Billions

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Billions è una gradevole sorpresa. La serie tv del canale Showtime, come si evince da titolo, tratta di un intricato duello a distanza tra il miliardario Bobby “Axe” Axelrod (Damian Lewis) e il procuratore distrettuale Chuck Rhoades (Paul Giamatti); il mondo della finanza, fatto di sotterfugi, affari, soffiate e fondi speculativi non è certamente dotato di grande ritmo e difficilmente è una tematica attraente (a parte per i patiti).

Quando si credeva di abbandonare per troppi sbadigli dopo due dialoghi in cui a fatica si seguono i movimenti finanziari, in poco ci si trova alla fine della seconda puntata. Merito principale va attribuito a i due protagonisti, mostri di recitazione e di interpretazione; Axelrod e Rhoades sono affiancati dalle rispettive mogli: Lara Axelrod (Malin Akerman) e Wendy Rhoades (Maggie Siff), quest’ultima lavora per l’azienda di Axe.

Gli elementi di partenza ci sono già tutti e la questione morale si fa presto in primo piano: da una parte un miliardario che non si fa scrupoli a fare nuovi soldi grazie alle sue profonde conoscenze finanziarie e ai tanti legami con i soci; dall’altra l’impossibilità del procuratore di assumere un atteggiamento umano per perseguire qualsiasi persona meriti di essere processata.

Chuck Rhoades, inoltre, non ha mai fallito un colpo: riuscirà a mettere tutta la sua carriera in gioco per incastrare Axe? Già nelle prime puntate i due si sfidano, dapprima a viso aperto in una sorta di sceneggiata teatrale, in seguito con giochi di incastri, inchieste, acquisizioni e doppio gioco.

In campo c’è quindi tutta l’astuzia dei due personaggi, mentre alle loro spalle le famiglie vivono una vita consapevole di quanto sta accadendo (principale problema è Wendy, psicologa al servizio di Axe).

Non ci si deve far spaventare dalla tematica “ruvida” della finanza, ma lasciarsi prendere dai dialoghi (fantastici) e dalla sfida che prende subito piede a pochi minuti dall’inizio. Chi incastrerà l’altro? Inizia una bellissima partita di scacchi che, al contrario di quanto si possa pensare, è tutt’altro che soporifera.

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