Skyfall – 007

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È tornato nelle sale in grande stile, o almeno con grandi effetti speciali, questo è sicuro. È proprio lui, 007, l’agente charmant britannico protagonista di ben 23 film e di altrettanti successi al botteghino da 50 anni a questa parte (il primo lungometraggio, tratto da un romanzo di Ian Fleming fu Licenza di uccidere, proiettato nel 1962).

A interpretarne il ruolo è di nuovo Daniel Craig, già visto nei panni di James Bond in Casino Royale e Quantum of solace, che con la sua recitazione al tempo stesso cupa e ironica riesce a dare il volto giusto all’eroe dello spionaggio che tutti conoscono sul grande schermo. E reggere il confronto con i precedenti non è certo cosa facile: basti pensare al mitico Sean Connery o a Roger Moore, per fare i nomi dei più amati Bond di tutti i tempi, per temere un flop recitativo con precedenti (George Lazenby ne fu un esempio negli anni Sessanta).

Ma se in questo nuovo film c’è qualcosa da criticare (e gli elementi non mancano) non è certo il cast. A partire dal “very british” Daniel Craig, la carrellata di personaggi ben interpretati è doverosa: Judi Dench per la settima volta è M, l’incrollabile direttore dell’Intelligence che questa volta dovrà fare i conti con un fantasma del passato tornato per tormentarla, sgretolando letteralmente tutto ciò per cui ha lavorato e, di conseguenza, minando la sicurezza nazionale.

Chi è il fantasma? Un fantastico Javier Bardem con chioma dorata, nel film Silva, che dopo aver covato per anni un rancore infinito nei confronti del suo ex direttore M (Silva era un agente segreto che dopo aver tradito i servizi segreti si è ritirato in un folle esilio) ha deciso di entrare in scena in grande stile con esplosioni e uccisioni condotte sempre con il sorriso stampato in volto. Il suo personaggio pazzoide e borderline (che potrebbe forse essere paragonato al Joker di Batman, ovviamente trasposto in un contesto del tutto differente) è reso magnificamente da Bardem, che a tratti ruba addirittura la scena a Craig con la sua interpretazione tragicomica che cattura e coinvolge lo spettatore.

Anche Ralph Phiennes è impeccabile nella sua parte di agente del governo rigoroso ed efficiente che, se all’inizio può risultare fastidioso, in seguito si rivelerà uno dei pochi personaggi equilibrati della trama (aspettate la fine del film e capirete). Ben equilibrata, infine, la recitazione di Naomie Harris, la spalla di Bond nonché causa della sua prima morte a inizio film.

Se il cast non ha pecche, ciò non significa che nonostante gli effetti speciali e l’abilità di attori e scenografi Skyfall sia solo degno di lodi. Certo, sono da apprezzare i riferimenti ai vecchi film come la mitica Aston Martin con sedili “rimovibili”, la penna esplosiva, il solito Martini Dry “agitato, non mescolato” e altri numerosi tributi alla tradizione degli 007. In tutto il lungometraggio Daniel Craig rende bene l’idea dell’attaccamento di Bond alle vecchie tradizioni e della difficoltà ad adattarsi alle innovazioni tecnologiche così poco di classe secondo i suoi canoni.

Ma veniamo alle critiche negative. La trama del film non regge, è spoglia, poco costruita e si rivela alquanto deludente. Basti analizzare solo la prima parte: com’è possibile che James Bond, colpito accidentalmente da Eve con un colpo di pistola al petto, precipitato da un treno in corsa nel bel mezzo di una cascata di cui non si vede il fondo, riesca a cavarsela dopo essere affondato negli abissi senza alcuna spiegazione di sorta? Certo, è risaputo, 007 ne sa una più del diavolo ma nemmeno Hulk o Iron Man con le loro corazze indistruttibili sarebbero usciti illesi da un colpo simile. Per non parlare di tutta la vicenda dell’antagonista. Silva fa esplodere l’MI6, uccide quasi tutti gli agenti alle dipendenze di M, minaccia la nazione più volte, e per cosa? Il suo unico scopo finale è farla pagare all’ex capo. Certo, il personaggio è pazzo e stralunato, ma perché creare tutto un film solo sulla voglia di uccidere una persona? Se lo spettatore si fa prendere dal suo diabolico piano, pregustando chissà quali imprese da parte del cattivo di turno, rimane presto deluso dallo spreco di energie e di intelligenza di Silva che, benché sia in grado di hackerare i sistemi governativi infrangendo i Firewall dell’Intelligence, si riduce a giocare alla caccia al topo con M e Bond. Anche i rimandi alla vera storia di James Bond e alle sue origini non erano necessari. 007 piace perché il pubblico si diverte a scoprire come l’agente risolve i casi, non è sempre fondamentale conoscere il lato privato della vita di un eroe. E il finale del film (tranquilli, voi che leggete, non sto per rivelare niente) fa acqua, con un pallido tentativo di riallacciarsi ai precedenti. Bastavano solo i riferimenti nostalgici, apprezzabili di sicuro, non c’era bisogno di esagerare forzando la storia in modo poco credibile.

Forse Skyfall merita di essere visto per continuità con la tradizione e per svagarsi assistendo a scene d’azione (ma, ahimé, a pochi colpi di scena nella storia) a volte degne di Fast and Furious e Mission Impossible.

2 thoughts on “Skyfall – 007

  1. Sì dai, in linea di massima concordo con il tuo giudizio Cri. Notevole il paragone con il joker di batman. Ho colto pure io il richiamo, e non parlo solo del “villain” Silva, ma un po della trama tutta. A partire dalla fin troppo facile cattura di Silva, che progettava il suo attacco, il film rievoca molto The Dark Knight. Evoluzione del personaggio? Trend di sceneggiatura di Nolaniana memoria? Chissà. Però bello dai, un buon james bond, diverso, un po’ retrò ma fico! ciao!

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