Il sentimento del ferro

cover libro sentimento del ferro
Il sentimento del ferro, Giaime Alonge

Si può parlare di semplice vendetta, quando si pensa al periodo buio dell’Olocausto? È possibile rispondere alle atrocità commesse nei campi di sterminio da parte dei nazisti, riprendersi la dignità di esseri umani e guardare avanti, semplicemente andando a caccia del proprio aguzzino?

Il romanzo storico di Giaime Alonge tratta il delicato tema della Shoah, intrecciando la narrazione con uno stile pulito e pungente tra l’Europa dilaniata degli anni ’40, il Sud America degli anni ’80, luogo di rifugio di molti nazisti (scienziati e militari soprattutto) e l’Italia del 1982, alle prese con la finale dei Mondiali di calcio.

Hans Lichtblau, maggiore nazista delle SS, durante il genocidio è messo a capo di un programma di ricerca, utilizzando i detenuti dei campi di concentramento come cavie o assistenti. Tra questi, Shlomo Libowitz, un polacco e Anton Epstein, un medico ebreo.
L’avventura inizia da lontano, ma copre tutto il Novecento: Giaime Alonge tesse le vite dei 3 principali protagonisti, facendoci letteralmente viaggiare tra i primi anni ’40 e gli anni ’80. E, nel farlo, apre a ogni capitolo un cunicolo segreto sul Novecento, come recita la fascetta che avvolge il libro, scritta da Wu Ming 1.

Ogni giornata – che corrisponde appunto a un capitolo, racchiude un evento segnante, in grado di sconvolgere il lettore e apre numerose riflessioni sul tema che corre lungo tutto il romanzo: il senso di vendetta e il suo effettivo valore in un evento così drammatico che non ha risparmiato alcuno.

Il male, incarnato nelle figure di Lichtblau, Himmler, Eichmann, Heydrich e altri gerarchi nazisti, rompe tutti gli schemi di umanità possibili e cancella la giustizia. Rimane, dunque, una giustizia sommaria, tardiva, che non passa dai tribunali. Perché tutti coloro che sono passati dai campi di sterminio hanno subìto qualcosa di troppo grande, troppo malvagio. I superstiti, che portano su di sé il senso di colpa dei sopravvissuti, non hanno più il senso di appartenenza e quello che resta è un nome, quello del proprio carnefice.

Alonge crea un’avventura immaginifica ricca di significati, di domande e lascia una prospettiva ribaltata, dove le vittime non trovano pace, né vera giustizia, ma sono costretti ad affrontare il proprio vissuto e l’incapacità di “tornare come prima”.

Nello sfondo, l’ascesa Nazista, gli esperimenti scientifici scriteriati, il crollo in Russia e l’invasione dell’Armata Rossa (implacabile, violenta, terribile anch’essa), la messa in salvo delle figure più alte nella gerarchia Nazista – vedere l’operazione Paperclip, per esempio, un’Europa che dopo la Guerra è nel caos. In tutto questo si muovono i protagonisti, in un perfetto intrecciarsi temporale che è come una danza macabra del secolo scorso.

Giudizio dell'autore:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.