La Bella e la Bestia

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Teatro , cinema e televisione; a partire da una fiaba che ha avuto molte versioni. Insomma un testo già studiato e rivisitato numerose volte: si ricordi il film di animazione Disney, per citarne uno.

La necessità di riprendere questa fiaba potrebbe sentirsi nella misura in cui viene poi proposto un prodotto innovativo e originale. Non si spiega, allora, perché il regista francese Cristophe Gans ritorni si questa fiaba senza apportare nulla di significativo, non imponendo, cioè, la propria lettura sul testo.

Il film segue quindi la struttura dell’intreccio classico, iniziando proprio da “C’era una volta”, con tanto di librone aperto. La vicenda si svolge poi secondo i canoni, senza mai dare una spinta di novità o interesse (nemmeno per la rappresentazione della Bestia, che appare poco dopo mezz’ora di film, senza suspense, ma come un personaggio già dato alla storia. Manca totalmente al magia che il mondo Disney aveva saputo dare nel film del 1991, mancano le atmosfere. Soprattutto manca la storia: ci si sofferma infatti sul passato della Bestia (visione onirica di Belle – senza motivazioni) e poco sul presente. Il presente corre veloce, superficialmente: la Bestia compare, Belle dapprima è restìa, poi è innamorata. Nessuno spiega il perché degli avvicendamenti, ma tutto prosegue senza approfondimenti.

Le scene in cui la grafica corre in aiuto non sono il massimo, a parte forse qualche veduta panoramica del castello (persino la Bestia ha delle movenze poco plastiche). Gli attori (Vincent Cassel, Léa Seydoux) fanno quello che possono, ma non è il caso di giudicarli in questo frangente.

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