Dark Shadows

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Quando la maggior parte dei film di un regista diventa cult, decretando il successo di genere delle sue scelte in tutti gli ambiti (non solo per il tipo di regia, ma anche per il soggetto, per il cast e per le ambientazioni), non è facile per lo stesso artista rinnovarsi e proporre lungometraggi all’altezza delle aspettative dei fan. Soprattutto se il regista è Tim Burton, conosciuto per il suo anticonformismo stilistico e per l’originalità con cui trasmette i messaggi all’interno dei propri film. Ma questa non deve diventare un’attenuante per scadere nello stereotipo: avere uno stile ben definito sì, ma cercare di imporre questo stile a qualsiasi soggetto senza criterio non è un’opzione valida. Purtroppo quest’ultimo è il caso di Dark Shadows, uscito da poco nelle sale italiane.

Sul trio ormai indiscusso Tim Burton-Helena Bonham Carter-Johnny Depp si può anche sorvolare, almeno finché esso si dimostra una combinazione vincente. Anche in questo film Depp si è comportato bene, interpretando il vampiro protagonista con ironia ed entusiasmo. Forse per il ruolo un po’ defilato, Helena Bonham Carter questa volta è rimasta nell’ombra, nonostante si sia adattata al proprio ruolo senza fatica. Il cast in generale ha funzionato bene, con un’Eva Green-strega molto sensuale (del resto, dopo aver vestito i panni della fata Morgana per un’intera serie di Camelot non ci si poteva aspettare altro), una Michelle Pfeiffer elegantissima e macabra e l’ormai cresciuta Chloë Grace Moretz (già vista in Kick-Ass, Hugo Cabret e Lasciami entrare) che si è cimentata in un ruolo fuori dagli schemi.

Ma oltre a questa piccola nota positiva, il resto del film lascia a desiderare. Certo, il rischio di trasporre in un unico lungometraggio una vecchia serie tv è sempre alto per la buona riuscita dell’impresa. Dark shadows, infatti, è ispirato a una serie conosciuta negli anni 70, di cui Johnny Depp si è dichiarato fan sfegatato insieme ad altri membri del cast, in cui atmosfere cupe ed elementi soprannaturali si intrecciavano con grande efficacia. Nel film, invece, a parte qualche sporadica scena che suscita il sorriso dello spettatore, non si percepisce la tensione creata dal mistero legato alle singole vicende dei personaggi, che in teoria avrebbe dovuto fungere da filo conduttore della storia, né quell’atmosfera drammatica e macabra che permeava la serie originale. Il tentativo di Tim Burton di svecchiare con ironia gli ambienti e le scene non solo non è stato efficace ma ha reso il film una brutta storia sui vampiri, simile ai tanti esperimenti scadenti oggi in voga con protagonisti esseri soprannaturali troppo strani e poco convincenti. Per non rovinare l’idea di base, che avrebbe potuto essere vincente, Burton  non solo avrebbe dovuto cambiare almeno la metà del film, ma avrebbe dovuto allontanarsi in maniera intelligente da quella che è ormai la routine di molti registi di oggi: mettere un vampiro in un film e far ruotare l’intera trama attorno alla sua figura. Dopo Alice in Wonderland, è arrivata la seconda delusione per gli amanti del genere.

One thought on “Dark Shadows

  1. Io l’ho trovato banale e noioso. Colpi di scena a casaccio, pochi approfondimenti, personaggi scialbi. Forse si salva Depp, ma ha stancato anche questo continuo travestitismo…

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