Oscar 2012: il commento della redazione

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La redazione di Una Poltrona per Tre si riunisce davanti al televisore in tarda serata, consapevoli che sarà una lunga notte. Addirittura due redattori arrivano dalla Svizzera e, senza passare dal via,  si precipitano in riunione per assistere tutti insieme alle premiazioni finali.

Tra bottiglie di birra, di Coca-Cola, caffè e cibi vari (con tanto di Pretzel provenienti da Zurigo), la diretta comincia. Finalmente un po’ di cinema.

Daniele: L’84esima edizione degli Academy si fa attendere, come suo solito, con un lungo Red Carpet. Prima del cinema, parlano i vestiti e il gossip. Lunghe sfilate di attori, registi, produttori e artisti di vario genere anticipano quella che sarà una serata di gala e di grande festa. A tenere banco, nella prima fase, sono i commenti sui vestiti e le supposizioni di chi vestirà nel peggiore o nel migliore dei modi: si aprono così le danze degli stilisti, che vestono le loro muse e si sfidano a distanza.

Gli attori arrivano uno dopo l’altro e concedono interviste alle tante televisioni arrivate al Kodak Theatre da tutto il mondo. Conosciamo così l’ultima fidanzata (o presunta tale) di George Clooney, ci spaventiamo nel vedere Angelina Jolie ridotta ad uno scheletro, sorridiamo ai vestiti atroci indossati dalle personalità più disparate. Gwyneth Paltrow, per esempio, sembra essere uscita da Star Trek (o da una vasca da bagno), la donna di George Clooney sembra un Ferrero Rocher, così come Meryl Streep, ma, evidentemente, oro chiama oro.

Cristina: Una splendida Milla Jovovich sfoggia uno degli abiti migliori (di Elie Saab), insieme a Penelope Cruz (che non rinuncia alla classe di Giorgio Armani) e Natalie Portman, sempre più bella ed elegante con un abito rosso a pois (Dior).

Eleganti e impeccabili anche George Clooney (che sfoggiava un abito firmato Armani) e il vincitore Jean Dujardin, elegante e affascinante anche quando si abbandona a esclamazioni di gioia per la vittoria.

Ovviamente sul red carpet non manca la pacchianità di molte star che, nonostante vantino fisici invidiabili, non sanno portare l’abito giusto. O la pettinatura (vero, Brad Pitt?)… Da dimenticare il copri spalle-accappatoio di Gwyneth Paltrow, la borsetta di Michelle Williams, l’oro imbarazzante di Stacy Kebler e la pesantezza dell’abito di Jessica Chastain. A batterle in quanto a eleganza e buon gusto, la giunonica Melissa McCarthy, che ha saputo fasciare le proprie forme generose con uno splendido abito di Marina Rinaldi. Questa sì che è eleganza!

Daniele: Billy Cristal entra in scena dopo un viaggio umoristico e ironico tra i 9 candidati a Miglior Film del 2012. Purtroppo, la prima cosa che viene in mente è un facile – e amaro – paragone con l’evento recente in Italia: il Festival della Musica. Certamente si parla di due mondi diversi: per gli americani è fin troppo facile fare spettacolo, eppure la conduzione di un programma è stata assegnata a un attore, non a una macchina. Billy fa ridere, è pungente al punto giusto, sa che come gestire i tempi comici, sa che cosa dire (tutto già preparato in precedenza), e traghetta la nottata con piacere. Non c’è mai un momento imbarazzante, qualcosa che non funziona, una battuta fuori luogo o stupida, un silenzio di pausa di troppo.

Cristina: Ciò che più colpisce durante la cerimonia, oltre alla disinvoltura di Billy Crystal, è la perfetta organizzazione. Tutto funziona alla grande, la consegna dei singoli premi viene affidata ai precedenti vincitori, come l’impeccabile e affascinante Colin Firth che riesce a far commuovere Meryl Streep prima della premiazione con una battuta sul musical a cui hanno partecipato nel 2008 (Mamma mia); non mancano alcune brevissime gag ben riuscite: il battibecco tra Robert Downey Junior e Gwyneth Paltrow o l’entrata in scena dei comici Will Ferrell e Zach Galifianakis, contribuiscono a creare quell’atmosfera giocosa ma sobria tipica degli Academy. Immancabile lo spericolato Tom Cruise, che ha l’onere e l’onore di annunciare la mission impossibile dell’anno: il premio come miglior film. Anche la deperita Angelina Jolie si esibisce sul palco, per consegnare il premio alla miglior sceneggiatura non originale, sfoggiando il proprio abito con humour, nonostante non sia nel pieno della forma

Daniele: Sul palco si susseguono i vincitori ed è un bel via vai.

Hugo parte alla grande, vincendo tutti gli Oscar “tecnici” e lascia ben sperare, anche se, in redazione, ci siamo convinti che il bottino più grande sarebbe andato comunque a The Artist. E così è stato, ma prima sono andati a segno altri premi importanti.

