade alla fine potrebbe essere una soluzione per cambiare un po’ le cose.

  3. Personalmente ho trovato il finale denso di significato/i. Plurale perchè molti sono affiorati solo dopo tanti dibattiti con amici che l’hanno visto. Forse la scelta di Nolan potrebbe risultare scontata, ma devo dire che sono uscita dalla sala non solo esaltata per l’intero film, ma anche piena di quesiti a sfondo un po’ filosofico. Forse perchè il tema del sonno e del sogno mi hanno sempre affascinata… Per me è cmq promosso su tutti i fronti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *