Sanremo 2010

sanremo2010

Sessant’anni tondi tondi. E il Festival più famoso d’Italia non si è fatto mancare niente per il suo compleanno. Polemiche – prevenute – sulla conduzione, giri di cocaina, Première Dame che si risentono per essere citate in un ritornello, Principe – di chi non si sa – che s’improvvisa cantante ed intasa i programmi televisivi prima ancora di aver intonato una nota, politica e par condicio infranta, tecnici RAI che finalmente salgono sul palcoscenico e ricevono i meritati applausi, sensuale spogliarello, e poi orchestrali in rivolta e un pubblico mai così acceso che non si trattiene dall’urlare “venduti” scoprendo i vincitori della kermesse.

Sanremo è arrivato come ogni anno, e come ogni anno le sue cinque giornate sono volate via fra picchi d’ascolti inimmaginabili – malfidenti! – e senza precedenti, ma, a differenza degli altri anni, un Sanremo come quello di quest’anno non ce lo scorderemo facilmente.

Al timone dell’evento, Antonella Clerici. Bella e materna, ironica ed autoironica, sempre pronta a mettersi in gioco pur di divertire e divertirsi; non ha avuto il timore di cimentarsi nel French can can accanto alle ballerine del Moulin Rouge, di indossare abiti succinti di pelle nera per ballare sulle note di Bob Sinclair, di diventare blu come i protagonisti di Avatar, né tanto meno di intervistare la Regina Rania di Giordania rivolgendole domande da donna a donna o scivolare in gaffe dal doppio senso palese, che però hanno strappato una gran risata a tutti quanti. Una Clerici che, dopo una partenza ingessata della prima serata, si è sciolta dimostrando di poter gestire egregiamente il palcoscenico dell’Ariston senza bisogno di “sconosciute e mute” vallette e, soprattutto, di poter battere il tanto temuto record portato a casa da Bonolis il precedente anno. Alla faccia di Del Noce che aveva dichiarato la morte del Festival e, soprattutto, aveva relegato uno dei volti più celebri ed amati della nostra televisione “in pensione” dal suo programma di successo.

Tanti ospiti stranieri ed italiani nel susseguirsi di serate, dalla straordinaria sfilata di cantautori italiani alla latina Jennifer Lopez e il brutto anatroccolo dalla voce d’oro Susan Boyle, e poi Tokio Hotel per gli adolescenti e Cassano per gli amanti del pallone. Ma le vere protagoniste delle serate sono state le canzoni e gli interpreti. Canzoni che, al primo ascolto, tranne qualche eccezione, sembravano aver difficoltà ad entrare in testa, ma che man mano sono diventate il sottofondo quotidiano volutamente ricercato. Canzoni giudicate dalla giuria demoscopica, dagli orchestrali e dal – maledetto – televoto. Televoto che ha riammesso in gara il trio Pupo – Emanuele Filiberto – Canonici e il figlio di Amici, Valerio Scanu. Televoto che ha portato sul podio Scanu, il trio e Marco Mengoni, anche quest’ultimo vincitore di un talent show. Televoto che ha scatenato la rivolta al teatro Ariston: gli orchestrali, per la prima volta nella storia, hanno espresso il loro disappunto lanciando gli spartiti per protesta, perché concordi con i fischi provenienti dal pubblico che non si capacitava di un tale esito. Reazione dell’orchestra giudicata come “poco professionale” dal capostruttura della RAI, Antonio Azzalin, ma che al contrario trova tutta la solidarietà e appoggio del pubblico, perché la domanda che viene da porsi è se è più professionale il voto di un orchestrale o quello di una quattordicenne che invia un sms per il proprio beniamino. Così si rimette in dubbio la validità del televoto perché, se le compagnie telefoniche gongolano a suon di 0.75 centesimi di euro per ogni sms inviato, quel che viene messo in crisi è il criterio di bravura. E’ il secondo anno che il Festival della canzone italiana viene vinto da uno dei pupilli dei talent show, tanto seguiti dagli adolescenti che, credo di poter affermare con certezza, sono gli unici ad inviare messaggi per regalare la vittoria ai propri (momentanei) idoli. Ma se la vittoria a suon di messaggi può essere accettata nei talent show, questa non può esserla altrettanto a Sanremo dove – almeno qui! – dovrebbe vincere la bravura, l’originalità, lo stile e non la bella faccia e quella fumosa ed effimere notorietà regalata dalla sovraesposizione mediatica. Perché siamo proprio sicuri che Scanu, Mengoni e Maiello (vincitore della sezione giovani) sarebbero arrivati in finale se non fossero già volti noti al pubblico più giovane? Discorso a parte per la canzone di Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici (che è l’unico che salviamo!) che non si capisce come sia arrivata in finale se non elaborando complesse trame da film che evitiamo di narrare in quest’articolo, ché tanto son cose che abbiamo pensato tutti, Clerici compresa probabilmente. Perché è proprio la Clerici la prima a non nascondere la propria delusione, ma si limita a lasciarsi consolare facendosi accompagnare nell’esecuzione della celebre canzone per bambini “Le tagliatelle di Nonna Pina” e così, come aveva iniziato, risale sulla sua “navicella spaziale” chiudendo il Festival musicale più discusso, senza forse rendersi conto che, se a Sanremo non vincono mai le canzoni che piacciono alla gente, l’unico vero successo che nessuno dimenticherà è il suo. Chapeau, Antonella!

