Sotto una buona stella, Carlo Verdone racconta una nuova storia

Sotto una buona stella - Una poltrona per tre

Carlo Verdone propone un nuovo film nelle sale, un film che racconta in maniera un po’ rocambolesca la situazione lavorativa in Italia, trasformandola in una vicenda complicata ma non così inverosimile, dopotutto. Il protagonista Federico Picchioni (interpretato dallo stesso Verdone) si ritrova a dover badare alla famiglia da cui si era allontanato proprio nel momento di massima difficoltà economica della sua vita. Tutto comincia infatti con la morte dell’ex moglie e con la perdita del lavoro, due eventi che ribaltano drasticamente l’esistenza del personaggio, costretto a convivere con i figli e la nipotina e piantato in asso dalla fidanzata. Quando l’equilibrio sembra aver già perso ogni base, ecco che compare il personaggio chiave dell’intero film (non solo dal punto di vista narrativo), la nuova vicina di casa Luisa Tombolini, ragazza alquanto pittoresca che entra nelle vite di Federico e dei suoi figli portando una ventata di allegria e originalità. Se da un lato sarebbe inutile dilungarsi raccontando lo svolgimento della vicenda, peraltro facilmente intuibile, dall’altro è interessante notare le dinamiche della narrazione, ben costruita e diretta, dal ritmo lineare e non eccessivamente dinamico, perfetta a rivelare pregi e difetti del film. Verdone sa raccontare bene le storie, si sa, le condisce con la giusta dose di finzione mista a realismo e le rende alla portata di tutti. Il film risulta leggero, divertente, facile da interpretare ma nasconde una chiave di lettura drammatica che dipinge il mondo attuale in maniera calzante. Se il protagonista fatica ad accettare un lavoro di livello inferiore rispetto ai propri standard, i figli si trovano invece alle prese con una realtà che non dà spazio ai giovani e alle idee, rimangono immobili in una depressione improduttiva, incapaci di trovare il modo per affermarsi in una società difficile. I riferimenti alla situazione italiana sono abbastanza chiari, non c’è dubbio.

Se il Verdone regista non delude le aspettative, il Verdone attore ormai ha fatto la sua storia: il tipico personaggio succube degli altri, un po’ ipocondriaco noto a tutti è divenuto una macchietta trita e ritrita. Anche i figli, interpretati da Tea Falco e Lorenzo Richelmy, non hanno una grande profondità caratteriale. Ma stavolta a salvare la situazione ci pensa la mitica Paola Cortellesi, che rivela la sua bravura con un’interpretazione dinamica e poliedrica, adatta a conferire una certa qualità al lungometraggio. Se dovessimo adattare il titolo al risultato ottenuto, potremmo quasi associare la presenza dell’attrice alla buona stella, sotto la quale si colloca il film.

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