Stephen King

SpecialeAprile

Il Re dell’horror non ha bisogno di presentazioni, perché la sua fama è ormai assodata e King risiede sicuramente nell’olimpo dei grandi scrittori del genere. La passione nasce fin dai primi anni, quando inizia a leggere i racconti di Poe, di Lovercraft e di colui che definirà in seguito “il suo maestro” : Richard Matheson. All’università riesce a farsi pubblicare i racconti su alcune riviste, ma il vero successo lo raggiunge con la prima stesura di un romanzo nel 1974 (dopo molti insuccessi): si tratta di Carrie.

E’ l’inizio di una lunghissima carriera, di successi, ma anche di periodi davvero negativi per il Re : dal gravissimo problema di alcolismo, fino all’incidente del 1999, quando viene investito e rischia seriamente la morte. Una carriera incredibile, che ancora continua ancora oggi, con la pubblicazione dell’ultimo romanzo “The Dome”. Sono passati 36 anni da “Carrie“; 36 anni di racconti horror, di romanzi memorabili rimasti impressi nell’immaginario collettivo. Come dimenticare il terrificante pagliaccio e il sangue che sgorga dai lavandini di “It”, il Lincoln Tunnel buio e pieno di cadaveri de “L’ombra dello scorpione”, il mastodontico John Coffey del “Miglio verde”, gli animali infernali di “Cujo” e “Pet Sematary”, i folli protagonisti di “Shining”, “Misery ” e “Cose preziose”, l’auto assassina di “Christine- la macchina infernale” e ancora gli alieni di “Le creature del buio” e “L’acchiappasogni”. Senza contare le raccolte di racconti brevi intrisi di sangue, angoscia, terrore e morte, tra cui “Scheletri”, “Incubi e deliri” , “Tutto è fatidico”, “Stagioni diverse” e “Quattro dopo mezzanotte”.

Stephen King ha uno stile unico: qui in Italia dobbiamo ringraziare e lodare il lavoro del fedele traduttore che lo ha sempre seguito, Tullio Dobner. Il mondo di King attrae il lettore e lo fa cadere letteralmente dentro la tensione, che raramente si riesce a provare leggendo un libro. La particolare abilità del Re sta anche nel creare personaggi ben definiti, con una psicologia delineata pronta ad essere messa in crisi da avvenimenti fuori dalla norma. L’elemento horror è inserito in modo tale da sembrare possibile, tale da essere temuto anche una volta aver chiuso i libri e aver spento la luce. Le tenebre sono il nascondiglio ideale per tutte le nostre paure, risvegliate dalle parole sferzanti del Re. Non a tutti piace il genere, ma data la grande mole di romanzi scritti, è possibile variare la “quantità di sangue” presente, evitando così spiacevoli letture e un allontanamento ingiusto dall’autore. Infatti molti romanzi si basano sì sul terrore, ma non sullo splatter o sul sangue.

La più grande fatica di King è stata la stesura di una delle più belle e coinvolgenti serie mai scritte. Parere esagerato per chi non ha mai aperto “La Torre Nera”, ma una volta entrati nel mondo del cavaliere Roland, cambierete idea. Composta da 7 volumi, la serie narra il lungo viaggio di Roland, appunto, mescolando horror, western e fantasy insieme, per una storia straordinaria, racchiusa all’interno di quel mondo descritto più volte da King in altre sue opere. La serie è stata infatti definita il “magnum opus” di King – oltre ai sette romanzi che compongono la serie, molti dei suoi altri romanzi sono collegati alla storia, introducendo concetti e personaggi che entrano in azione con il progressivo andamento della serie. L’enorme fatica di King è costata più di 20 anni, con alcuni ripensamenti e lunghi blocchi, in attesa dell’ispirazione; ma portare a termine un’opera del genere deve dare una soddisfazione incredibile, perché sai di lasciare un segno e di aver creato qualcosa di nuovo, qualcosa di magico e fantastico.

Il cinema si è interessato alle opere di King, ma non sempre ha avuto la capacità di trasmettere emozioni (soprattutto quando c’è lo zampino di King stesso, che dietro la macchina da presa non ha lo stesso talento). Solo in pochi sono riusciti, e quei pochi sono autentici geni del cinema: Frank Darabont per “Il miglio verde”, Stanley Kubrick per “Shining”, Rob Reiner per “Stand by me” – adattamento di “Stagioni diverse”- e “Misery non deve morire”. Ci sono tanti altri titoli, ma rovinano soltanto la bellezza dei romanzi, un esempio su tutti il film “It”, che distrugge un capolavoro e la capacità di descrivere la vita di bambini e adulti di King. Hanno avuto più successo le mini serie-tv, tratte dai racconti brevi e con una qualità migliore rispetto ai flop dei film.

Nonostante la bravura dei registi citati, King va prima di tutto letto, amato e conosciuto attraverso le sue storie, attraverso i personaggi, che rimangono in testa, che si raccontano e raccontano le proprie paure attraverso le emozioni. Emozioni scaturite dalla penna del Re dell’horror, un autore che potrebbe accompagnarvi per una buona parte della vostra vita letteraria.

3 thoughts on “Stephen King

  1. Ecco, King è uno di quegli autori di cui mi rammarico di aver letto poco. Ho visto un po’ di film, letto qualche libro (“Desperation” e “Misery”, un capolavoro), ma mi sono bastati per innamorarmene.
    Chissà se avrò mai le palle di affrontare “La torre nera”!

  2. Ti consiglio davvero di leggere la saga della Torre Nera. Iniziala d’estate, quando non hai molto da fare e sei lontano da internet e console varie! Io l’ho cominciata d’estate e non smettevo più di leggere (in spiaggia, in piscina etc.). I 7 tomi possono sembrarti insormontabili,ma in realtà quando arriverai alla fine ti spiacerà non avere un altro libro da cominciare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *