Il sogno della macchina da cucire

Chi ama Bianca Pitzorno lo sa: non è soltanto una scrittrice per ragazzi, la definizione sarebbe riduttiva. Benché gran parte della sua opera sia destinata a un pubblico giovane e giovanissimo, l’autrice ama spaziare dal romanzo al saggio, dalla sceneggiatura al racconto illustrato.

Nell’ultimo romanzo, Il sogno della macchina da cucire, dimostra questo suo eclettismo con una vicenda molto verosimile, che sa di racconto della bisnonna e che insegna il valore dell’indipendenza. Dopo un lavoro di documentazione storica e di ricerca di fonti reali, ci trasporta con dovizia di particolari nel secolo scorso.

Il racconto tutto al femminile, con una voce narrante in prima persona, è infatti ambientato all’inizio del 1900, ai tempi in cui il lavoro della sarta a giornata poteva essere una soluzione per una ragazza orfana, nubile e in cerca di indipendenza economica.

La protagonista si ritrova a dover sopravvivere in una città italiana, a prendersi cura di altre persone più sfortunate di lei e, soprattutto, a introdursi come umile lavoratrice presso i signori del luogo.

Nonostante gli sforzi della sartina per rendersi invisibile agli occhi degli altri, la sua forza d’animo e la sua sincerità si fanno notare, nel bene e nel male, e provocano alla ragazza una serie di avventure che la portano a dover prendere decisioni forti, che non erano richieste alle donne in una società così vetusta e attenta alle apparenze. C’è chi, prima di lei, è stato fatto sparire o è stato disonorato per aver espresso opinioni troppo all’avanguardia per i costumi di inizio secolo. La giornalista americana che indossa vesti “maschili” e la giovane nobile fuggita dal marito presso le quali presta servizio per un certo periodo ne sono un esempio.

Ma nonostante gli inconvenienti dell’indipendenza, la sartina non si dà per vinta e affronta con dignità e umiltà ogni momento difficile, ogni prova che le viene sottoposta, fino a raggiungere un capitolo finale che è tutto furoché banale e prevedibile.

La macchina da cucire come oggetto simbolo di emancipazione è una bellissima idea attorno a cui Bianca Pitzorno ha intessuto (perdonate il gioco di parole) la trama, ricamandovi sopra i protagonisti.

Da leggere, regalare e consigliare.

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