Vince il film iraniano nella categoria Miglior Film in lingua straniera (dove l’Italia manca da troppo tempo). A separation, di Asghar Farhadi, parla di una famiglia iraniana; molto intenso il discorso del regista durante i ringraziamenti, che tocca tematiche attuali (vedi il clima di tensione tra Iran e USA) senza però uscire dagli schemi o essere banale (probabilmente monitorato in diretta per qualsiasi eventuale sbavatura). Candidato anche per la Miglior Sceneggiatura Originale, non riesce a vincere, perché la statuetta va a Woody Allen, che, come suo solito, snobba la serata degli Academy e non si presenta. Non ci sono video, non ci sono commenti; ma a Woody si perdona tutto.

Vince Rango, che merita davvero questo premio, ritirato dal regista Gore Verbinski. Manca la Pixar (Cars 2 non è stato selezionato), ma Rango meritava questo premio in ogni caso, sia per l’originalità che per la qualità tecnica.

A rappresentare la Pixar, in realtà, c’era il nostro connazionale Enrico Casarosa, che però non vince con il suo cortometraggio animato La luna, lasciando il palco a The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, regia di William Joyce e Brandon Oldenburg.

Meryl Streep è strepitosa. Vince la terza statuetta, spazzando via le speranze di giovani attrici, meno incredule della stessa Meryl Streep dopo l’annuncio. L’attrice si trasforma nella Iron Lady e sbaraglia persino Glenn Close, che non riesce a vincere nonostante una prova straordinaria nei panni di un uomo. The Iron Lady “ruba” anche la statuetta per il Miglior Trucco, lasciando così Albert Nobbs a mani vuote.

The Artist vince tutto. Miglior film, Miglior attore protagonista (Jean Dujardin), Miglior Regista (Michel Hazanavicius), Miglior Colonna Sonora e Migliori Costumi. Vince un film muto, nell’era del 3D, dell’IMAX; vince un film europeo per il secondo anno consecutivo. Probabilmente la competizione era con Hugo Cabret di Scorsese, ma dopo i primi Oscar assegnati, il percorso sembrava già tracciato. Da notare, comunque, che anche Hugo è un film che si rivolge al passato, al cinema francese degli esordi.  Una tendenza che ha segnato dunque questa edizione degli Academy, in cui si è stabilito un altro record: Christopher Plummer vince come Miglior Attore non Protagonista per Beginners alla bellezza di 82 anni. Il più vecchio in assoluto ad essere premiato.

Cristina: Commovente la premiazione di Octavia Spencer come migliore attrice non protagonista in The help. La ragazza, incredula, non ha saputo frenare l’emozione e ha pronunciato poche toccanti parole tra un singhiozzo e l’altro. Ma anche le star già affermate sembrano non abituarsi alla vittoria: lo dimostra Meryl Streep che, nonostante fosse vestita come una statuetta dell’Oscar in carne ed ossa, messa davanti al terzo premio della sua vita non riesce a controllarsi, dimostrando umiltà e gioia per il proprio lavoro.

Oltre ai vincitori, riconosciamo il valore di quei film che sono usciti dal Kodak Theatre a mani vuote, come Albert Nobbs, che forse avrebbe meritato almeno il premio per il miglior trucco, o L’arte di vincere, che ha attirato non poco pubblico nelle sale. Nessuno si chiede come mai Spielberg non abbia vinto con War Horse… quest’anno è stata premiata l’innovazione: da un lato l’innovazione grafica di Hugo Cabret, dall’altro il coraggio di tornare alle origini del cinema con The artist. Chapeau a entrambi.

Daniele: Una notte (per noi italiani) molto lunga, ma piacevole, piena di attori fantastici, ricca di emozioni e di ricordi del cinema e di quelle persone che ci hanno lasciato quest’anno. Vedere tutta Hollywood schierata è quasi un sogno, forse troppo ridondante di brillanti e vestiti, quasi una parata del lusso sfrenato, ma resta comunque una festa per il cinema e per l’arte. Siamo contenti che ci sia ancora un po’ di Italia (grazie Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo); speriamo che l’anno prossimo possiamo essere davanti alla televisione a tifare un film italiano.

Alle 6 del mattino si chiude il collegamento, la redazione si ritira con gli occhi già nel sonno più profondo. Abbiamo raccontato in diretta (tramite Twitter e la pagina Facebook) le emozioni e i vincitori, nella speranza di allargare al pubblico la bellezza di essere spettatori del cinema e del suo fantastico mondo.

Cristina: Complimenti a Billy Crystal, che per la nona volta tiene testa al pubblico rinomato dell’84esima edizione degli Academy Awards, tra sketch divertenti ed esibizioni canore. Il suo divertimento nel condurre è stato percepito dal pubblico in maniera positiva, creando la giusta ilarità, senza sbavature e cadute di stile.

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