Il discorso del re

discorso-reCandidato con undici nomination agli Oscar 2011, premiato al Toronto International Film Festival e ai Golden Globe, il film, sceneggiato da David Seidler e diretto da Tom Hooper, ha soddisfatto e addirittura superato le aspettative del pubblico e della critica. Il discorso del re (The king’s Speech) narra le disavventure di re Giorgio VI d’Inghilterra, alle prese con la balbuzie e con il difficile ruolo di regnante del popolo britannico durante gli anni del nazismo. Egli è costretto ad accettare la corona del Regno Unito in seguito all’abdicazione del fratello maggiore, Edward VIII, ma il suo compito è ostacolato dal disturbo del linguaggio di cui soffre sin da bambino. La soluzione al problema non tarda ad arrivare: Bertie, questo è il soprannome del sovrano, assume un logopedista australiano, Lionel Logue (interpretato da un brillantissimo Geoffrey Rush), che con una serie di metodi esilaranti ma efficaci aiuta il re a superare le difficoltà maggiori; il suo regno va dal 1936 al 1952, periodo in cui ogni evento pubblico era annunciato via radio dalle autorità inglesi; per questo motivo Giorgio VI è costretto a presentarsi ai propri sudditi proprio tramite comunicati radiofonici; in seguito egli si rivelerà un ottimo sovrano, capace e determinato, che guiderà il proprio paese durante la seconda guerra mondiale, portandolo alla vittoria. Tra Bertie e Lionel nasce una forte amicizia, che durerà tutta la vita. Il film ha una sceneggiatura brillante e divertente, con una serie di battute all’insegna dello humour inglese; gli interpeti formano un cast d’eccezione, tra cui spicca il protagonista Colin Firth, che nei panni del regnante balbuziente rivela il proprio talento in maniera impeccabile. Riesce a rendere con eleganza il dramma vissuto da Giorgio VI, sia da un punto di vista politico che personale, commuovendo il pubblico. Anche Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter nelle vesti del logopedista e della regina si calano perfettamente nei loro ruoli, conferendo alla storia maggiore pathos ma anche una buona dose di comicità. L’intero film è molto teatrale, sia per la familiarità dei protagonisti con il palcoscenico, sia per le scelte di regia di Tom Hooper che opta per una serie di riprese che simulano la quinta teatrale (in particolare lo studio di Logue è un perfetto scenario da commedia). La versione italiana, doppiata da Luca Biagini (Giorgio VI), Francesco Vairano (Lionel Logue) e Laura Romano (la regina Elisabetta), è fedele all’originale e non rovina la maestria del protagonista, che affronta il tema della balbuzie con umiltà e delicatezza. Colin Firth questa volta merita un bell’Oscar, soprattutto perché è riuscito a far trattenere il fiato al pubblico per più di cento minuti di lungometraggio. Onore al merito.

5 thoughts on “Il discorso del re

  1. Devo dire che ero piuttosto scettica riguardo a questo film, dato che generalmente i film storici non mi appassionano molto.
    Eppure sono rimasta davvero affascinata da questo lungometraggio, ricco di pathos e capace di far trasparire decisamente più l’uomo che il personaggio.
    Grandissimi complimenti a Colin Firth, sono d’accordo con voi, si merita assolutamente l’oscar!

  2. Il mio candidato all’oscar come film, attore protagonista che ammiro incondizionatamente in ogni sua interpretazione, attore non protagonista e fotografia. Che dire di più? Che mi è piaciuto tanto???

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