Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato

lohobbit

Daniele: Il ritorno del cinema nel mondo della Terra di Mezzo ha scatenato l’attesa dei fan più accaniti, ancora illuminati dalla trilogia del Signore degli Anelli, terminata nel lontano 2003.

Inizialmente il progetto per Lo Hobbit è passato tra le mani di Guillermo Del Toro, ma i ritardi della Metro-Goldwyn-Mayer hanno fatto ben presto ricredere il regista, che abbandonò il progetto.

Il ritorno del legittimo re, Peter Jackson, segna sia l’inizio delle riprese che la decisione di fare tre film (non più due come si era inizialmente programmato) e di girarli in 3D.

Peter Jackson spinge ancora di più sull’acceleratore e decide di utilizzare 46 frame al minuto. L’atmosfera che si era creata per la prima trilogia si riforma quasi dieci anni dopo, anche perché il cast viene richiamato a gran voce e tutti rispondono volentieri.

Il protagonista è Bilbo Baggins (un ottimo Martin Freeman, già visto in Sherlock). Il tempo passa e si intensificano le attese, i trailer, le voci di corridoio che parlano di maledizione hobbit (anche a causa di problemi legali in produzione), i ritardi, le ipotesi sugli interpreti dei nani che accompagneranno l’hobbit verso la Montagna Desolata.

Poi arriva il giorno della prima in Italia ed è una festa per gli occhi e una pace per il cuore. Jackson immerge il suo pubblico dentro la Terra di Mezzo e la sua regia gioca a favore del 3D. L’impianto è meno epico del Signore degli Anelli e le aggiunte personalizzate alla storia potrebbero appesantire il film, che dura più di due ore e trenta.La lotta tra bene e male, cioè l’impianto più filosofico, che rende grande (anche in numero di pagine) il capolavoro di Tolkien, qui non è ancora sviluppata, ma è agli albori, quasi assopita, come Smaug sopra il tesoro.

Bisogna però tenere a mente una cosa: Lo Hobbit non è Il Signore degli Anelli. La trilogia segna la crescita letteraria di Tolkien, che cominciò il libro su Bilbo quasi per scherzo, scrivendo su un foglio di carta: “In un buco nel terreno viveva un hobbit”. Da questa frase parte un’avventura, simile a un racconto per bambini, ma denso di azione e emozioni, in grado di incatenare il lettore con la procedura classica narrativa: incontro di un ostacolo e suo superamento.

Il film riesce benissimo nelle scene di azione: grazie ai 46 frame si percepiscono nitidamente tutti i movimenti, per una fluidità impressionante. La tecnologia migliora anche l’interpretazione di Andy Serkis, che ritorna a dare le movenze di un Gollum sempre più inquietante.

La rappresentazione dei nani, a volte fin troppo comica, è invenzione degli sceneggiatori – già autori nella precedente trilogia; così come molte scene che rallentano il ritmo o allungano una trama che nel romanzo è asciutta e spedita – forse quest’ultima scelta è dettata dalla volontà di legarsi con più forza al Signore degli Anelli.

Tre film sono troppi, come troppo sarà il tempo da aspettare prima di godersi tutta la trilogia. Ma se la regia di Jackson ci farà tuffare di nuovo in vedute spettacolari, in panoramiche emozionanti e in scene d’azione mai “vissute” in questo modo, allora l’attesa avrà il premio adeguato.

Cristina: Non c’è Signore degli anelli che tenga senza Lo Hobbit. Perché se Tolkien non avesse scritto “in un buco sotto la terra viveva uno Hobbit” e non avesse inventato la mirabolante e genuina storia di Bilbo Baggins, in viaggio assieme a un gruppo di nani alla riconquista di un grande tesoro, Frodo e la Compagnia dell’anello non avrebbero occupato la nostra immaginazione e centinaia di pagine.

Lo Hobbit è l’inizio di tutta la storia, ma è ancora ben lontano dai toni epici del Signore degli anelli. Il libro è di facile lettura, scorrevole, divertente, dinamico ma mai banale. Contiene tutto ciò che serve per avere una storia di avventura che si rispetti: l’eroe è un personaggio comune, titubante, come tutti gli eroi, ma dal cuore nobile e coraggioso. Bilbo Baggins è il perfetto predecessore di Frodo, nonché il trovatore dell’anello del potere, la scintilla che scatenerà tutta l’epopea del viaggio verso Mordor.

Gli amanti del genere non potevano rinunciare al nuovo lungometraggio di Peter Jackson, che dopo quasi 10 anni dall’ultimo episodio del Signore degli anelli si è lanciato in una nuova impresa: trasporre sulla pellicola Lo Hobbit. L’attesa è stata (e sarà) lunga, soprattutto per la scelta di suddividere il tutto in ben 3 film. Scelta discutibile? Prima della visione del primo episodio appena uscito nelle sale, intitolato Un viaggio inaspettato sì: perché, vi domanderete, se ci sono voluti 3 film per un libro enorme come Il Signore degli anelli, ne servono altrettanti per una storia molto più semplice come Lo Hobbit? Il film risponde da solo: tralasciando le ovvie esigenze di botteghino, la volontà di Jackson traspare in ogni scena spettacolare. Il regista voleva rendere omaggio al mondo tolkeniano, dipingendo in ogni dettaglio tutti quegli aspetti legati al Signore degli anelli che possano dare la giusta solidità a ogni lungometraggio. Ecco perché all’inizio de Lo Hobbit vediamo Frodo, che funge da collegamento tra le due storie differenti, e a metà film Bilbo si dilunga in spiegazioni insieme a Saruman, Galadriel e Elrond in merito all’esistenza di un male nascosto che si sta autoalimentando.

Nonostante la storia si protragga di più rispetto al libro, non appesantisce eccessivamente la visione, anzi desta la curiosità dello spettatore che si lascia trascinare nelle atmosfere, nelle vicende nelle battute tra i personaggi e nel 3D di qualità utilizzato da Peter Jackson. Unica pecca, forse, la scelta di inserire Radagast, lo stregone squilibrato amico degli animali che interrompe la storia principale senza troppa logica. Il cast funziona bene: ottima e convincente interpretazione di Martin Freeman nei panni di Bilbo Baggins e niente da dire sui nani, ritratti abbastanza fedelmente, senza eccessive caricature grottesche che avrebbero potuto rovinare l’equilibrio della trasposizione cinematografica. Per non parlare del fenomenale Andy Serkis, che riesce a rendere le diverse sfaccettature del giovane Gollum, non ancora uscito dalla sua grotta umida e non ancora rancoroso e feroce come nel Signore degli anelli. Anche lui, come tutte le avventure vissute da Bilbo, è più semplice da gestire, più alla portata delle capacità di un piccolo e semplice hobbit.

Insomma, la delusione tanto temuta (il film non è mai come il libro, si sa) è stata esorcizzata dalla capacità della troupe e del cast di rendere al meglio l’universo tolkeniano. Non resta che attendere i due film successivi, previsti per il 2013 e il 2014.

Giudizio dell'autore:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.