Ernest & Celestine

Raccontare una fiaba e trasporre racconti illustrati sul grande schermo sono operazioni alquanto delicate. Il rischio di sbagliare, o di non riuscire a interpretare lo spirito della storia cartacea è alto. I bambini sono un pubblico esigente: spesso non ne sono consapevoli, ma assorbono tutto quello che vedono e per questo sta a registi e sceneggiatori trovare i giusti contenuti e il linguaggio appropriato per loro.

Quali elementi sono necessari in un cartone animato per bambini? Sicuramente deve divertire e attrarre i ragazzi visivamente; deve contenere un messaggio semplice e condivisibile nella vita di tutti i giorni e, soprattutto, deve stimolare la fantasia. Solo così il pubblico riuscirà non solo a tenere desta l’attenzione ma anchernestecelestinee ad immedesimarsi nel film, emozionandosi di fronte alle avventure dei protagonisti.

Ernest & Celestine, il lungometraggio animato ispirato ai libri illustrati di Gabrielle Vincent sceneggiato nientemeno che da Daniel Pennac (e immancabilmente doppiato da Claudio Bisio nei panni di Ernest), è l’esempio della buona riuscita del genere. A partire dall’ottima qualità delle illustrazioni, che con pochi tratti ed elementi permettono allo spettatore di immaginare ogni scena insieme al regista, tutta la storia è ben costruita: in maniera semplice e lineare racconta l’amicizia improbabile tra un orso, Ernest, e una topolina, Celestine, entrambi soli al mondo e artisti incompresi che si scontrano per caso al confine tra i loro due mondi e divengono inseparabili. Nell’universo in cui è ambientata la storia, infatti, orsi e topi vivono divisi (gli orsi sopra e i topi sottoterra) e non concepiscono alcun contatto, anzi, si ignorano alimentando una serie di pregiudizi negativi che li allontanano ulteriormente. Sfidando ogni opinione e legge, Ernest e Celestine seguono il loro cuore e oltre a divenire amici per la pelle si ispirano a vicenda e coltivano la loro arte: e così, mentre Ernest suona, Celestine dipinge tutto ciò che vede. Come in ogni fiaba che si rispetti, i due protagonisti dovranno affrontare alcuni pericoli e scontrarsi con nemici intenzionati a dividerli e a ripristinare il fittizio equilibrio tra le due civiltà a cui appartengono. La bellezza del film e la sua poesia emergono dalla semplicità con cui il regista Benjamin Renner (assieme a Stéphane Aubier e Vincent Patar) riesce a comunicare un messaggio tanto importante, il superamento dei pregiudizi, tramite una pellicola così pulita e semplice. Un film bello, nel vero senso del termine, genuino e tenero. E chi ha detto che è solo per bambini?

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