The Post

Steven Spielberg sceglie due giganti della storia contemporanea del cinema e li inserisce nel suo nuovo film, The Post, per raccontare il valore della libertà di stampa e della democrazia. Maryl Streep e Tom Hanks incarnano rispettivamente Ben Bradlee (direttore del Washington Post) e Katharine Graham, la prima editrice di un grande quotidiano americano.

Sugli sviluppi dei Pentagon papers, ovvero lo studio segreto sulle strategie degli Stati Uniti nel sud est asiatico dalla fine della seconda guerra mondiale al 1967, si innesta una trama retta interamente dai dialoghi e dalle performance dei due attori.

Come già avvenuto in Tutti gli uomini del presidente, si racconta una fetta di storia americana, composta da torbidi segreti in mano ai presidenti, per parlare in realtà di libertà di stampa e della necessità o meno di pubblicare segreti di stato per sbugiardare anni di politica estera.

Bisogna dunque compiere una scelta: non si può essere direttori di un grande quotidiano e, allo stesso tempo, amico di un uomo di potere come il presidente degli Stati Uniti. Il caso si può ampliare e declinare per tutte le realtà, oltre che agli USA.

Ed è proprio su questo che il duo Hanks-Streep si confronta in dialoghi serrati e pregni, quasi ci trovassimo in una pièce teatrale, dove la scenografia si compone di interni di redazioni o di case lussuose.

Serve poco altro a Spielberg, che si affida alla sua regia narrativa, immediata e semplice. Non certo spettacolare, ma capace di tenere il ritmo e di veicolare la domanda più importante sul ruolo dell’informazione in un’equazione democratica.

Il film ha ricevuto 2 nomination: Miglior Film e Miglior Attrice protagonista per Maryl Streep, che si attesa a 21 nomination totali. Che altro dire di lei? Tra il cast, si notano Sarah Paulson, Bob Odenkirk (Better Call Saul, Breaking Bad tra gli altri), e Jesse Plemons.

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