Snoopy & Friends

Peanuts-movie-una-poltrona-per-treNon ho mai visto nemmeno un episodio dei cartoni animati televisivi coi Peanuts, nonostante le occasioni non siano mancate. La loro prima apparizione televisiva, infatti, risale agli inizi degli anni sessanta in uno spot per una macchina, e poi sono troppo affezionata alle strisce in bianco e nero create da Charles Schulz per rischiare di rovinarmele.

Quest’anno ho deciso di correre il rischio e provare; infatti, dal 6 novembre nelle sale italiane è uscito “Snoopy and Friends”, un progetto in lavorazione dal lontano 2006 che ha visto la collaborazione delle nuove generazioni degli Schulz (figlio e nipote) la 20th Century Fox e i Blue Sky Studios.

Charlie Brown è il solito bambino sfortunato, quello che rimane sistematicamente impigliato ad un albero ogni volta che prova a far volare un aquilone, va a scuola, ha amici sinceri ed affettuosi, altri meno. Un giorno nel quartiere arriva un camion dei traslochi. Ecco che in classe fa l’ingresso un nuovo compagno, o meglio una compagna: la “ragazzina dai capelli rossi” (che per la prima volta nella storia dei Peanuts mostra al mondo il suo viso). Comincia per il buon vecchio Charlie Brown una lotta contro se stesso, contro la sua famigerata goffaggine per farsi notare dalla meravigliosa ragazzina. Una serie di tentavi finiti male, fino a quando….

Ottantotto minuti piacevoli, divertenti, che non mi hanno per nulla delusa. La storia è accattivante e riesce a mettere in luce il carattere di ogni personaggio, con le stesse sfumature che dagli anni quaranta i lettori di tutto il mondo hanno potuto apprezzare. Il prodotto non è per nulla vittima della nuove tecnologie, niente abuso degli effetti speciali, ci sono, anzi, molti rimandi al mondo originario con fumetti, baloon e a volte stilizzazioni grafiche proprie di chi disegna a matita.

Ciò che mi spaventava di più era la resa delle voci e devo dire che sono rimasta soddisfatta, i doppiatori scelti riescono a rimanere in un buon equilibrio tra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti. Perché in fondo tutti i personaggi della matita di Schulz sono sì bambini, ma ricalcano alla perfezione il mondo dei grandi con le loro ansie e insoddisfazioni quotidiane.

Una piccola osservazione ed un consiglio finale: odio chi traduce i titoli per il mercato cinematografico italiano. Cosa non andava in “The Peanuts Movie”? Perché il titolo è Snoopy and Friends? Perché diventa protagonista del film il famoso cagnolino quando alla fine non è che un comprimario? In molti fanno l’errore di identificare le creature di Schulz con il bracchetto bianco e nero, ma non è così.

La forza dei Peanuts sta in qualcos’altro: per quanto Charlie Brown sia il collante di questo micro mondo, ogni lettore è libero di scegliere a chi affezionarsi di più. Se il mio personale riferimento è Linus con la sua inseparabile coperta blu, per mia mamma è Lucy, per mio padre è la figura svagata di Woodstock e così via. A ognuno il suo Peanut.

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