Band of Brothers

copertina band of brothers

Il padrone pressoché incontrastato di Hollywood Steven Spielberg ha dimostrato nel corso degli anni di avere una forte passione verso tutto ciò che riguarda la seconda guerra mondiale, e più volte ha avuto modo di mettere al servizio di queste storie la propria arte. L’Europa nazista è stata analizzata e raccontata secondo diversi punti di vista: la stravagante ossessione di Hitler per l’occulto contrastata dal professor Jones, il terribile tentativo di annientare un intero popolo nei nomi presenti sulla lista di Schindler e infine la missione, quasi suicida, di un manipolo di uomini guidati da Tom Hanks alla ricerca del giovane soldato Ryan.

Anche dopo l’Oscar per “Salvate il soldato Ryan” Spielberg ha sentito che il racconto non poteva dirsi terminato: nel 2001 si allontana dal grande schermo e posa la macchina da presa per vestire i panni, comunque non nuovi, del produttore, proprio al fianco dell’amico fraterno Hanks, per girare una mini serie televisiva dedicata ai soldati che, lasciata casa, si sono impegnati per sconfiggere il Nemico.

Sono 10 gli episodi che raccontano le vicissitudini della Compagnia Easy del Secondo Battaglione, 506º Reggimento di fanteria paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell’esercito degli Stati Uniti dal duro addestramento, passando per il lancio che ha proceduto lo sbarco in Normandia (secondo i piani i paracadutisti avrebbero dovuto, tramite il loro lavoro, rendere più facile l’arrivo delle navi sulle coste francesi…ma i piani non sempre riescono) fino alla resa dell’esercito tedesco con la conquista della rocca forte di Hitler, il cosiddetto “nido delle aquile”. Se davanti alle suddivisioni in battaglioni, reggimento etc.. non sapete bene come orientarvi sappiate che è molto comune, io ho finito la serie e ancora non ho capito bene come effettivamente è strutturato l’esercito americano: l’importante è ricordarsi il nome della Compagnia Easy e dei membri che l’hanno resa una leggenda.

Con “soli” 120 milioni di dollari il duo Spielberg e Hanks (anche regista di uno dei capitoli) ha fatto, a mio avviso, un ottimo lavoro: effetti speciali ben usati e efficacemente inseriti nel racconto, fantastica resa dei paesaggi di un’Europa, che probabilmente non esiste più, e soprattutto personaggi credibili a cui è facile affezionarsi. Sarebbe stato comodo attingere al pozzo della tipica retorica americana, fatta del cliché della bandiera a stelle e strisce sventolante fiera di ciò che rappresenta, ma per fortuna non si è fatta troppo sentire, ha lasciato il posto a un racconto nudo e crudo di quanto letteralmente “fa schifo” combattere in guerra e di quanto sia degradante, per l’essere umano, uccidere ed essere uccisi. I personaggi diventano famigliari per lo spettatore non perché si distinguono in battaglia con chissà quali azioni spavalde e fuori da ogni logica, ma perché con battute, indecisioni e paure dimostrano di essere vulnerabili e di non credere poi così tanto nel dio della guerra.

Quindi un esperimento ben riuscito, che è riuscito a placare Spielberg? No, infatti la proficua ossessione di Spielberg per la seconda guerra mondiale non si è esaurita ed è riaffiorata nel 2010 dando vita ad una nuova serie dedicata ai combattimenti avvenuti nel Pacifico, per questo intitolata “The Pacific”….non ci resta che guardarla e magari fare un confronto tra i due progetti.

“Da oggi, fino alla fine del mondo, noi che siamo qui verremo ricordati. Noi pochi fortunati, noi banda di fratelli. Perché colui che oggi è con me e versa il suo sangue sul campo, colui è mio fratello” (dall’ Enrico V di W. Shakespeare, atto IV, scena 3)

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