San Remo 2012

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La 62esima edizione del Festival di San Remo è iniziata da due giorni, ma, c’è da dire, ce ne siamo accorti solo ora. La prima serata, infatti, è stata tutt’altro che una serata di musica e di canzone italiana.

Eppure alla Rai hanno provato a convincerci, a farci credere che la nuova edizione sarebbe stata come le altre: una grande festa della musica. Hanno provato mandando in onda una puntata speciale di DA-DA-DA, dedicata appunto alla storia del Festival. Quasi un autogol. Perché è inutile rifarsi alle edizioni precedenti (quelle più vere, più sentite): il Festival di San Remo non ha più senso. Il problema è che ce lo dicono chiaramente anche loro, presentandoci un programma che non è più dedicato alla musica, ma è un insieme casuale di eventi, in cui spicca la grande omelia del Professor Celentano. Governo tecnico di professori, Festival di San Remo tecnico di professori.

Già qualche settimana prima degli esordi non si faceva altro che parlare di Celentano, del suo cachet, del suo contratto vincolante, delle aspettative per i suoi interventi. Ma chi canta a San Remo? Chi sono le giovani promesse della musica italiana? Chi parla, insomma, di musica? Nessuno.

La prima puntata si apre con un siparietto tragicomico di Luca e Paolo, che presentano una canzoncina uguale a quella dell’anno scorso, mascherata questa volta dall’ipocrisia di voler colpire chiunque. Ma il tema è sempre lo stesso: Berlusconi. Nell’affermare, anzi cantare, che senza l’ex premier non ci sono più idee, fanno una bella critica al basso livello della satira (senza più idee), ma allo stesso tempo ricascano in quel disperato bisogno di parlare di Berlusconi, senza in realtà aver nulla di nuovo da dire. L’ironia ci sta. Ma non per più di quaranta minuti. Il festival non parte: non si vede il presentatore, non si sente cantare.

L’andamento della serata è noto a tutti: Morandi è un grande, cerca come può di capitanare una nave che affonda, senza abbandonarla (non tutti siamo Schettino in Italia); Rocco Papaleo mette la sua giusta dose di ironia (battute divertenti come : “Adriano Celentano è stato un genio ad ospitare il Festival di San Remo al suo programma”).

Il molleggiato entra e fa la predica, pontifica, ammonisce, fa dichiarazioni improbabili, inimmaginabili. Celentano è, anche lui, una figura storica per la musica italiana e per lo spettacolo, ma certe cose non possono essere accettate. Non è questione di schieramenti politici; la questione è che abbiamo assistito ad un delirio di un’ora e venti minuti che ha spezzato lo spettacolo e ha fatto sì che alcuni cantanti si esibissero dopo la mezzanotte, quando il pubblico si era ormai stufato o si era accontentato del molleggiato. E la musica dov’è?

Giustissima la scelta di far impersonare a Elisabetta Canalis l’Italia. Siamo ridotti a questo: l’Italia viene continuamente rappresentata come una valletta, come una velina. Tutti contenti, tutti che applaudono quando Celentano cerca il suo bicchiere, tutti che applaudono quando dichiara che Avvenire e Famiglia Cristiana devono essere chiusi, quando farnetica su Dio e sulla politica, quando da apertamente del deficiente a un giornalista che fa il suo mestiere. Applausi e felicitazioni, perché conta lo share, che schizza quasi al 50%.

Il giorno dopo, però, i vertici Rai si spaventano per le reazioni e commissariano il Festival. Nessuno sa che cosa vuol dire, nessuno capisce chi sia commissariato, ma il carrozzone va avanti. Celentano non si fa neanche vedere, e Gianni tiene il timone come può, creando aspettative e chiamandolo sul palco – senza ricevere risposte.

E tutti siamo costretti a parlare di queste faccende inutili, dando spazio a villani, cafoni, falsi professori, veline, vallette, problemi tecnici, share, applausi. Un’edizione da dimenticare, con le stesse persone dell’anno scorso, prese all’ultimo come nemmeno l’ultimo giorno di mercato di calcio ad agosto.

Diamo spazio alla musica, per poco. Seguite il link per vedere chi c’è in gara. Sarebbe strano dire di guardare il Festival per ascoltare le canzoni, perché da un momento all’altro potrebbe spuntare un Celentano qualunque e prendersi lo show. San Remo è San Remo, sì, ma fa ribrezzo.

5 thoughts on “San Remo 2012

  1. Sono daccordo ma non dimentichiamo, come dici tu, che alcuni che cantano ci sono ancora. Io di questa edizione ho visto ben poco, ma non mi sono persa l’esibizione di Samuele Bersani!

  2. Ieri si è esibito con Goran Bregovic per cantare Romagna mia…! Uno strano risultato. Ho sentito alcune canzoni in gara, ma non ho trovato quella da difendere fino alla fine…anzi!

    Non sono ancora riuscito a guardare una serata intera di San Remo, è troppo imbarazzante…sembra uno spettacolo allestito a caso. Del resto se tra gli autori figurano personalità come Moccia… Poveri noi, povera la canzone italiana…

  3. Se persino Morandi non riesce a fare bella figura vuol dire che c’è qualcosa che non funziona a livello di copione, non so come dire. Per non parlare della regia. Non c’è stato uno stacco pubblicitario introdotto come dio comanda: è SEMPRE stata inserita interrompendo il conduttore che cercava di cianciare a vuoto in attesa di ricevere istruzioni.

    L’aspetto musicale è da non considerare nemmeno, è chiaro che è solo un pretesto. Dice bene Papaleo, quella battuta è molto acuta.

    Superando la (non-) questione (non-) musicale, è un festival sbagliato in ogni suo aspetto, fatte salve scenografia e coreografia. Infatti ciò che si salva di questa edizione è solo l’aspetto esteriore, l’apparenza. Per quanto riguarda i contenuti… passate l’anno prossimo. Nel 2012 ci propongono una Bertè separata alla nascita da Richard Benson che canta una canzone abbastanza terribile, ci propinano i Matia Mazar in trasferta temporale dagli anni ’80 (non solo il look: la canzone!), la figlia di Zucchero (una delle meno peggio), Lucio Dalla… E agli artisti seri alla fine si dà il contentino del premio della critica, non di più.

  4. Effettivamente c’è poco da salvare. Quello che più mi stupisce ogni anno è l’imbarazzo generale dei presentatori, delle vallette. Non è possibile che ci siano sempre tempi morti, pause (alla Celentano) in cui davvero sembra che non si sappia bene che cosa fare. Eppure il gobbo è molto dettagliato…Forse è proprio la dipendenza dal gobbo che non permette di essere naturali.

    Ho sentito un po’ di canzoni, ma sono quasi tutte orrende. La coppia Berté-D’Alessio sembra Alien vs. Predator… Robe imbarazzanti.

    Dovrebbero chiudere e basta. Altro che dare soldi al molleggiato…

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