The night of

ponte di brooklyn the night of

The night of.  Questo il titolo di un’affascinante serie tv: un titolo tronco, che non spiega effettivamente di quale notte stiamo parlando e lascia intendere una serie di eventi aperta, senza spiegazione.

Il titolo è perfetto per raccontare una delle serie più belle degli ultimi tempi, soprattutto dal punto di vista della fotografia. Lo studente pakistano Nasir Khan (Riz Ahmed), per fare serata con degli amici, prende di nascosto il taxi del padre. Si ritroverà in auto con una giovane ragazza, con cui trascorrerà una notte di passione, a base di sesso e droga. Il mattino dopo, mentre assistiamo a una zona d’ombra in cui non sappiamo che cosa sia successo, il risveglio è un incubo: Naz si ritrova in cucina e, prima di andare via, decide di dare un ultimo affettuoso saluto alla ragazza, che dorme in camera da letto. La troverà morta sul letto, in un bagno di sangue.

La situazione precipita quando, in fuga e nel panico, sarà fermato dalla polizia per un’infrazione stradale. Accusato di omicidio, ritenuto unico colpevole con prove schiaccianti, sarà difeso da un avvocato caduto in disgrazia, un tartassato e dimenticato: John Stone, interpretato da John Turturro (in un primo momento doveva essere James Gandolfini).

Da spettatori non sappiamo che cosa sia successo quella notte e iniziamo insieme a Naz un percorso che non sfocia solamente in un processo alla law&order, ma è ben di più. Ci si trova dentro a un documentario, a un obiettivo che riprende sì il caso del giovane pakistano, ma che si allarga su tutte le famiglie che hanno difficoltà, all’interno di una società che promette grandi sogni, ma che in realtà presenta problematiche enormi.

Il sistema giudiziario, la reticenza nei confronti di etnie diverse, tutto il mondo carcerario che non offre possibilità di redenzione o di reinserimento, ma solo un lungo precipitare in un abisso, da cui è impossibile tornare.

Affascinante la figura dell’avvocato John Stone, in stile Saul Goodman, unica luce di speranza per Naz. Per quest’ultimo, assistiamo a una crescita e a una trasformazione incredibile, grazie alla scrittura e alla regia di Steven Zaillian (premio Oscar per la sceneggiatura di Schindler’s List e nominato per Gangs of New York, Risvegli, L’arte di vincere), accompagnato da Richard Price.

Bellissima la fotografia, in grado di restituire un’ambientazione cupa e misteriosa, che prende per mano lo spettatore e lo accompagna in questo lungo tunnel, in cui la domanda principale resta una: Naz è un assassino?

Giudizio dell'autore:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *