MARLEY di Kevin MacDonald

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«Mio padre è bianco e mia madre è nera. Ora tutti mi chiamano “mezzosangue” o con altri nomi. Beh, io non sto dalla parte di nessuno. Non sto dalla parte dell’uomo nero né dalla parte dell’uomo bianco.Io sto dalla parte di Dio. Lui mi ha creato.  Lui ha voluto che nascessi dal nero e dal bianco.»

Inizia con queste parole il primo documentario autorizzato dalla famiglia sulla vita di Robert Nesta “ Bob” Marley, una delle icone più importanti dal punto di vista musicale, culturale e politico, del ventesimo secolo.

Il regista Kevin MacDonald concentra in due ore il racconto della vita del musicista giamaicano, a partire dall’infanzia sulle colline vicino Kingston  fino ad arrivare al successo planetario e alla morte prematura nel 1981.

Prodotto nel 2012 da Shangri-La Entertainment e Tuff Gong Pictures, MARLEY riesce a penetrare in maniera davvero efficace la natura di un uomo che fin dall’infanzia ha percepito sé stesso come un corpo estraneo all’interno della sua società di appartenenza.

Figlio di una ragazza del luogo e dell’unico uomo bianco della zona, che mai lo riconobbe come figlio, il piccolo Robert non era né bianco né nero e quindi fu emarginato dalla società giamaicana dell’epoca. Bob però troverà presto una  via d’uscita da questa  condizione nella musica e nella pratica del rastafarianesimo, due mondi che gli daranno modo di sentirsi accettato e parte di qualcosa.

È proprio dalla sua natura di emarginato che nasce il messaggio universale di eguaglianza che caratterizzerà molta della produzione musicale di Bob Marley, è da qui che scaturisce il suo impegno civile per la pacificazione dei profondi contrasti politici del suo paese, è sempre da qui che nascono dischi come Zimbabwe, capaci di diventare l’inno della rivoluzione per l’indipendenza di quella che allora era la Repubblica della Rhodesia.

A caratterizzare la vita di Bob è anche un profondo legame con la spiritualità, molte delle sue canzoni contengono riferimenti religiosi e in particolare a Jah Rastafari, che secondo i rastafariani sarebbe  il Cristo nella sua seconda venuta sulla terra nella persona di Heilè Salassiè I re di Etiopia.

Al di là di tali credenze quella che emerge da questo film è la storia di un uomo, che seppur dotato di una personalità piuttosto egocentrica e non libera da difetti, è riuscito a vivere una vita autentica e votata alla diffusione di un messaggio molto semplice: pace e uguaglianza per tutti gli uomini sulla terra.

Che l’abbia fatto attraverso il mezzo della musica reggae è forse un caso, ma un caso quanto mai fortunato, visto il successo di cui ancora oggi godono i suoi dischi.

È una storia scandita dal ritmo della musica Reggae e dal sound inconfondibile dei dischi di Bob Marley e sono tante le voci che ce la raccontano,  ci sono quelle di amici, tecnici e musicisti con cui Marley ha collaborato attraverso gli anni, c’è quella della madre di Bob e delle sue donne, mogli, fidanzate, amanti,  e ancora quelle di due dei suoi tredici figli, Cedella e Ziggy Marley (il quale ha partecipato in veste di produttore alla realizzazione del film).

Un prodotto interessante, per appassionati, ma non solo, girato benissimo e pieno di spunti.  Assolutamente da non perdere.

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