Le regole del Caos – La recensione

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I film che hanno come protagonista Kate Winslet vanno sempre visti, questa è una mia ferrea regola: ecco perché ho deciso di andare a vedere Le Regole del Caos benché il trailer non lo presentasse come il film più spumeggiante della storia. Lei mi ha fidelizzato: è sempre stata capace di scegliere copioni interessanti, validi e che avessero una figura femminile di rilevo, enigmatica e forte nonostante le avversità.

Il re sole ha deciso di dar vita alla Corte di Versailles, di spostare lì tutto il proprio entourage e vuole rendere visibile la magnificenza e la bellezza del suo regno e così vuole creare, o meglio far creare gli annessi giardini. Un’opera mai sperimentata prima si può realizzare attraverso il genio e l’ingegno degli artigiani di Francia; i lavori vengono affidati a Monsieur André Le Notre (Matthias Schoenaerts) che alla ricerca di una nuova visione, di nuove ispirazioni, si rivolge a stimati colleghi: tra questi sceglie Sabine De Barra (Kate Winslet). Madame De Barra con la sua bravura riuscirà non solo a farsi spazio in un mondo, quello del 1682, unicamente maschile ma anche ad affermarsi, come donna ed amica di alcuni cortigiani, non ultimo del fratello del re (Stanley Tucci) e del re stesso.

La regia è di Alan Rickman, indimenticabile professor Piton della saga di Harry Potter, che per la seconda volta nella sua lunga carriera decide di mettersi dietro la macchina da presa, (senza dimenticare, comunque, il suo primo amore, la recitazione, concedendosi un ruolo di prim’ordine: quello del Re Sole) per raccontare una storia del passato ma dal sapore moderno, che mischia personaggi realmente esistiti a fatti romanzati, che fa vestire di corsetti, merletti e buffe scarpine personaggi assolutamente attuali tanto nelle passioni quanto nei dilemmi.

Prima, nella mia descrizione ho volutamente ripetuto più volte la parola bellezza perché questa pellicola tratta, in larga parte, proprio di questo: di come essa sia un elemento fondamentale per giudicare la natura che ci circonda, ma che spesso diventa più un metro di giudizio per le persone che ci stanno attorno. In una corte tanto incentrata sull’apparenza come era quella del Re Sole una donna “appassiva” in pochissimi attimi e Sabine de Barra, o meglio Kate Winslet, è lì proprio per ricordare al re di non commettere quest’errore, di continuare ad amare un fiore anche quando questo cominciare a sfiorire, chi mai avrebbe osato redarguire il Re Sole? Credo proprio nessuno, ma in effetti siamo al cinema.

Aspettatevi un paio d’ore in relax: non uscirete dalla sala su di giri dopo esser stati bombardati da miliardari effetti speciali, ma nemmeno assonati da un film carente “solo” piacevolmente rilassati da un prodotto ben fatto.

Giudizio dell'autore:

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