La Torre Nera

la torre nera - locandina

La Torre Nera, magnum opus di Stephen King, ha impegnato lo scrittore del Maine per più di 20 anni, con molte pause tra un volume e l’altro a causa di difficoltà letterarie e problemi di droga.

Lo sforzo creativo del Re dell’horror ha partorito un capolavoro della letteratura, che ha conosciuto la stessa fatica produttiva per la trasposizione cinematografica. I primi diritti sono stati venduti (alla simbolica cifra di 19$, numero ricorrente nella saga) alla coppia Lindelof / Abrams, allora impegnati con Lost. I due hanno abbandonato il progetto, pur essendo veri fan: da qui la sceneggiatura è stata cambiata più volte passando anche tra le mani di Ron Howard. Si pensava a più film, un film più una serie tv, solo una serie tv. Mai progetto fu più martoriato e passato di mano.

Il regista Nikolaj Arcel ha cercato di rimediare al pasticcio, portando a sé anche due super attori per interpretare il duello epico tra Bene e Male, ovvero Idris Elba (Roland) e Matthew McConaughey (l’Uomo in Nero).

Il film non è (e non poteva esserlo) una trasposizione dei libri: chiunque conservi ricordi della saga letteraria, assiste a qualcosa di diverso, ovvero un concentrato di quello che Stephen King ha creato.

La Torre Nera è un film sulla lotta tra Bene e Male, semplice. Il Bene, il pistolero Roland, difende la Torre Nera che è sotto attacco del Male, l’Uomo in Nero. La sinossi potrebbe essere questa, ma mancherebbe un elemento importante: Jake Chambers (interpretato molto bene da Tom Taylor). Viviamo il film con gli occhi di Jake (vero protagonista), ma tutto è diverso, tutto è ridotto all’osso. Il mondo creato da King è un universo paragonabile a quelli di JJ Tolkien o di Rowling (con evidenti riferimenti), un universo con le sue regole, con il Ka che regge e governa tutto. La Torre Nera non è semplicemente un feticcio, un simbolo del Bene che regge e respinge il Male, ma è il perno di una visione più grande, più nobile e maestosa.

Si perde anche il senso di lotta di Roland, qui ridotto a semplice sentimento di vendetta. Fare paragoni, però, è alla fine sbagliato. Il film condensa, come già detto, un’opera gigantesca e, preso in questo senso, risulta un’infarinatura, che non emoziona e non appassiona. I personaggi sono scialbi, nonostante una recitazione eccellente dei 3, e la trama si dipana in maniera lineare, semplicistica.

La regia di Arcel, piena di stacchi e di brevi scene, non aiuta a godere dell’atmosfera, a respirare lo stile di King (che è intervenuto nella sceneggiatura).

Le aspettative elevate, per un’attesa estenuante di 10 anni, rovinano la visione del film. Preso a sé, rimane un prodotto sufficiente, di cui, però, non si aspetta un capitolo successivo.

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