Oscar 2014: una serata spettacolare

Academy Awards 2014 - Una poltrona per tre

Cristina – Dopo aver assimilato la notte degli Oscar, dopo aver digerito la sconfitta di Leonardo Di Caprio e Michael Fassbender e aver retwtittato la mitica selfie di Ellen Degeneres con le star presenti al Kodak Theatre, ecco che arriva il momento di fare i dovuti ragionamenti a mente fredda su vincitori e vinti di questa ottantaseiesima edizione degli Academy Awards.

Impossibile non cominciare dall’orgoglio patriottico, reso possibile dal geniale film di Sorrentino, La grande bellezza, che con la presenza scenica di Toni Servillo e del cast made in Italy, nonché con l’originalissima regia, si è aggiudicato il meritato premio come migliore film straniero. È bello constatare come una narrazione così rocambolesca e di non facile interpretazione abbia colpito la giuria americana. La domanda, seppur un po’ maligna e maliziosa, è: ma avranno capito davvero la profondità del film o hanno deciso che siccome c’era il Colosseo bisognava proprio far vincere noi italiani? Ma bando ai dubbi, prendiamo e portiamo a casa.

Torniamo in Usa e vediamo i vincitori autoctoni. Come si sospettava, il film diretto da Steve McQueen e prodotto da Brad Pitt, 12 anni schiavo, si è rivelato il prodotto perfetto per vincere, ma se contiamo le statuine dorate, il trionfo numerico è di Gravity, il film di Alfonso Cuaròn con protagonista una bravissima Sandra Bullock senza trucco e senza inganni (a parte quelli degli effettoni speciali). A pari merito con 12 anni schiavo si colloca Dallas Buyer’s Club. Per fare i conti, sette premi a Gravity, tre a 12 anni schiavo e tre a Dallas Buyer’s Club. Anche Il grande Gatsby si difende bene con due vittorie ottenute per scenografie e costumi. E infine, una lode al film Blue Jasmine di Woody Allen, anzi, più che al regista alla sua stella dello schermo, la bellissima Cate Blanchett, che ha dato il meglio di sé aggiudicandosi l’ambito premio come miglior attrice protagonista (e battendo colleghe di un certo calibro come Meryl Streep, Sandra Bullock, Amy Adams e Judi Dench). Nonostante la delusione di aver assistito alla non vittoria di The Wolf of Wall Street e di American Hustle (quest’ultimo, a mio parere, non meritava poi così tanto), ecco alcune considerazioni che potrebbero spiegare il risultato della spettacolare premiazione americana. Con i suoi sette premi Oscar, Gravity ha confermato la cura tecnica e artistica degli effetti speciali da parte di Cuaròn e della sua troupe per rendere realistica la deriva della protagonista nello spazio oscuro. Musica, inquadrature, montaggio e fotografia non potevano essere certo lasciati al caso. Perciò, senza nulla togliere alla toccante interpretazione della Bullock, nessun dubbio sul perché delle numerose vittorie. Di veramente importante in 12 anni schiavo, invece, c’è solo la trama e infatti il miglior film del 2014 (opinabile) ha vinto perché basato su una storia vera, una storia sociale che non si può negare e che vale l’Oscar solo per il grande senso morale risvegliato negli americani di Obama. La tenerissima Lupita Nyong’o ha certamente dato il meglio, ma cosa dire di Jennifer Lawrence in American Hustle? A voi il confronto.

Il film che invece merita i tre premi vinti in tutto e per tutto, in particolare i due assegnati agli attori principali, è Dallas Buyer’s Club che non si limita a ispirarsi a una storia vera, ma tocca l’animo del pubblico con due interpretazioni letteralmente da Oscar. Jared Leto sa rendere con una delicatezza commovente il dramma del trans Rayon e Matthew McConaughey convince tutti nei panni del malato con una forza di volontà dirompente. Insomma, se proprio toccava a qualcuno battere l’ineccepibile Di Caprio, nulla da dire sul prescelto. Certo, se pensiamo che questo è uno dei primi film seri di Matthew McConaughey e che per Di Caprio è l’ennesimo, forse era ora di riconoscere la superiorità di quest’ultimo. Ma ormai la serata è passata e non ci resta che attendere i prossimi Oscar.

 

Daniele – Il talento degli americani nell’allestire uno show è ormai cosa certa. Con tutte le possibili (e giustificate) critiche che conseguono in tale affermazione, è indubbio che la serata degli Academy è stata organizzata nei minimi dettagli; trovarsi poi a disposizione tutti i talenti di Hollywood (di tutte le età) è un vantaggio non da poco.
Presenta Ellen DeGeneres, già presente sette anni fa; dopo l’anno scorso, turbolento a causa della presenza sul palco di Seth McFarlane, la conduzione è affidata a mani sicure. La presentatrice, infatti, nel monologo iniziale – solitamente dedicato a qualche frecciata ai protagonisti in nomination – non punzecchia praticamente nessuno, se non un’evidente Liza Minnelli in formato bambola a causa di troppi (e orribili) ritocchi.
Le battute sono buone e lo spettacolo fila liscio. Quest’anno tutto è all’insegna dei social: ecco Ellen aggirarsi per le poltrone e fare autoscatti, fino a quello più famoso, saggiamente twittato e già diventato oggetto di parodie. Senza contare poi il siparietto dell’arrivo della pizza in sala – con tanto di Brad Pitt pronto a distribuire fette di pizza; insomma Ellen DeGeneres è spumeggiante, simpatica e ironica (senza offendere alcuno). La premiazione ha avuto poi il suo corso – leggere poco sopra, e alla fine si è confezionato il solito prodotto perfetto per lo showbusiness. A noi non resta che ammirare la vittoria del film italiano e sognarci uno spettacolo del genere.
Poche ore fa è ricominciato, in Italia, il Grande Fratello.

Tredicesima edizione.

 

Ecco tutti i premi del 2014

 

 

Miglior Film

12 anni schiavo

Miglior Attore

Matthew McConaughey – Dallas Buyer’s Club

Miglior Attrice

Cate Blanchett – Blue Jasmine

Miglior Regista

Alfonso Cuarón – Gravity

Migliore Sceneggiatura

Spike Jonze – Her

Migliore Sceneggiatura non originale

John Ridley – 12 anni schiavo

Migliore Canzone Originale

Let It Go – Frozen (di Robert Lopez e Kristen Anderson-Lopez)

Migliore Colonna Sonora

Steven Price – Gravity

Migliori Scenogragie

Catherine Martin, Beverley Dunn – The Great Gatsby

Miglior Montaggio

Alfonso Cuarón, Mark Sanger – Gravity

Migliore Fotografia

Emmanuel Lubezki – Gravity

Miglior Attrice non Protagonista

Lupita Nyong’o – 12 anni schiavo

Miglior Montaggio Sonoro

Glen Freemantle – Gravity

Miglior Sonoro

Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead, Chris Munro – Gravity

Miglior Film Straniero

La grande bellezza

Miglior Documentario

20 Feet From Stardom

Miglior Corto Documentario

The Lady in Number 6: Music Saved My Life

Miglior Cortometraggio

Helium

Migliori Effetti Speciali

Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk, Neil Corbould – Gravity

Miglior Film d’Animazione

Frozen

Miglior Corto d’Animazione

Mr. Hublot

Miglior Trucco e Parrucco

Dallas Buyers Club

Migliori Costumi

Catherine Martin – The Great Gatsby

Miglior Attore non Protagonista

Jared Leto – Dallas Buyer’s Club

 

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