Invictus

invictus

Si dice che la vecchiaia porti con sé sconforto, dubbi e sfiducia nei confronti del futuro. Ciò non accade però per Clint Eastwood. Sembra quasi che l’età non abbia portato solo saggezza, ma anche visioni più rosee e positive per il famoso regista. Siamo infatti ben lontani dal pessimismo che si respirava nel 2003 con Mystic River e, sette anni dopo, il più famoso cowboy della storia del cinema riesce ancora a stupirci con una nuova pellicola carica di sentimento e nobili ideali.

Ambientato nel 1995 un sorridente Morgan Freeman interpreta in modo eccellente il famoso Nelson Mandela appena eletto presidente della Repubblica del Sudafrica dopo quasi trenta anni di prigionia politica. Il suo primo obiettivo è quello di instaurare un clima di pacifica convivenza tra bianchi e neri da troppo tempo in lotta tra loro. E cosa riesce a unire diverse razze e culture cancellando ogni odio? Lo sport ovviamente! Più di una volta politica e competizioni sportive hanno lavorato fianco a fianco per obbiettivi comuni; questa volta è il rugby a fare da protagonista, sport estremamente popolare per questa nazione; e Mandela con un carismatico capitano di squadra, Francois Pienaar interpretato da Matt Damon, e una palla ovale riesce a compiere i primi passi verso una nuova era del Sudafrica che si lascia alle spalle rancore e razzismi.

Tratto dal romanzo di Jhon Carlin Ama il tuo nemico, Eastwood racconta questa storia di grande suggestione, allontanandosi notevolmente dagli stereotipi americani di film veloci ma scarsi di contenuto. Temi come l’integrazione e il rispetto tra culture differenti devono essere molto cari a questo regista che li ripropone per una seconda volta sotto un’ottica completamente diversa. Da uomo bianco critica il suo simile che si fa condizionare da colori, tradizioni e comportamenti che generano a loro volta risentimenti e fobie. Ma con la diagnosi, Eastwood ci fornisce anche la cura a questa intolleranza facendosi aiutare dall’immagine di Nelson Mandela, grande uomo, non solo a livello politico. Il non arrendersi, la realizzazione personale nonostante le numerose difficoltà che incontriamo sul nostro cammino non sono altro che i temi principali che Clint Eastwood ci propone con maestria: sempre attento ai piccoli dettagli propone scene al rallentatore che non solo mettono in risalto scontri e placcaggi di questo sport fatto di tenacia e aggressività, ma percepiamo con esse il sudore e la fatica che si devono affrontare non solo per raggiungere una vittoria, ma per compiere il proprio destino, di certo la più grande sfida che ci pone l’esistenza.

Nessun noioso documentario sugli anni ’90 quindi, ma solo fatti reali ben interpretati che trasmettono grandi emozioni al pubblico in sala.

One thought on “Invictus

  1. Sono d’accordo, davvero un bel film! Il buon vecchio Clint stavolta mi ha proprio sorpreso. In Invictus vengono trattate molte tematiche tra le quali anche la difficoltà di essere un leader, la ricerca dell’ispirazione e l’importanza del perdono. Da notare anche la colonna sonora, scritta da Kyle Eastwood (figlio di Clint), la quale ricorda molto la nostra adorata “O Sole Mio” e che per questo non può che risultare piacevole!

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