1992

1992-copertina

Marcello Dell’Utri cammina lungo un corridoio di Publitalia. La sua attenzione viene catturata dagli schermi televisivi che rimandano la notizia in diretta del Tg1 dell’assassinio di Salvo Lima, parlamentare siciliano della DC. Mentre lo sguardo di Dell’Utri rivela tutto del personaggio storico e dei suoi legami, la colonna sonora condisce la scena con la sigla di Casa Vianello.

Una vera e propria chicca questa immagine: peccato che, per il resto, 1992 non sia stata in grado di tenere questo ritmo.

La serie tv italiana 1992 è stata annunciata con una trovata geniale da parte di Sky (è prodotta da Wildside in collaborazione con Sky Atlantic e La7): per un certo periodo il canale Sky Atlantic (dove attualmente è in onda) ha trasmesso programmi del 1992.

I primi due episodi, però, hanno rivelato una serie tv che ha voluto incamerare un po’ di tutto, riuscendo banale. Mani Pulite, tangentopoli, la mafia, i corrotti e i giustizieri, la problematica della televisione di quegli anni e della pubblicità, il sesso come strumento di carriera, gli stereotipi di Milano e del successo, la ribellione giovanile nei confronti della società., l’AIDS e la droga.

Quello che però attrae di questa serie è la vicinanza ai fatti realmente accaduti e, soprattutto, ai volti noti: Antonio Di Pietro, Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi (anche se non si vede mai direttamente) e tanti altri. Una realtà marcia, i cui tentacoli hanno toccato tutti.

Dall’altra ci sono i personaggi creati dagli sceneggiatori, tra cui il pubblicitario Leonardo Notte (Stefano Accorsi); Veronica Castello (Miriam Leone), una soubrette pronta a tutto pur di arrivare a Domenica In; Bibi Minaghi (Tea Falco), una ragazza figlia di un ricco e potente industriale; Luca Pastore (Domenico Diele), un poliziotto che lotta insieme a Di Pietro per incastrare i corrotti.

Accorsi ha il suo modo di recitare: che sia in panetteria a comprare una michetta o che reciti Shakespeare utilizza sempre il suo tono di voce sibilante e impostato (un po’ come tutti). Tra gli altri, da notare la prestazione di Tea Falco: la sua voce impastata sembra essere stata malamente appiccicata al video in post produzione.

In conclusione, 1992 non è ai livelli di altre serie italiane cui siamo abituati, ma ha il merito di fare nomi e cognomi di persone reali e riportare alla luce fatti tragici e marci realmente accaduti e che, in forme diverse, continuano ancora oggi. C’è da immaginarsi che cosa potrebbe accadere se 1992 andasse in onda sulla Rai (o Mediaset!!), ma siamo certi che non la vedremo mai in quei palinsesti. Le televisioni ammiraglie preferiscono tacere e lasciar proseguire prodotti scadenti, in perfetto stile Non è la Rai dei tempi, abituando così il pubblico a non pensare, ma, piuttosto, a desiderare nel più buio e profondo inconscio.

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