Exit West

copertina libro exit west

Può il genere fantasy raccontare e descrivere un tema delicato e reale come quello dei flussi migratori? Sì, e il libro di Mohsin Hamid ne è la prova. L’autore de “Il fondamentalista riluttante” ritorna con Exit West, immaginando un mondo in cui ci si può spostare facilmente da un punto all’altro della Terra grazie a delle porte magiche.

Il fantasy, dunque, si percepisce nella magia del teletrasporto, ma è facilmente riconducibile al grande tema di un mondo che, tramite le tecnologie, riesce a collegarsi sempre di più (aerei, computer connessi, videochiamate etc.).

Due giovani ragazzi, Saeed e Nadia, fuggono dal loro paese a causa di una guerra civile aspra e violenta. Hamid non li identifica con stilemi classici dell’immaginario occidentale, ma li rende veri, normali, vicini a noi: Saeed ha la barba, ma non prega, Nadia porta la tunica, ma indossa il casco e sfreccia in moto. Sono due ragazzi come potremmo essere noi tutti, eccezionali nel nostro essere unici.

Il libro, che parla di porte magiche e di una continua ricerca di salvezza, racconta l’incubo di dover abbandonare dietro di sé tutto, dalle persone amate alla propria casa, per arrivare non si sa dove, in un paese straniero dove spesso non si è accettati.

Il mondo di Hamid si apre e si unisce: attraverso le porte arrivano uomini e donne da tutti i paesi e il loro destino si lega per sempre. La visione ottimistica di Hamid non prevede solo un lieto fine, ma pone una questione fondamentale, un bivio che l’umanità di questo secolo deve affrontare: restare attaccati a idee nazionaliste e xenofobe, oppure riconoscersi tutti migranti del tempo e vivere serenamente insieme, passando tutti attraverso una porta.

Non c’è buonismo nel libro: Hamid parla di giovani ragazzi che affrontano il proprio destino senza sapere la destinazione. Non è importante dove si arriva, ma è importante (ri)trovare un’umanità che si sta perdendo in un sempre più crescente razzismo e chiusura mentale. Le porte di Exit West non sono un elemento di fantasia, ma un percorso che tutti affrontiamo, perché la migrazione non è attraverso lo spazio, ma è una migrazione nel tempo, in cui tutti siamo chiamati a rispondere per vivere degnamente e con serenità.

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