Ed anche quest’anno, perchè Sanremo è Sanremo!

8 thoughts on “Sanremo 2010

  1. concordo in pieno! Negli ultimi anni Sanremo ha premiato solo volti già noti nei talent show che, si sa, non premiano spesso il vero talento. E finché le vittorie immeritate rimangono all’interno di tali show possiamo anche passarci sopra; ormai gli autori sono alla ricerca della polemica e della bella presenza. Ma quando il fenomeno si ripresenta a Sanremo, la canzone italiana scade abbastanza.. e per fortuna che almeno questa volta il volto noto (Valerio Scanu) sapeva cantare. Perché, non so se ricordate, l’anno prima aveva vinto Marco Carta, che di note ne azzecca la metà e di parole italiane nemmeno un terzo.. e meno male che Sanremo è il festival della canzone italiana.. forse dovremmo rivedere i nostri standard linguistici e non solo canori.

  2. Il dramma è che a me non è piaciuta neanche la canzone di Valerio Scanu, e non lo trovo neanche così bravo da poter raggiungere la vittoria sanremese. C’erano cantanti molto più bravi meritevoli di vincere! Ma i gusti canori sono un altro discorso, in fondo. Sono contenta, comunque, di trovarti d’accordo sulla faccenda del televoto.

  3. Per i partecipanti di Sanremo l’avventura non finisce qui. Per fortuna per alcuni e purtroppo per altri, sarà il mercato discografico a decretare il vincitore economico della kermesse (con tutta probabilità, la meta più ambita dai cantanti in gara).
    In tutta onestà, non sono molto d’accordo sul fatto che Antonella Clerici sia stata all’altezza della situazione. L’ho trovata piuttosto goffa e legata nella conduzione per l’intera settimana (oltre che vestita in maniera pessima; “sembrava un Ferrero Rocher enorme” -cit.) e non l’ho trovata neanche così “presentatrice della porta accanto”. Informalità non vuol dire banalità (chiedere come si cucinano i biscotti al cioccolato a Rania di Giordania, donna impegnata nell’umanitario soprattutto per la fame nel mondo, mi sembra un po’ grottesco).
    Per il resto, condivido molto dell’articolo che hai scritto =)

  4. Avendo seguito Antonella Clerici da diverso tempo, in diversi suoi programmi, credo di poter affermare con una certa sicurezza che quel che hai detto fa parte di quello che possiamo definire “il suo stile”, quello stile che piace. La Clerici è semplice (e talvolta sempliciotta, più o meno volutamente) e goffa, non pretende di fare la vamp ma si comporta esattamente come la donna media italiana – e credo che sia davvero questo il motivo per cui piace a tante persone, donne soprattutto. L’intervista a Rania di Giordania ha trattato ugualmente un tema importante, ha portato avanti il messaggio della Regina (e senza scadere nel triturato “già detto” solito, tipico di programmi come Porta a Porta ad esempio), ma credo mirasse ad evidenziare che dietro una donna di tanta importanza c’è comunque una moglie, una madre… Ha mostrato un suo lato che, normalmente, non viene raccontato alle persone; ha avvicinato una Regina alle persone comuni, penso.
    Per quanto concerne gli abiti, ho volutamente evitato di trattare il tema nell’articolo; neanch’io sono rimasta entusiasta del look (ad eccezione dell’abito nero dell’ultima sera e di quel completo di pelle nera con Bob Sinclair) perchè credo non la valorizzasse come, invece, meriterebbe; tuttavia credo sia un appunto da portare a Gai Mattiolo, lo stilista, che penso abbia già dovuto spiegare tali scelte a più di un programma contenitore pomeridiano.
    Infine, se fai riferimento all’articolo/pagella stilata da A.Grasso… Mi trovi d’accordo su pochi punti: trovo sia solo un versare acidità gratuita su un programma che, nel bene e nel male, ha fatto parlare di sè ed è stato seguito da milioni di persone; ma Grasso è fatto così ed ogni tot deve scivolare ad un livello di PH pari a 3.

  5. Sono d’accordo sul fatto che la Clerici sia più allineata alla donna italiana media rispetto ad altre, anche se non credo che questo sia stato decisivo per la riuscita del festival (come sostengono in molti).
    Sì, mi riferivo alle pagelle di Aldo Grasso. Effettivamente, è vero che in molte occasioni i suoi commenti sono da zitella acida, però credo che in questo caso il messaggio sia quello di deamplificare commenti eccessivamente entusiastici sul festival, quando ci sono stati dei fattori “esogeni” che comunque hanno influito sugli ascolti, come la mancata contro-programmazione da parte di Mediaset o la partecipazione dell’ignobile trio.

  6. Al successo del Festival ha contribuito lo stile della Clerici, ma non solo; senz’altro il modo in cui le serate sono state organizzate ha aiutato molto. Ho trovato geniale iniziare ogni serata con “uno spettacolo dentro lo spettacolo” perchè attraeva maggiormente il pubblico.
    Riguardo alla mancata contro-programmazione, la cosa non mi stupisce più di tanto dato che in Italia, per il sistema televisivo che abbiamo, non è nulla di nuovo; è raro trovare una vera contro-programmazione in generale, non trovi? RAI e Mediaset si rincorrono e fanano a gara con strutture di palinsesto veramente inclassificabili. Un vero caso a parte rispetto alla realtà televisiva degli altri paese. Comunque, per quanto riguarda strettamente il caso di Sanremo, “giustifico” la mancanza di contro-programmazione con il fatto che Mediaset ha avuto il suo gran ritorno d’immagine grazie alla presenza (e, ahimè, vittoria) di Scanu. In fondo ora come ora tutti parlano di Amici, talent show e parenti (è sufficiente vedere la copertina dell’ultimo TV Sorrisi e Canzoni).

  7. Bella recensione del Festival, sono d’accordo con buona parte e concordo sul fatto che alla buona riuscita di quest’anno la Clerici sia servita molto, nel suo essere così goffa e simpaticona, a mio parere una delle migliori presentatrici di oggi, così ordinaria ma così brava… E in quel completino nero sulla musica di Bob Sinclair era favolosa!!!

    Detto questo, canzoni davvero belle quest’anno, qualità superiore di sicuro al precedente e anche a molti precedenti… Peccato per il televoto scandaloso, che ha lasciato in finale praticamente le 2 canzoni più brutte (o quasi) di tutto il Festival (la canzone di Marco Mengoni era molto carina, e lui assolutamente meritevole della vittoria vista la sua bravura). Forse sarebbe davvero ora di rivedere il metodo di valutazione del Festival, visto che, citandoti “Ma se la vittoria a suon di messaggi può essere accettata nei talent show, questa non può esserla altrettanto a Sanremo dove – almeno qui! – dovrebbe vincere la bravura, l’originalità, lo stile e non la bella faccia e quella fumosa ed effimere notorietà regalata dalla sovraesposizione mediatica.”

    Relativamente alla pagella di Aldo Grasso… Quanta acidità per niente!! E praticamente non ha dato una sufficienza che sia una, mentre di sicuro questo festival si merità un bel voto, uno dei migliori degli ultimi anni (vincitore escluso… Scanu, non sai cantare, ritirati!!! Almeno la canzone di Marco Carta era più carina di questa lagna!), e per fortuna gli ascolti l’hanno premiato… E ora rivogliamo la Clerici alla Prova del Cuoco!!!

  8. Sono contenta di trovarti d’accordo su buona parte dell’articolo, Alberto.
    Riguardo alle canzoni, al primo ascolto mi hanno convinto in poche ma poi mi hanno conquistato più del previsto. Ammetto di non essere una grande fan di Mengoni, i suoi stridolini mi irritano alla lunga, tuttavia era il migliore dei finalisti. Sono d’accordo, credo sia necessario rivedere il metodo di valutazione, ma purtroppo il televoto è di grande attrattiva per reti televisive e compagnie telefoniche e non so davvero se e come si riuscirà a trovare un’alternativa ben accettata da tutti quanti. Per quel che mi riguarda, la giuria demoscopica rispecchiava maggiormente i miei gusti.
    Concludo dicendo che concordo pienamente con te! La Prova del Cuoco senza la Clerici non è più lo stesso programma; la Isoardi non è male, ma si è perso (quasi) tutta la bellezza del format. Riavere la Clerici alla Prova del Cuoco sarebbe bello, ma dubito accadrà – temo; per fortuna le hanno affidato altri programmi ben costruiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.