True detective

True Detective - Unapoltronapertre

True Detective è la serie tv HBO dell’anno. Con solo 8 episodi è riuscita a creare un evento, con milioni di spettatori che hanno atteso, settimana dopo settimana, l’esito delle indagini dei due detective: Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Eric Hart (Woody Harrelson).

Creata e scritta da Nic Pizzolatto, che ha affidato la regia a  Cary Joji Fukunaga per tutta la serie, True Detective è la serie tv migliore degli ultimi anni.
Conosciamo già The Killing e i vari CSI, ma la sceneggiatura e la fotografia di True Detective sono ad un livello superiore. La puntualità con cui vengono descritti e introdotti i due protagonisti è avvincente, al punto da trovarsi subito immersi nella loro psiche.
La storia si dipana tra il presente, che vede i due detective raccontare lo svolgimento delle indagini di un vecchio caso, e, appunto, i flashback di quando i due lavoravano insieme.
Due protagonisti, due filosofie completamente diverse. E anche qui si trova la bellezza di questa serie: la maestria dello scrittore nel plasmare due caratteri completamente diversi e le straordinarie capacità degli attori (McConaughey su tutti).

Ogni singolo dialogo (o monologo) sono da ricordare, da riascoltare per assaporarne la profondità. Non c’è mai un attimo di noia o di distrazione. Man mano che gli indizi vengono alla luce, lo spettatore è portato egli stesso a continuare a indagare e a capire. Con True Detective si inizia dunque un viaggio insieme ai due detective, anche all’interno della loro psicologia, della loro filosofia di vita. Da una parte la rassegnazione totale, dall’altra un atteggiamento testardo che vuole esaltare a tutti i costi la vita (senza accorgersi di essere esso stesso l’artefice della propria tristezza).

Ogni fotogramma è un piacere per gli occhi, anche grazie a soluzioni registiche interessanti (come per esempio il pianosequenza); questo è dovuto anche alla scelta di affidare la regia ad una persona sola per tutti gli episodi.

Sullo sfondo la Louisiana si presta bene a dare quel senso di oppressione che pervade la serie, quando ci addentriamo nella “locked room” (non a caso è il titolo di un episodio): metafora della mente umana, su cui si innalza tutta la vicenda, nella lotta tra bene e male, giustizia e criminalità, esistenza e morte.

Come sempre, l’HBO regala una colonna sonora fantastica, così come la sigla iniziale.

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