Le 12 domande

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L’esperienza e gli interessi che ognuno di noi coltiva sono di certo importanti, ma senza un’istruzione completa e adeguata non si potrà mai andare lontano; le ultime generazioni sono così cresciute con questo messaggio chiaro e distinto, proveniente dalla famiglia e le istituzioni superiori.
Vikas Swarup sembra voler contraddire questo assioma con il suo romanzo d’esordio pubblicato nel 2008: improvvisamente, tutti gli affanni per la conquista di una superiorità intellettuale sembrano venire meno dopo la lettura di questo romanzo.
Da questa storia Danny Boyle ha ricavato il forse più noto The Millionaire, vincitore di 8 premi Oscar, tra cui Miglior sceneggiatura non originale. Il regista di Trainspotting e The Beach ha incantato il pubblico mondiale con le vicende di un comunissimo orfano indiano, Ram Mohammad Thomas,  le quali gli hanno permesso di vincere un milione di rupie nel più famoso quiz televisivo di tutti i tempi.
Le 12 domande sono un vero percorso esistenziale: senza trucchi o inganni il giovane paria risponde correttamente ad ogni domanda: la sua scuola è stata la difficile vita che ha condotto fino a quel giorno, i suoi insegnanti i delinquenti e gli sconfitti incontrati, la sua esperienza le percosse e gli affronti subiti.
Per quanto la versione cinematografica risulti brillante e commuovente, Swarup preferisce raccontarci le avventure del giovane protagonista con toni molto più cupi, delineando, tappa dopo tappa, un ritratto dell’India che vive,  caratterizzata da guerre di religione, estrema povertà e continue contraddizioni; per permettere una maggiore immedesimazione l’autore non tralascia mai nessun tipo di dettaglio e a ciascun personaggio non manca una solida caratterizzazione psicologica; tutto senza mai dimenticare un tocco di comicità quasi grottesca che proviene dall’ironia e dall’ingenuità, a volte sincera e a volte fittizia, di Ram.
Una storia cruda, quindi, che non lascia nulla all’immaginazione, ma non per questo priva di tenerezza, suspense e anche un po’ di sano sentimentalismo.
Danny Boyle ha (purtroppo?)  cambiato notevolmente la sceneggiatura, forse per renderla più romantica e leggera: se pensate, quindi, che la lettura possa perdere un po’ del suo fascino dopo la visione del film, rimarrete piacevolmente sorpresi.

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