Spectre

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Sam Mendes, già regista di Skyfall, si confronta nuovamente con 007, raccontando lo scontro tra James Bond e la setta Spectre, a capo della quale c’è  Ernst Stavro Blofeld (Christoph Waltz).

In Skyfall il regista si addentrò nel passato di 007, riportandolo fino in Scozia per riscoprire le proprie origini, proprio nel momento in cui tutti lo davano per finito, morto. Nel recupero dei vecchi stilemi, Skyfall propose una lettura molto piacevole e, paradossalmente, rinfrescante del personaggio, addentrandosi nel valore stesso di James Bond ai giorni d’oggi: il potere della tecnologia e del controllo possono destituire un agente segreto? In Skyfall 007 risorge (letteralmente) a vita nuova, portando però avanti il proprio modello, senza cioè rinunciare all’immagine che tutti conoscono dell’agente segreto più famoso.

In Spectre si fa un passo indietro, si ritorna cioè alle classiche avventure di James Bond ben architettate, con molta azione e conquiste amorose (due bond girl per Daniel Craig: Monica Bellucci e Léa Seydoux). Un’apprezzabile piano sequenza inziale fa ben sperare sull’andamento del film che, di fatto, regala più di due ore molto intense e partecipate. Collaudato il nuovo tandem della squadra, con M interpretato da Ralph Phiennes, Moneypenny da Naomie Harris e Q da Ben Whishaw. Manca però un tocco più profondo, come si era visto in Skyfall. James Bond scoprirà che la testa della piovra ha da sempre guidato i tentacoli, ovvero i grandi nemici che abbiamo visto nelle puntate precedenti: Le Chiffre di Casino Royale, Mr. White di Quantum of Solace e Raoul Silva di Skyfall. Così, le grandi perdite degli affetti di 007 sono dovute proprio a Ernst Stavro Blofeld, compresa la morte di M () che in questo ultimo film compare in un ultimo cameo.

Si usano, quindi, i soliti espedienti bondiani come la macchina super accessoriata, la bond girl che cede al fascino dell’agente. Momenti che danno ritmo e ironia al film, ma che rischiano di cadere nell’autocitazionismo scontato (vedere anche il gatto bianco e la cicatrice di Blofeld), rispetto a quello crepuscolare e introverso di Skyfall.

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