Shutter Island

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Quando Scorsese crea un nuovo film, è dovere del pubblico andarlo a vedere. Finora non ha mai deluso le aspettative di chi apprezza la sua regia. Aspettative ampiamente soddisfatte anche con il suo ultimo film, Shutter Island, tratto dal romanzo L’isola della paura di Dennis Lehane.

Cristina:
Come nei suoi ultimi capolavori, non poteva mancare l’accoppiata Scorsese-Di Caprio, ormai dimostratasi vincente su ogni fronte. L’attore sotto la direzione del suo mentore si è rivelato polimorfico e brillante in ogni film, da Gangs of New York, a The aviator e The departed per concludere in bellezza con quest’ultimo lungometraggio dai toni cupi e ai confini della pazzia. Perché proprio di pazzia tratta il film; Di Caprio interpreta l’agente federale Teddy Daniels, in missione speciale nel manicomio dell’isola per indagare sulla scomparsa di una paziente. L’inquietante ambientazione è resa ancora più cupa dalla tempesta che bloccherà il protagonista e il suo collega Chuck sull’isola mentre progettano di abbandonare la missione, a causa della scarsa collaborazione dei responsabili della struttura. Ma durante l’indagine lo spettatore, oltre a venire a conoscenza del mistero della detenuta scomparsa, assiste ai flashback del protagonista, dal passato violento nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, e dalla vita coniugale interrotta dalla scomparsa prematura della moglie. Se la trama contribuisce a creare tensione nel pubblico, non è da meno la presenza di personaggi poco ospitali come i medici del manicomio e i pazienti malati di mente che Teddy si trova costretto a interrogare. L’indagine principale farà da filo conduttore nella prima parte del film ma via via che i minuti procedono si scoprono nuovi misteri apparentemente inspiegabili e la storia raggiunge risvolti inaspettati. Scorsese è abilissimo nel creare scene a volte surreali che ben si collocano nel luogo in cui si svolgono. La musica, impossibile da ignorare, è l’elemento che conferisce quella dose necessaria di suspence e angoscia a tutto il film, dall’arrivo all’isola fino alla conclusione. Le storie di manicomi non sono mai allegre ma Scorsese ha saputo trasformare la sua in qualcosa di epocale.

Daniele:

Shutter Island è angosciante. L’abilità di Martin Scorsese, ma soprattutto di un sempre più bravo Leonardo Di Caprio, è stata quella di creare un film con un’atmosfera unica, claustrofobica e visionaria. C’è da dire che il soggetto non è proprio una novità: una casa di reclusione per le menti distorte dei criminali su un’isola si è già vista. Anche il finale è quasi prevedibile, ma sono piccole critiche che non intaccano la tensione percepita per tutta la durata della pellicola. Molti sono i temi trattati, dalla follia ai campi di concentramento, l’alienazione, la psichiatria, i sotterfugi politici e gli esperimenti umani degni dei nazisti. Leonardo Di Caprio, l’agente federale Teddy Daniels, è bravissimo, degno di una nominations, capace di trasmettere quell’incredulità di fronte ai misteri dell’isola e quella rabbia repressa per tutto ciò che ha vissuto e visto in passato, compresa la scomparsa della moglie. I flashback abbondano per farci capire chi è veramente Teddy Daniels, ma fino all’ultimo ci sarà un alone di mistero, lo stesso velo di nebbia che avvolge l’isola e impedisce di vederci chiaro. Tra visioni, urla, notti insonni, colpi di scena (prevedibili) e rivelazioni delle menti deviate dei criminali, a cui nessuno pare credere, il film dura più di due ore. Due ore immersi nella angoscia con più colpi allo stomaco, ma rimane la soddisfazione di aver assistito ad un’ottima prova d’autore e d’attore.

Cristina Bellafante & Daniele Colombi

2 thoughts on “Shutter Island

  1. angosciante (tantissimo fa anche la musica) e bellissimo…un capolavoro che ti tiene incollato alla poltrona e quando finisce vorresti che continuasse…per me affatto scontato il finale (al contrario di Inception) perchè lascia piena libertà di “scelta”, se vogliamo… molto molto consigliato!

  2. Concordo sull’affermare la bellezza e la completezza del film; i finali potrebbero essere intesi in maniera diversa, ma penso che la soluzione dell’intreccio fosse abbastanza prevedibile, o almeno già vista e pensata in altri film. Sull’ultima scena ci sarebbe da discutere, ma anche in questo caso, ritengo che ci sia una sola chiave di lettura.

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