Mad Max – Fury Road

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Premessa

Mad Max – Fury Road è il quarto capitolo del franchise australiano iniziato nel 1979 da George Miller con il primo film della serie: Mad Max Interceptor. Alla trilogia originaria, che lanciò Mel Gibson, va assegnato il merito di aver creato un genere, ispirando e influenzando film successivi come 1997 – Fuga da New York, ma anche il manga e anime Ken il Guerriero. Il primo capitolo della serie è ad oggi il film di maggior successo del cinema australiano.

Per gli amanti del post apocalittico la serie di Mad Max è un cult e come ogni cult che si rispetti, ha anche il suo oggetto feticcio, in questo caso si tratta della macchina del protagonista la V8 Interceptor, costruita sulla base di una Ford Falcon XB GT Coupé del ’73 ed equipaggiata di un compressore volumetrico, che la rende più simile ad un aeroplano che ad un’automobile.

Ma veniamo al dunque, uscito a maggio 2015, il quarto capitolo ha ricevuto critiche più che positive, raggiungendo addirittura il 100% di valutazioni positive su Rotten Tomatoes e ricevendo una standing ovation al festival di Cannes.

Quindi sì, andiamo a vederlo.

Epilogo

Arrivato all’intervallo penso già che qualcosa mi sfugga, forse sono stanco, per questo sbadiglio così tanto. Ma ecco che riparte il film, speriamo che inizi per davvero. Invece no, l’inseguimento infinito che dura dalle prime scene continua e continua. L’imperatrice Furiosa (Charlize Theron) guida una “blindocisterna” (che poi non è altro che un’autobotte con le ruote dentate), verso il “luogo verde”, terra promessa in un deserto post-atomico. Si porta dietro le sei mogli-schiave del cattivo e Max, pure lui evaso dalla cittadella, un forte nel deserto dove regna il dispotico e mostruoso Immortal Joe.

Una sequenza interminabile di speronamenti, arrivo di nuovi inseguitori, esplosioni, iniezioni di benzina, riparazioni meccaniche fatte su camion in corsa. Charlize  con la testa rasata che si passa il grasso sulla fronte per sembrare più cattiva, Tom Hardy che salta di qua e di là senza mai dire una parola, Megan Gale (sì esatto, Megan Gale) tutta nuda appollaiata su un palo della luce. E qui sembra che la corsa abbia fine, e invece il “luogo verde”  non esiste, quindi inversione di marcia alla conquista della cittadella indifesa.

Reazioni

Di solito mi capita il contrario, vedo un film e ne rimango semi-entusiasta, guardo le recensioni e lo stroncano. Qui invece non mi spiego proprio da cosa e da dove derivino le ovazioni riservate a Fury Road. È spettacolare, non c’è dubbio, c’è anche qualche bella invenzione stilistica (un esempio è il guitar hero con manico fiammeggiante piazzato su un camion-amplificatore della carovana degli inseguitori).

Ma c’è davvero solo questo! Il primo dialogo arriva dopo almeno ottanta minuti e dura venti secondi, il personaggio di Mad Max è completamente spersonalizzato, può essere una scelta di regia, ma a Tom Hardy manca del tutto la tensione espressiva che caratterizzava l’interpretazione di Mel Gibson.

Charlize Theron, invece, ha i capelli rasati, le manca un braccio, ha lo sguardo triste e annerito dal grasso e ricorda molto la Sigourney Weaver di Aliens, e questa la metto tra le cose positive.

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Non mi è piaciuto. Ma al di là dei miei gusti va detto che, forse, con l’intento di raccontare un futuro in cui i rapporti e le relazioni umane si sono disintegrati, in cui l’idea stessa di società civile è materia per leggende e proto-religioni, Miller ha deciso di puntare tutto sull’azione. Ci ha consegnato un film pieno di invenzioni, con un susseguirsi ininterrotto di schianti ed esplosioni, un montaggio hard rock e una cura maniacale per i dettagli, nei costumi, nei veicoli  e nelle scene chiave, e ancora una serie di richiami ai vecchi film, sono nascosti qua e là, ma ci sono.

Quello che Miller ci racconta è un mondo dove non è possibile guardare avanti, non si può scappare dall’apocalisse, tant’è che la fuga della ribelle Furiosa si conclude con un ritorno alla cittadella, unica oasi nella sabbia post-apocalittica. Fuori non c’è niente.

Quello che Miller non fa è riallacciare i fili con la precedente trilogia, contando sul fatto che solo chi già conosce l’universo Mad Max andrà a vedere Fury Road, né compie lo sforzo di imbastire una trama tra i caratteri in gioco, i personaggi quasi non si parlano. È una scelta più che radicale, quasi ribelle rispetto ai canoni correnti. Quindi sì, non mi è piaciuto, però la posta in gioco era alta e Miller ha fatto il suo all-in, rispetto la scelta, decidete voi se andare a vederlo.

Giudizio dell'autore:

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