Men in Black III

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Ogni film, negli ultimi dieci anni, secondo una buona parte di produttori e registi non ha ragione di sussistere senza un sequel o un prequel. Sarà il bisogno di incassi facili, di costruire una storia completa o di non buttar via qualcosa che sembra avere successo, ma spesso, purtroppo, tali lungometraggi tendono a risultare un po’ banali o indegni delle aspettative del pubblico. L’abitudine più recente è quella di proiettare nelle sale questi “film a puntate” nel minor tempo possibile (vedi gli ultimi episodi dei Pirati dei Caraibi, le trasposizioni dei fumetti più celebri o la stucchevole saga di Twilight). Con questo sistema solitamente gli incassi sono assicurati, perché il pubblico non resiste alla curiosità di scoprire come si susseguiranno gli eventi o come sono iniziate le saghe più belle ma il risultato, in termini di qualità, è spesso mediocre.

Il caso di Men in Black è diverso. Prima di tutto, il terzo capitolo della storia è uscito a ben 10 anni di distanza dal secondo e a 15 dal primo, aggiudicandosi un buon successo ma soprattutto l’entusiasmo del pubblico: i più affezionati alla saga hanno accolto con gioia la novità, ricordando con nostalgia i bei tempi di J e K e scoprendo con curiosità il seguito delle loro avventure; i neofiti invece hanno apprezzato la storia in sé, anche a prescindere dagli episodi precedenti, e hanno scoperto una nuova saga esilarante.

Altro punto a favore del film appena uscito nelle sale, la costruzione particolare della trama che ha “camuffato” il sequel da prequel, con tutti gli ingredienti giusti dell’uno e dell’altro. La storia, infatti, si svolge successivamente agli avvenimenti dei primi due film, ma è ambientata per la maggior parte nel passato, portandoci a scoprire i trascorsi del serioso K seguendo, però, le avventure di J (un brillante e ancora giovane Will Smith) che per salvare il partner deve tornare nel 1969 e sconfiggere uno dei suoi nemici più pericolosi, Boris l’animale.

Così nasce la nuova storia, i cui protagonisti principali sono sempre gli stessi ma in un contesto nuovo (anzi vecchio, perché si viaggia indietro nel tempo): la coppia comica J-K vede un cambio di interpreti: se Will Smith viaggiando nel tempo rimane sempre lo stesso, Tommy Lee Jones nelle scene del 1969 viene sostituito da Josh Brolin, perfetto per la parte del giovane e burbero agente alle prese con i suoi primi casi.

Tra brillanti scambi di battute tra i protagonisti, effetti speciali e creature fantascientifiche, il film è il giusto proseguimento dei primi due: la trama, pur non essendo originalissima, funziona grazie a una narrazione priva di tempi morti e dal ritmo incalzante, con un risultato apprezzabile.

Per tutti questi motivi, nonostante si tratti di un sequel, Men in Black III può essere considerato un successo.

4 thoughts on “Men in Black III

  1. Non trovi che i film come questi siano solo un tentativo di sfruttare il successo passato?
    Voglio dire questo non è un film, è un prodotto del marketing. Se volessimo ben guardare come è girato, il 3d penoso (che serve solo a farti spendere 3/4€ in più)penso che si meriterebbe un voto prossimo allo zero.

  2. Il 3D è chiaramente un mossa commerciale (non costa di più girare i film, ma li fanno pagare di più a noi). Fortunatamente non obbligano la visione in 3D, ma è possibile vedere le pellicole in 2D.

    Tutte le saghe sono costruite per fare soldi, alcune riescono, altre restano solamente dei prodotti di marketing.

    I Pirati dei Caraibi sono un ottimo esempio di come fare soldi, una volta catturato il pubblico. Men in black è uscito dopo tanti anni, sicuramente per fare soldi, ma almeno non ha pretese di grande film. Aspettiamoci il solito pacchetto speciale della trilogia in blu-ray (anche se il primo capitolo uscì anni prima del blu-ray).

  3. Io il film l’ho visto in 2d, infatti sul 3d non mi sono espressa. Certo che anche Mib3 è un prodotto commerciale, questo è indubbio… ma tra tutti i sequel e prequel che ci sono in giro adesso, è uno dei migliori perché rimane comunque allo stesso livello dei precedenti, mentre in altri film, come Pirati dei Caraibi, ho trovato che i sequel potrebbero anche non esistere per quanto mi sono sembrati banali. Forse mi sono fatta prendere dalla nostalgia dell’infanzia ma ribadisco il mio apprezzamento per questo film.

  4. Che sia o no un prodotto del marketing, se un film è fatto bene funziona e mi pare che sia questo il caso. E poi anche se ora è esplosa la mania delle saghe, trilogie, tetralogie e quant’altro, non si può negare che ci siano stati nella storia del cinema dei seguiti che hanno riscosso anche più approvazioni del loro primo capitolo (alcuni esempi secondo il mio modestissimo parere: Star Wars V e VI, Terminator 2, Alien 3, Rocky 3 e 4, o il più recente Batman – Il Cavaliere Oscuro), quindi…viva i sequel e i prequel! Se sono fatti bene, ovviamente.

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