Nel mare ci sono i coccodrilli

nelmarecisonoicoccodrilli

Solitamente preferisco i libri che stimolano l’immaginazione, che aiutano a creare nella testa mondi e persone nuove e che riescono a condurmi lontano, a farmi viaggiare lontano dalla mia quotidianità. Questo libro racconta, è vero, di un viaggio, ma di un viaggio che ognuno di noi si augurerebbe di non fare mai a maggior ragione perché ciò che è descritto è tutto tristemente vero.

In una specie di intervista Fabio Geda, giornalista non nuovo a esperienze di questo tipo, mette in sequenza la vita di Enaiatollah Akbari, ragazzo di circa 21 anni: intorno ai nove anni Enaiat lascia l’Afghanistan insieme alla madre che lo abbandona; ingenua e amorevole crede così di offrire al figlio una vita e un futuro migliore e più sicuro di quello che il proprio Paese ha da offrire ad un uomo di etnia hazara, in un affollato albergo-dormitorio pakistano.
Enaiat si trova inaspettatamente a dover fare i conti con sé stesso: lasciare l’infanzia e imparare a destreggiarsi tra il lavoro, l’affitto, e le altre incombenze dei grandi. A “tradire” il suo animo bambino è il sentimento d’innocente invidia che lo colpisce ogni volta che passa davanti alla scuola elementare della città: cerca di girargli intorno il più a lungo possibile per sentire le voci degli scolari che lo rasserenano.

Il Pakistan non è il termine del viaggio: il peregrinare si snoda attraverso i campi di rimpatrio iraniani, le altissime e gelide montagne della Turchia, i lavori di restauro di Atene pre-giochi olimpici; in mezzo a sfruttati e sfruttatori il protagonista non si muove sempre da solo, incontra tanti altri bambini come lui che tentano d’attraversare il Mediterraneo con la paura di cadere in acqua ed essere divorati dai coccodrilli che, a detta loro, ne infestano le acque. Non sappiamo cosa spinga gli altri bambini ad affrontare un viaggio tanto pauroso e pericoloso, forse è lo stesso sentimento che per tanti anni ha mosso Enaiat: la ricerca di un luogo da chiamare Casa, dove crescere senza che ci sia qualcuno pronto a farti del male.

Il viaggio si conclude all’ombra della nostrana Mole Antonelliana: stranamente a dare la tant’agognata sensazione di casa siamo stati noi italiani; grazie a degli incontri fortuiti, siamo apparsi accoglienti e disponibili tanto da non sentire più il bisogno di scappare.

È una strana parte di mondo quella delle Nazioni terminanti in istan: si sa che esistono ma per lo più non si sa effettivamente dove, a ovviare questo problema Dalai ha posto prima del racconto la cartina raffigurante l’intero percorso del protagonista, così da rendere ancora più concreto il tutto. Ma il merito più grande và a Geda che tenta di aprirci una porta sulla realtà dei cosiddetti clandestini, ai più lontana e ignota e lo fà con molta onestà intellettuale. Infatti, a rendere speciale il libro, a mio parere, è proprio il modo, il tono in cui è scritto: semplice, sapientemente si evita di scadere in frasi patetiche, strappalacrime. Il solo racconto di Enaiat è in grado perfettamente di far riflettere, commuovere e non ha bisogno d’esser farcito di frasi lacrimevoli.

Avviso a margine per i giovani lettori: da poco è stata edita anche la versione “junior” del libro, riadattato in forma di fumetto per far conoscere ai bambini quale può essere la vita dei coetanei n giro per il mondo.

Ringrazio il mio amico Federico, meglio noto come Sbrillo, per avermi regalato questo libro e avermi fatto capire la sua passione per le storie dei rifugiati e i loro diritti.

One thought on “Nel mare ci sono i coccodrilli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.