Cronache dal Pianeta dei Morti – Il Dylan Dog del futuro-presente

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Alessandro Bilotta, classe 1977, è uno degli sceneggiatori più apprezzati nel panorama del fumetto italiano. Ha scritto per la Bonelli e poi raccolto per Bao Publishing una serie di storie dell’indagatore dell’incubo ambientate nel futuro.

Le tre storie raccolte nel volume Cronache dal Pianeta dei Morti, edito appunto da Bao, erano già apparse rispettivamente in due Dyland Dog Color Fest (numeri 2 e 10) e nell’albo gigante n°22. Portano tutte la firma di Bilotta e sono disegnate da Carmine di Giandomenico, Daniela Vetro e Paolo Martinello, autore anche della (bellissima) copertina.

Questo tris di storie inaugura la nuova serie del “Dylan Dog del Futuro” che da quest’anno troverà spazio nello Speciale Dylan Dog, appuntamento annuale di formato consueto ma con un numero maggiore di pagine. È un’altra delle iniziative di rinnovamento editoriale intraprese dal nuovo curatore Roberto Recchioni e che hanno visto nell’albo numero 337 l’inizio di una nuova vita per l’indagatore dell’incubo.

Sono tre storie cupe, distopiche, apocalittiche con un Dylan invecchiato e ricaduto nel vortice dell’alcol. Coi capelli grigi sulle tempie e il volto segnato dal tempo vaga in una Londra del futuro, ma che potrebbe essere quella dei nostri giorni, invasa dagli zombie.

Tre episodi che ripercorrono a ritroso le vicende dell’epidemia. Nella prima, Il Pianeta dei Morti, l’ispettore Dog, che ha preso il posto del suo padre putativo Bloch, è a capo di un’unita speciale di Scotland Yard creata per proteggere i “ritornanti” con cui l’umanità è costretta a convivere. Ne Il Tramonto dei Vivi-Morenti cominciamo a capire meglio cosa è accaduto a Londra e che fine ha fatto il vecchio ispettore e soprattutto dov’è finito Groucho. Al mitico assistente di Dylan è dedicato l’ultimo episodio in cui scopriamo com’è iniziato il contagio; Addio Groucho è la più bella, la più triste delle tre storie di questo volume. Aggiungo che è anche quella disegnata e colorata meglio, disegnata a matita e colorata in digitale da Martinello, ha la qualità non del fumetto ma del Graphic Novel. Non aggiungo altro sulle storie per non rovinare nulla a chi volesse leggerle, ma preparatevi a tre storie molto veloci, un po’ cinematografiche (ma Bilotta non sarebbe d’accordo) e soprattutto molto, molto tristi.

In un’intervista rilasciata a Fumettologica, l’autore ha dihiarato di aver voluto rappresentare «una persona che si è persa, che non ha più intenzione di fare nulla, e per un momento ritrova se stessa cercando di tornare ad affrontare le cose nella vecchia maniera. In un modo anche un po’ patetico. Per un momento c’è il riaffacciarsi di un vecchio spirito, ed è questo, forse, che rende la situazione ancora più patetica. Una sola cosa è più triste di qualcuno che si lascia andare alla rassegnazione: qualcuno che prova a fare qualcosa e non ci riesce. Questo volevo rappresentare».

È un Dylan Dog diverso, più moderno, o per dirla ancora con le parole di Bilotta, in questo Dylan del futuro c’è un’evoluzione dei problemi, delle dinamiche e dello sfascio che è scaturito dalla piega che il mondo e la morale ha preso negli anni ottanta, gli anni del vero, ma non per questo dell’unico, Dylan Dog.

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