Ted

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Un orsetto di peluche parlante siede a fianco del suo padrone e amico di infanzia (Mark Wahlberg), ormai trentenne, ma non ancora pronto a essere un uomo adulto. Fumano da un bong e si divorano cereali, parlando della vita e delle loro relazioni d’amore (John con Lori, Mila Kunis).

A leggere questa introduzione viene subito in mente Wilfred (con un piccolo cambio di compagno di avventure); invece è il film di Seth MacFarlane, che tutti conoscono per i Griffin e che ha deciso di scrivere, dirigere e interpretare un film tutto suo.

I Griffin, che devono tutto ai predecessori targati Matt Groening, hanno la caratteristica di essere scorretti, stupidi, cinici e di trovarsi in situazioni assurde, il più delle volte raccontate tramite flashback o l’esemplificazione ( “Come quella volta che…”). Insomma, pura ironia in 20 minuti di animazione in cui abbondano citazioni di qualsiasi genere, dalla politica al cinema e ai luoghi comuni mondiali. Trasportare tutti questi elementi in un lungometraggio non è facile, soprattutto riuscire a incastrarli dentro una storia che possa reggere.

E in Ted, infatti, la storia ha delle uscite discutibili, ma quello che importa è il condimento di situazioni e battute, quasi un’infilata di sketch che ricordano, appunto, i Griffin. Ted è volgare, spregiudicato, si diverte a giocare con le parole, dice sempre quello che gli passa per la testa (e più volte è quello che passa per la testa dello spettatore). Si comporta come un personaggio di MacFarlane (è lui stesso a dare i movimenti e la voce all’orsetto così come nei Griffin dà voce a Stewie, Peter, Brian,  Quagmire, Tom Tucker; nella versione italiana è stato doppiato da Mino Caprio – guarda caso, la voce di Peter).

Abbondanti le citazioni, con comparsate di personaggi del calibro di Sam J. Jones, Norah Jones e Tom Skerrit. Ma Ted è una continua citazione di un mondo che appartiene ai giovani di oggi, con tocchi nostalgici a Et, Star Wars, Flash,  al ritmo di vecchi successi degli anni ’80.

Ted distrugge tutti gli ideali di favola romantica, anche se, alla fine, ricade stranamente – per MacFarlane – nell’happy end, che sa di scontato per uno come lui. Comunque Ted raggiunge e sorpassa i limiti della volgarità più volte e riesce a far ridere. Disinteressatevi della storia (che tanto già si conosce) e cercate di cogliere tutte le citazioni o i giochi di parole, godendovi le battute. Poi tornate a guardare i Griffin.

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