Downton Abbey

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Trasmettere la propria passione attraverso il piccolo schermo non sempre porta al successo di una serie televisiva. Ogni autore deve tenere questa regola ben presente. Perché un telefilm funzioni è necessario partire da basi solide ma soprattutto costruire un’impalcatura degna di esse. Ecco come il produttore Gareth Nemae e lo scrittore Julian Fellowes sono riusciti a erigere non una semplice impalcatura, bensì un intero palazzo con la serie cult Downton Abbey.

Le basi erano solide: nel 2010 partendo da un’idea semplice – che inizialmente presupponeva la trasposizione televisiva del romanzo di Fellowes Snob – è nato un progetto ben delineato, che aveva lo scopo di narrare le vicende di una nobile famiglia inglese e della sua servitù nei primi anni del ventesimo secolo.

Per aggiudicarsi il favore di pubblico e critica, però, non bastava la semplice idea. Servivano una trama ben scritta, protagonisti interessanti e ambientazioni realistiche. A quanto pare l’impresa è andata a buon fine, considerando – solo per citare i premi più celebri – tutti i Bafta, gli Emmy, i Golden Globes vinti e perfino il Guinness dei primati nel 2011 come show dell’anno più acclamato dalla critica. Con tre serie già trasmesse e concluse e la quarta in fase di riprese, Downton Abbey è un vero e proprio successo mondiale e per questo è doveroso analizzarne ogni dettaglio per scoprire la qualità del lavoro svolto dall’intera troupe e dal cast.

La storia si avvia con la notizia dell’affondamento del Titanic nell’aprile 1912, data che decreta l’inizio dei cambiamenti all’interno dell’equilibrata e nobilissima famiglia Crawley. Il conte di Grantham Robert Crawley, infatti, trovatosi senza un erede maschile diretto (l’ultimo è morto nel naufragio), si vedrà costretto ad accogliere un lontano cugino, Matthew Crawley, avvocato borghese dalle idee innovative, accompagnato dalla madre.

Ma questo è solo l’inizio. La trama è suddivisa in due filoni differenti: da un lato vediamo la storia della famiglia, in continua lotta con i cambiamenti dell’Europa in quegli anni; dall’altro, invece, scopriamo un intero mondo tra le fila della servitù di Downton Abbey, la tenuta dello Yorkshire in cui è ambientata ogni vicenda. Questa divisione è resa molto bene a livello scenografico, con una scelta delle ambientazioni ben calibrata su ogni singolo protagonista.

Se i drammi della nobile famiglia avvengono tra un salone riccamente arredato e una camera da letto grande come un bilocale, le avventure dei camerieri e dei valletti si svolgono nei corridoi del piano di sotto, in cucina e nelle strade del paese di Downton. Con il procedere della serie questa netta separazione tende a disperdersi sempre di più, a volte addirittura ad annullarsi, rendendo così ogni scena imprevedibile e molto interessante. I molteplici punti di vista ruotano sempre attorno a un paio di situazioni importanti poiché l’avvenire della famiglia Crawley si intreccia inevitabilmente con le sorti di tutti gli abitanti della magione.

La serie è resa ancor più dinamica dalla variazione cronologica voluta dai creatori che, invece di fossilizzarsi su un unico decennio, hanno voluto offrire al pubblico uno scorcio più ampio del 1900. Prendendo come riferimento alcuni dei principali avvenimenti europei, la serie percorre la storia internazionale in maniera fedele: dal 1912 si passerà velocemente alla prima guerra mondiale – di cui vengono ricostruiti alcuni momenti molto toccanti – fino ad arrivare al dopoguerra avanzato. Il cambiamento non è facile da affrontare a livello di regia: ogni periodo storico mostrato è caratterizzato da uno stile differente, da elementi e personaggi mutevoli. E, proprio come nella storia, chi non cambia non avanza.

Downton Abbey, il palazzo immenso che dà il titolo alla serie, è costantemente in rinnovamento: con l’espandersi della famiglia ospita i nuovi arrivati, durante la guerra si trasforma in un centro di accoglienza per soldati feriti, infine diverrà il centro propulsore delle nuove mire imprenditoriali dei Crawley.  Lo stesso vale per i suoi abitanti, che svilupperanno una tempra sempre maggiore, adattandosi ai cambiamenti storici e alle nuove esigenze del Paese. Il cast è un’altra scelta vincente, con una punta di diamante non da poco, l’eccellente Maggie Smith nei panni della contessa madre del conte di Grantham; ogni protagonista si distingue per l’ottima interpretazione recitativa e il merito va riconosciuto anche al creatore della serie che ha dipinto numerosi personaggi completi e dalla molteplici sfaccettature caratteriali, in grado di sorprendere lo spettatore a ogni puntata. Infine, una lode va a i costumisti, che ripercorrono tutta la moda del periodo mostrato con grande amore per la cura dei dettagli: il passaggio dai castigati abiti del primo novecento ai look scanzonati degli anni ’20 è reso magnificamente.

La parola più giusta per esprimere il grande valore e il segreto del successo di Downton Abbey è cambiamento. Una serie così non sempre si vede sugli schermi.

E finiamo con la mitica colonna sonora:

Giudizio dell'autore:

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