Ritorno al Futuro

SpecialeOttobre

Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade.

Fu questa la frase che colpì tanto l’allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, il quale decise di citarla in un suo discorso pubblico, in omaggio al film di Robert Zemeckis.

Quella che si sarebbe rivelata una trilogia cult della storia del cinema iniziò negli anni Ottanta da un progetto di Robert Zemeckis e Bob Gale, finanziato da Steven Spielberg. Inizialmente l’attore protagonista era Eric Stoltz. Il noto volto di Marty McFly, l’amato Michael J. Fox, era impegnato nelle riprese della sit-com Casa Keaton. Solo in un secondo momento, a riprese iniziate, Spielberg decise di ingaggiare quello che sarebbe stato il famoso protagonista.

Così nasce Ritorno al futuro. Nel 1985 uscì il primo capitolo della trilogia, in cui il diciassettenne Marty McFly viene sbalzato negli anni Cinquanta a bordo della mitica DeLorean, la macchina del tempo ideata dall’eccentrico scienziato coprotagonista, il dottor (Doc) Emmet Brown, interpretato da un esilarante Cristopher Lloyd. Il ragazzo si trova ad assistere e ad intervenire nella vita dei genitori adolescenti sotto mentite spoglie (si spaccerà per Levi Strauss) per non interferire in modo deleterio con gli eventi futuri.

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Nel secondo episodio, il viaggio si svolge nel lontano 2015 e Marty si trova a dover combattere contro un avvenire poco promettente, che implica la sua futura famiglia. In questo film i viaggi nel tempo sono molteplici, così come le possibilità che la storia prospetta ai personaggi. Iniziano i vari “contrattempi quadridimensionali” a causa dei quali Doc e Marty devono risolvere situazioni intricate.

Infine, nel terzo film, si torna alle origini, nel lontano far west del 1885, quando Hill Valley, la ridente cittadina in cui si svolgono le vicende, era stata fondata da poco. Qui Marty conosce i propri avi giunti direttamente dalla Scozia e per non destare sospetti si fa chiamare Clint Eastwood. Le peripezie cambiano tono. Tutta la vicenda è all’insegna dell’avventura e si avrà anche una comica ma delicata punta di romanticismo, che vedrà come protagonista proprio il vecchio Doc.

I tre episodi della celeberrima saga sono costruiti in modo similare: ricorrono gli stessi personaggi ma in epoche diverse. Infatti Marty incontra sempre componenti della propria famiglia, osteggiati dal nemico Biff Tannen (che nel vecchio West sarà detto Canepazzo). Gli attori rivelano le loro doti impersonando se stessi in più versioni (lo stesso Michael J. Fox veste i panni della propria futura figlia e di se stesso invecchiato nel secondo episodio e del proprio avo nel terzo).

Il film, se dalla trama appare fantascientifico, effettivamente vede predominare il lato comico e la forte ironia. A partire dalla coppia protagonista che è ormai passata alla storia per le battute di Doc e per la goffaggine di Marty, assistiamo a una serie di scene degne delle comiche delle origini del cinema. Forse è anche una celebrazione dell’eterno spirito bambino degli americani, che vivono immersi in un mondo di grandi marche (come dimenticare le Nike di Marty McFly, la carrellata di bibite passate in rassegna nell’intera trilogia o la marca dei jeans usata come pseudonimo dal protagonista?) e di nomi famosi come il citato presidente Ronald Reagan, Clint Eastwood, i Van Allen e Chuck Berry, nella storica scena in cui Marty si esibisce al ballo della scuola con una performance di Johnny b good.

In soli tre film Zemeckis è riuscito a creare una sorta di serialità, piena di elementi ricorrenti ma mai obsoleti. Riesce ad innovare all’interno di un’ossatura filmica stereotipata, in cui la trama di fondo è sempre la stessa. Quasi come nelle fiabe infatti, vediamo un inizio in cui il protagonista viene catapultato in una realtà cronologicamente esotica, un problema da risolvere e un cattivo da sconfiggere. Se nel primo film la minaccia costituita da Biff è solo dovuta alla sua prepotenza verso il padre di Marty e alle molestie verso la madre, nel secondo e nel terzo si sconfinerà nell’illegalità. Infatti nella Hill Valley del West, Canepazzo Tannen è un vero e proprio bandito. Non manca mai il romanticismo e l’elemento sentimentale. Nel primo film si crea una sorta di triangolo comico tra Marty il padre e la madre; nel secondo prevale il lato avventuroso, mentre nel terzo assistiamo appunto alla storia d’amore di Doc e Clara, una maestrina eccentrica che sconvolge il mondo dello scienziato.

Forse è proprio questa serialità a catturare il favore del pubblico, il quale non si stanca mai di rivedere i disastri fantascientifici di Doc e Marty, l’orologio della piazza di Hill Valley, il volopattino o le trasformazioni della DeLorean, che arriverà ad assumere la forma di una locomotiva psichedelica nell’ultimo episodio.

Michael J. Fox ha rivelato le proprie doti di attore comico in questi suoi primi film, instaurando un meccanismo perfetto insieme a Cristopher Lloyd, ineccepibile nei panni di Doc. Zemeckis è riuscito a creare un mondo fantastico all’interno della quotidianità di un banale paesino americano, dominato dagli stereotipi.

Ormai nessuno può fare a meno di pensare quadrimensionalmente.

One thought on “Ritorno al Futuro

  1. Ho visto la triologia talmente tante volte da aver perso il conto..ma è sempre un piacere. Sono tutti belli, ma il secondo è il migliore in assoluto, secondo me! bell’analisi, avete fatto benissimo a parlare di questa pietra miliare della nostra infanzia 🙂

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