J. Edgar

J.-Edgar

Clint Eastwood si dedica a un’ altra biografia dopo aver portato sul grande schermo con successo la vita di Nelson Mandela. Questa volta prende di mira J. Edgar Hoover e la sua lunga carriera a capo dell’FBI. Eastwood parte dall’uomo per arrivare ad un discorso più ampio, alzando critiche e ponendo domande che riguardano sempre l’America e la sua presunta democrazia.

J. Edgar Hoover è interpretato da uno straordinario Leonardo Di Caprio, che ormai ha consolidato il suo perfetto status di attore trasformista. Eastwood indaga il personaggio, la sua presunta omosessualità, i suoi metodi illegali, le sue convinzioni e i suoi metodi che diventano manie, ossessioni. Alla base della fondazione dell’FBI non c’è soltanto la volontà di migliorare il metodo di indagini, ma, piuttosto, la volontà di difendere il proprio paese a tutti i costi. Difendere l’America da una minaccia esterna (il comunismo) e da una minaccia interna (la criminalità organizzata). Se gli intenti sembrano essere tra i più alti, in realtà Hoover si rivela un personaggio molto travagliato, ossessionato da una madre cattolica intransigente e integralista (Judi Dench) che lo plasma a suo piacimento. La madre opprimente è la chiave del personaggio Hoover: una madre che lo incolpa per la morte di un bambino innocente rapito e ucciso, una madre che lo confonde e gli impone l’idea dell’omosessualità come malattia da evitare a tutti i costi. Omosessualità latente che Hoover non capisce, o forse ha paura di far emergere, proprio per l’atteggiamento plasmante della madre.

La fissazione di Hoover è la sua linea guida per tutti gli anni da direttore dell’FBI; chi conosce i segreti ha il potere ed è in grado di ricattare chiunque. Così, il buon intento di salvare il proprio paese si trasforma in una ricerca continua di autocelebrazione, di  grandiosità personale. Elementi che si nascondono dietro una falsa autobiografia, che ancora una volta dimostra che chi scrive la storia, fa la storia, vera o falsa che sia. E la storia ha riconosciuto che grazie ad Hoover ci sono stati dei miglioramenti e si è combattuta, e in parte vinta, una lotta contro la criminalità. Bisogna però riflettere sul prezzo da pagare per questo: le registrazioni segrete, la privazione della privacy, il potere affidato ad un solo uomo che ne abusa in difesa di una presunta democrazia, falsi ideali per nascondere le vere intenzioni a scopo personale.

J.Edgar è un bel film, retto interamente dalla bravura di Leonardo Di Caprio; in America la critica non è stata molto positiva nei confronti di Eastwood, che riesce a rappresentare al meglio un personaggio caro alla storia americana del passato, portando però alla luce problematiche tutt’oggi validissime (come il terrorismo).

4 thoughts on “J. Edgar

  1. Concordo in pieno su tutto ma devo dire che rispetto alla biografia di Mandela, questa risulta più pesante, ricorda a tratti un documentario nonostante non lo sia. Ottima interpretazione di Di Caprio, un Hoover rude, che nasconde la propria fragilità dietro a un carattere apparentemente forte. Forse un pò troppo lunghe alcune scene: dopo i passaggi principali della trama e dopo ogni avvenimento particolarmente toccante, Eastwood lascia troppo tempo allo spettatore, che in questo modo vede scemare il pathos creatosi per introdurre la sequenza successiva.

  2. Forse non è il suo miglior film, ma adoro il modo in cui Clint disapprova certi lati del suo paese. Non ti sbatte in faccia nulla, ma sa colpire e fare centro.

  3. Gran Torino era molto più riuscito, forse anche per la presenza stessa di Clint! Qui si è avvicinato troppo al documentario, ma resta comunque un buon film.

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